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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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veri di vilLaggi , pare che ne fosäero parec-chi altri oltre quelli ora edstenli di Te-stona, Peceto, Revigliasee, Cavoretto eS. Mauro. Testona poi era luogo ragguar-devole fino alla metä del secolo VIII, chefu distrutto dagli abitanti d: Chieri ; e dallesue rovine e dagli abitanti cacciatine sorseposcia Moncalieri ».

« Del resto questo Monferrato dato ori-ginariamenle ad Aleramo e alla sua fami-glia fu in breve preso ed nsurpato, comepare, da una parte dai vescovi e poi dalcomune di Torino , dall’alira dal coinunedi Chieri al tempo della prima indipen-denza dei coinuni italiani , un po’prima edun po’dopo del TI00. Allora questi colliperdettero il nome di Monferrato, che ri-mase solamente a quelli piü lontani daTorino e da Chieri , dove s'era mantenutala potenza d’ una delle famiglie Alerami-che. E quindi le guerro dei marchesi diMonferrato contro il comune di Chieri,quindi 1’ onore eh’ebbe questo d incon-trare prima le arrni di Federico Barba-rossa , vendicatore dei gran signori feudalicontro i coinuni, onore che ella pagö carocoll’incendio delle sue case, la rovina dellemura, la cacciata de’suoi cittadini. Ma sisa cou quanta perseveranza i cittadinid’allora lornassero alle loro mura distrultedallo straniero, e riediticassero le lorocittä. Quindi in breve risorse Chieri e ri-fiori piü secoli poi. La collina di Torino fu quindi tempestata di castelli e torridel comune o di parecchi de’suoi principalicittadini. Alcune di queste torri esistevanoancora ai tempi della nostra gioventü;una sola ne rimane ora, a memoria diquelle difese e guerre popolari e feudali ».

“ Datasi poi Chieri ai duclii di Savoja,giä principi del Piemonte , nel secolo XIV,cessarono tutte queste contese, e la colli-na di Torino diventö ormai soggiorno dipace, di rado disturbata ».

I marchesi di Monferrato sono una dellepiü illustri e potenli famiglie principescheche abbiano fiorilo in Ilalia nel medioevo. Essa mandö alle crociate piü eroi chenessun’altra casa sovrana d’Europa , re-gnö nel inedesimo tempo a Casale , in Tes-saglia ed a Gerusalemme , e lungamentecontese alla Casa di Savoja la signoria delPiemonte . La storia di questi marchesidurante il X e l’XI secolo e involta indense tenebre, ed intorno al marches^Ale-ramo, loro primogenitore, ebbe voga sinpresso la mela del secolo scorso un fa-voloso racconlo scrilto da fra Jacopo daAcqui nel 155/i, cioc circa Ire secoli e

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mezz'.o dopo la morte di quel marchese.Secoindo quella favola Aleramo, figlio didue nobili conjugi, iti in pellegrinaggiolaRoma o a S.Giacomo di Compostella, chenon si sa bene, sarebbe stato, appena nato,perduto od abbandonato da’ suoi genitorigiunti a Sezze nel contado d’Acqui, ov-verosia lasciato ad una nutrice che nonavrebbe saputo piü nuove di quegli amo-revolissimi. Cresciuto quel loro figliuolo conla prole della nutrice, andö a suo tempocogli altri militi del paese alEassedio diBrescia fatto dall’ imperatore Ottone I ;colä ei vide Adelaide, figliuola dell’im-peratore, l’amö e la rapi e seco nei inontiliguri superiormente ad Albenga la con-dusse e nascose. Per sostenere se mede-simo e la moglic e la prole avula da leis’acconcio ad esercilare il duro inestieredel carbonajo. In questo alrneno la favolae abbastanza morale, mentre avrebbe po-tulo, per fargli cansare povertä e fatica,metterlo a capo di qualche banda di il-luslri avventurieri e di fortunati briganti.Ma l’onestä trova largo compenso, ed eccoaccadere che un suo figliuolo, il quäle avevail nome dell avo malerno, certo per ispi-razione venuta al padre, incontrö la graziadel vescovo alhenganese, che ito a visilarelo stesso imperatore al cainpo che questiavea poslo per la seconda volta sotto lemura di Brescia , seco lo condusse comeun suo genliluomo; e quivi tante furonole prodezze del giovane Ottone , che l’im-peratore ordinö al vescovo di procurarsie di conninicargli sicure notizie intornoalla famiglia di lui, che dovea esser nobile,perocche come gentiluomo gli era statopresentato. Giunto il vescovo ad Albengacostrinse Aleramo a svelare tutto l’avve-nuto, di cui Aleramo avrä avuto cognizionenon si sa coine. e gli ottenne quindi dal-f imperatore medesimo il perdono di es-sere vissuto onestamente ignorato, non-che donazioni assai larghe in quel paesee nei dintorni di esso. Questo ammassodi favole e di conlraddizioni fu riportatoda slorici eziandio gravissimi.

In quella vece si rileva da documentiautenticiche Aleramo era figlio d’un conleGuglielmo. Il solo documento (Litta, Fa-mitjlie celebri Italiane , fase. 63), che ce lofaccia conoscere e 1’ atto di donazionedelle tre corti di Grazzano, Cirignano eCardalone, con tre poderi, falta dal figlionel 961 al monastero dei benedettini, cheera sotto il titolo di S. Salvatore, SantaMaria, S. Pietro e Santa Crislina. Ivi none nominalo ehe per indizio della pater-