Band 
[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
Seite
567
JPEG-Download
 

MON

la ciina del Segnale, ch'e tlcbito noslrocliiamare la ciina del Gnifetti: segucndola dirczione nordica s’ineontra dappoi perprima la Punta di Zumstein, che per ab-baglio il Saussure giudicö esse re la piüelevata: siegue seconda la punta ehe non haancora nome, ma che onnai e riconosciulaper la piüalta; ultima viene quella chia-mala Nord Eude, che coniunica eolla cimadi Jazi e si eonfonde in fine nel grandesistema delle alpi. Queste maggiori cimenon differiscono probabilmentc nella loroclevazione che per un dugenlo o trecentomelri; si alzano a grandi distanze all’in-torno di un innnenso allipiano legger-inente inclinato nella direzione di ponentea mezzodi. Le altre ininori cime dominanoquasi tullo il versante italiano , come sa-rebbero il Naso , la piramide di Vincent,la cima di Parrots , ecc. All’ occidente ilMonrosa eonlina col piccolo e grande Mon-ccrvino (Matterhorn ), al mezzodi col PizzoBianco e col monte Turin , al nord-est colmonte Moro, al nord colle valii di Zer-matt e Saas . Le punte oltuse sono copertedi neve; alcune delle acute sono nude inqualche breve intervallo estivo.

Tutte queste montagne si suddividonoc si trasforniano capricciosamente; i lorovcrsanli formano altretlaute valii, le qualialla loro volta si diramano e serpeggianoin molleplici direzioni: cosi nascono legrandi vallato di Gressoney, di Alagna edi Macugnaga nel Piemonle; di Staldenc di S. Nicola nel Vallese .

L’altezza della principale punta del Mon-rosa non pare ancora delinitivamenle fis-sala: essa e stata variamente calcolata aseconda dei diversi sistend nei quali ven-nero istiluiti icomputi eda seconda ezian-dio dei punti che furono scelti d’osserva-zione. Le osservazioni trigonometrichefalteda Zumstein (1) dalla punta che porta ilsuo nome, sono oggidi contestate: eglistabili l’elevazione maggiore del Monrosain 15,600 piedi, talche giusta la sua opi-nione questo monte sareLbe piii alto delmonte Bianco di circa 000 piedi. Dai piü

(1) II Monbianco era gib stato vinto, per cosi dire,da parecchie decine d’anni dalle guide di Chamounixc da Saussure, quando il Monrosa non era stalo ten-tato ancora. Son pochi anni che il fu da un giovaneabitarile di Torino , nalivo della val d’Esa , uria dellelalerali della val d’Aosta,ai fianchi del Monrosa. No-masi volgarmente La Pierre e piü proptiamenle Zum-stein nel dialetto di quella valle. Questo dialelto te-desco in questo solo angolo delle nostre alpi c unfenomcno singolare che fa credere ad alcuni sia quellapiccola popolazione un resto dei Goti la confinalidopo la conqnista d’ Italia per Belisario. ( I'raamentisul Piemonts )

MON 567

recenti studj falti coi mczzi barometrieirisulterebbe che dai calcoli di Zumsteindebb’essere fatta una larga sollrazione. Senon ehe, non potendo noi sapere se que-ste baromelriche osservazioni sieno statefatte piü o meno mediatamente su quelleregioni, e non essendo ancora a nostracognizione che sull'ultima cima del Mon-rosa sia stato portato un barometro, pos-siamo indurne che per ora i mezzi mistidi osservazione non ci obbligano ad ac-ccttare veruna decisione sopra questo pro-posito.

Dobbiamo tuüavia accennare che i si-gnori Schlagintvveit hanno nell’estate del1852 indirizzata all’ Institut di Francia una nota sulle delerminazioni baromelri-che falte sul monte Rosa ; ignoriamo an-cora se le loro sperienze sieno state falteproprio sull’ alla cima; in ogni caso essisarehbero i primi che l'avrebbero toccata.Adunque, giusta le loro osservazioni, i si-gnori Schlagintweit avrebbcro ottenutauna media di 4640 metri, mentre gli au-tori dell’ Opera Mc.su rc d’un Are du pa-rallele moyen aveano colle operazioni tri-gonometriclie iissala l’altezza del Monrosaa metri 4656 (Le Alpi che chujono VIta-lia, Torino 1845, vol. I, pag. 828). Lamedia Irigonometrica ottenuta dal coman-dante Deleros sarebbe di 4659.

Nella quasi assolula impossibilitä di toc-carne Leslrema cima a cagione dei ban-chi perpendicolari di neve e ghiaccio, delleirte rupi e delle voragini incominensurabili,gli amanti dei grandi speltacoli della na-tura trovano lultavia modo di soddisfarcalla loro curiositä vincendone i gioghi cir-costanti. Prendcndo le mosse da una dellevalii o del Sesia o dell’Ansa o del Lis, sipuö descrivere intorno al Monrosa un cer-chio, il quäle somministri unanozione per-fetta della giacitura, dei gioghi, delle valii,dei ghiacciai, di tutlo insomma l’orrore emagnilicenza del grand’alpe.

Sono raccomandate parecchie cautele eprovvedimenti necessarj a ebi vuole met-tersi in simili viaggi: occhiali azzurri,velo nero pel viso, calzature solide e mu-nile di punte aguzze, bastone con uncinoe stocco, fiasclietlo con rum o con acquaed aceto, valigia con entrovi di che sfa-marsi e coprirsi. Ollrecciö e d’ uopo chesuigrandi ghiacciaila guidacammini primae comunichi coi seguenti per mezzo diuna corda legata alle rispeltive cinture,affinche se mai uno venisse a porre un piedein fallo o a cadere in una fenditura delj ghiaccio il suo corpo venga trattenuto sul-