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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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e diflicile, ma richiede assai prudenza. Inun’ora c mezzo dalla valle si perviene adun’altura ove il ghiacciajo presenta una su-perficie unita e quasi orizzor.tale : il mezzopiü agevole per questa salita e quello diattenersi sempre alla cresta della murena.Arrivati sulla sommilä del piano, chia-inato con termine generale plateau , e po-slo in un immenso ricinto circolare, al-1’ intorno s’ alzano maestose le falde delMonrosa: a destra i ghiaeci e le rupi sisollevano nella direzione orientale e vannoa perdersi nei gioglii, sui quali l’arditoparroco Gnifetti, giusta la preziosa suanarrazione, ebbe a pernottare neH’ultimasua ascensione al gran monle. Rimpettoverso il nord il Monrosa mostra il suosupcrbo aspetto bianco in mezzo al quälecampeggia una enorme piramide nuda dicolore fra il cinereo ed il bruno indicalasotto il nome Die Nase. L’ altezza dellapunta di questa piramide e annolata nel-l'utile indiee di Durciin in 11,552 picdi,ovvero in metri 5087. Man mano che l’oc-chio si volge nella direzione occidentaleincontra le irte pendici tutte teinpestatedi frane, che con giusta proporzione ven-gono giü ingrossando ed offrendo nei loroconlini inferiori immensi macigniindiammira gli ulti ciglioni del Corno Rosso,luogo che scrvi alle osservazioni di Saus-sure ; inline 1’ escita della valle stessa diGressoney , che nei suo volgersi tortuosopare si sia chiusa alle spalle del viaggia*tore. Su quel gran piano s’incoinincia aprovare una penosa oppressione generatadal sentimcnto della solitudine e dal si-lenzio a cui dappoi e forza avvezzarsi.

A un singolare inganno va soggetto l’oc-chio colassü. Sembra che, salve le fessu-re, dal punto or ora indicato lino al Naso non ci vogliano che pochi minuli, lad-dove non s’impiega meno di un’ora e mez-zo. Riandando le leggi lisiche della rifra-zione terrestre, la curva di tragilto che1’ occhio deve percorrere per arrivare adun oggetto lontano, la densitä degli stratid’aria, la temperalura ed inline tutte lecircostanze che inodilicano la trasmissionedi luce, e facile lo spiegare le gravi dif-ferenze chß offrono le misure trigoneme-triche delfö alte cime dei monti. Gli eperciö che i calcoli sull’ elevazione delMonrosa, dai tempi di Saussure lino ainostri, offrono una oscillazione di risultalinon minoredi parecchie centinaja di metri.Giova perö aggiungere il fenomeno delquäle abbiam fatto menzione non avere cheun debolissimo rapporto colla rifrazione

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lerreslre e poter essere lalvolta soltantoun effetlo quasi interamente morale pro-dotto dalle immensitä delle proporzionidegli oggetti circostanti e dal nessun con-trasto di oggetti ben noli e famigliari allenostre pupilie.

Una noziGne intorno all’ indole , allastoria ed alle leggi dei ghiacciai vieneposta dalla lettura dei celebri autori Char-pentier, Agassiz , Collomb, Forbes , Ho-gard, ecc., nonche da quella di un opu-scolo pubblicato dal signor BarlolomeoGastaldi, contenente una traduzione di al-cun cRicerche ml periodo glaciale di Mar-tins e parecchie preziose osservazioni ori-ginale A questa teoria de’ ghiacciai nonconcorda sempre un’ altra teoria dellecorrenti, seguita da parecchi altri distintigeologhi, fra quali e nostro dovere di an-noverare il prof. cav. Angelo Sismonda .

In un’ altri gita molto piü lunga edardua nelle vicinanze del colle d’Ollen,il viaggiatore trova altri maggiori com-pensi nella piü maestosa ed ampia pro-porzione dello spettacolo che di lassü sipuü godere. II terrazzo dell’Ollen e forseil punto piü opportuno per la conlem-plazione del Monrosa. La lassitudine, ilsudore, il battere violento della letllpia,l’all'anno di rcspiro, tutti in una parola isintomi di stanchezza scompajono e vannoobbliati neU’iiupeto dell’emozione e dellasorpresa. Eli’ e una confusione indicibiledi monti, di valli, di burroni, di cime au-guste, di torrenti mugghianti. Precipizjincommensurabili sono dischiusi intornoali’osservatore; nei vicino ghiacciajo egliammira guglie svelte ed ardimentose, tor-ri, piramidi, caverne, castelli fantaslici,colonne sottili ed enormi pilastri senz’or-dine, senza riposo. Nei terribile silenziocircostante tratto tratto si ode in quellesolitudini un lungo gemito, un sommes-so grido che sembra quasi una interie-zione d’uomo afflitto o d’uomo che muore.A prima giunta nell’udire quel suono la-mentevole il viaggiatore prova una pro-fonda commozione, ma poi tcnendogli die-tro, ne scopre la vera causa, che sta nelloscorrere inquieto e rotto de’ pochi zam-pilli determinati dalla fusione di nevi enei loro inliltrarsi serpeggiando e bal-zando entro ai fori torluosi del gliiaccio.

Non e ancora molto tempo che fra gliabitanti di quelle valli corrcva la super-stiziosa credenza che su pei ghiacciai er-rassero le anime de’ trapassati gittandolamenti ed invocando le preghicre espia-trici de’ viventi. Questo fatto e ricordato