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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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nilä di Aleramo, il quäle portando ii li-tolo di niarchese, indica il padre con quellodi conte. La famiglia professö legge sa-lica, il che e argoniento che fosse d’originefrancese , e difatti si narra che Guglieltnofosse uno dei condoltieri francesi condottiin Italia da Guido re di Provcnza, ducadi Spolelo, che nell’889 voleva spogliareBerengario I , marchese d’lvrea, del regnod’Italia ; nel quäl caso Gugiielmo e ripu-tato della slirpe de’ conti di Troves inSciampagna , famiglia in cui non furonosenza fiequenza i nomi di Guglielino edi Aleramo. Fra le tradizioni una e purquella che Guglielino appartenga allafamiglia degli stessi marchesi d’ Ivrea , dacui uscirono gli Ultimi re d'Italia spoglialidagFimperatori di Germania , e in ailorasarebbe comunc 1’origine, eome si vuolsupporre, coi conti di Savoja e coi contidi Valperga. Ma il doeumento del 912,che attribuiscelafondazione del rnonasterodi Grazzano a Guglielino, atto in cui sem-Brerebbe volersi provare la derivazionedi Guglielino dai marchesi d’lvrea, e nf-fatto incerto. Di piü la lontananza deitempi e la penuria dei documenti c’invitanoa contentarci della cognizione della di luiesislenza ne' principj del secolo IX. Iiperciö si abbandona anche l’opinione chepadre a Gugiielmo fosse un Guido di Be-rengario rc d’Italia nel 930, e che nellcdivisioni coi fralello Adalberlo niarchesed’lvrea, ricevesse le provincie che si chia-niarono il Monferralo. Il piü verosimilee dunque, seguendo le tracce indicatc dalMoriondo, che di qucstc gcnealogie moltosi occupö, che da questo Gugiielmo pro-ceda non una famiglia ma una ben popo-losa tribu che ordinariamenle in Picmontce detta stirpe Aleramica, la quäle fu for-midabile per potcnza durante alcuni se-coli. I discendenli di lui a poco a poco sidivisero in numero grande di fainiglie,che assunsero cognome dalle terre chepossedevano. — Tornandoad Aleramo, benpoco si sa delle sue azioni, e pare chefosse amico di chi fu potente, perche amoLottario, e costui avvelenato nel 930, amöil successore e rivale Berengario II , e que-sli vinto e fatto prigione nel 965, diventoamico di Ollone chiamato in Italia nel 961da una fazione che odiando in Bcrenjga-rio il procedere antepose un re gerraia-nico ad un nazionale. Cosi scriveva mellesue Famiglie celebri il nobile signor cointePompeo Litta, del 1847, in Milano . Biiso-gna riconosccre pcro in Aleramo il nne-rito di avcr piü volle rcspinli c rintamati

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i Saraccni nel loro Frassineto, scconuo inqueste imprese ad Arduino.

Da Guglielm) IV (1140) incomincia lastoria di questi marchesi a farsi chiaraed importante; egli piü d'ogni altro am.pliö i dominj del suo casato,e gli accrebberipulazione e grandezza.

Noi non ci arresteremo qui a tesserela Inriga storia delle gesta militari deimarchesi di Monferralo. che supererebbe dimolti i lümiti d’un articolo; quelle impresefruttarono a loro cerUmente gloria e do-minio, ma ben poche volle gloria all’Italia e prolitt o. Loslesso Gugiielmo IV,detto ilVecchio, lino dal 1184 tenne le parti diFederigo contro le cillä libere, e gli ri-mase fedele sino alla fine e fu suo con-sigliere; un Bonifazio II (1227) fu deipiü zelanli partigiani dell’imperatore du-ranle le guerre ch’ ebbe a sostenere con-tro i papi in Lombardia , e mostrossi ligiodel pari a Corrado IV . — Gugiielmo VII(1284), detto il Grande, strinse alleanzacon Carlo d’Angiö , al quäle schiuse la viaper entrare in Italia , e non cooperö collerepubbliche di Genova, di Pavia e d’Asli senon quando vide minacciati i proprj dominjdall’ ambizione di quello straniero. Egli equel desso che dopo di aver ingannato nel1279 i Della Torre giä signori di Milano rispose loro scusandosi « avere bensi pro-messo,ma non avere promesso di mantenerla promessa » e che da Riccardo conte diGlocester e da Alfonso X re di Casliglia,che ambidue si pretendevano imperalorieiet ti, fu creato vicario imperiale in Italia .Ma i comuni giä infestati da lui ne fecerovendetta: il popolo d’Alessandria , ch’egliavea tolta alla repubblica d’ Asti , lo feceprigioniero e chiuselo in una gabbia diferro, sostenendovelo diciasette mesi. GliAlessandrini temevano talmente i suoistratagemmi,che allorquando il videro mo-rire, sospettarono ciö fosse un’astuzia perisfuggire dalle loro mani, ne si tennerosicuri della sua morte se non dopo avergliversato del piombo fuso sulla faccia; po-scia lo seppellirono onorevolmente. — Gio-vanni Il Paleologo accompagnö nel 13851’ imperatore Carlo IV nella sua spedizionedi Toscana e di Roma , e fu Iargamente gui-derdonalo de’suoi servigj prestati in quellaed in altre occasioni. Egli stipendiö in Pro-venza un esercito mercenario, detto lacompagnia bianca, formato dalle truppeliceriziate dopo la pace tra la Francia elTnghilterra, e con quelle ladre masnadericondusse la vittoria sotto le sue ban-dicrc, ma semino le stragi e il terrorc in