Band 
[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
Seite
571
JPEG-Download
 

MON

ncllo scritto del parroco Gnifetti, il quälecosi dice: « Si vedevano, alcuni anni sono,parecclii di questi valligiani partirsi dasei o sette miglia e piü lontano, e pere-grinare per queste lande ghiacciate driz-zando al Padre comune lunghe e pietosepreci, onde conseguire la liberazione diquelle anime sospirose, e per se stessila preservazione da pena cosi dura dopoil proprio trapasso ». Questa credenza eormai spenta.

A chi poi s’avanza piü in su verso ilprerutto giogo dell’ Hohlicht, la scenaappare sempre piü variata ed inlinita. 01-tre a molte cime del Monrosa s'ammiranoda quell’altezza lontane candide giogaje,una parte del monte Bianco , 1’ irsuta cre-sta del monte Turlo; dappertutto immen-se franc, irrompenti cascate e serpeggia-inenti di gliiacciai.

Tanto il parroco Gnifetti che il signorZumstein e Vincent passarono all’incircapel punto che or ora abbiaino descrilto,ne’ loro giganteschi tentativi per guada-gnare le sublimi vette del Rosa. Il Gni-fetti attraversö il ghiacciajo rasente ilprimo altipiano, e pervcnuto ad una cre-sta che divide due immensi gliiacciai, unolemlente Vei-so la valle di Alagna , l’altroverso la valle di Gressoney , vi si fermüla notte ad una elevazione di 2000 e piüpiedi sopra il livello del grad S. Bernar-do; il di seguente sali il secondo alti-piano ai piedi della punta di Vincent,quindi raggiunse il terzo, ed uno dei suoicompagni, il chierico Faririetti, piantöuna bandiera sulla punta del Segnale.

I signori Vincent e Zumstein dopo averpassato una notte all’ altezza di piü che11,000 piedi, arrivarono verso un’ora po-meridiana fino all’ultimo piano del Mon-rosa , che colassü si estcnde in maravi-gliosa estensione , coronato quasi circo-larmentc dalle principali punte. Ma lacima ch’essi volevano toccare era da unlato eretta a picco; dall’altro un banco dighiaccio conducevafin quasi alla sua estre-mita; se non che questo banco di ghiac-cio scendeva giü perpendicolare al mez-zodi verso Alagna ed alla loro sinistraera accompagnato da una enorme cre-paccia di un’ampiczza formidabile e diuna profonditä spaventosa. Per giungeredunque alla cima fu loro meslieri salircsul lembo di quel banco, a dritta e mancafiancheggiato da precipizj mortali.

II minatore ch’essi aveano condotto inloro coinpagnia si avanzo colla scure inmano per iscavare nel ghiaccio alcuni bu-

MON B71

chi ove appoggiar si potesse il piede =un cacciatore lo seguiva per isgombrareil passaggio dai frantumi lasciati dallascure del minatore; indi venivano il si-gnor Vincent ed il signor Zumstein: ibuchi o gradini erano scavati proprio sullacresta del banco, e la piccola carovanaprogrecliva lentainente quasi sospesa inaria: la piü leggiera vertigine, il menoinoscivolare equivalevano alla morte.

Quel tragitto costö loro tre ore di fa-tica e di angustia; 600 circa furono igradini ch’essi dovettero scavare davantiai loro passi.

11 signor dottore Zenone da Borgosesia dice, in un suo breve scritto, che uno deiprimi a salire il Monrosa e toccarne un’al-tezza non ancora guadagnata, fu il nie-dico Giordani fino dal 1801 ; questi os-servö alla maggiore elevazione da lui rag-giunta, che il suo polso dava 110 batlitial minuto.

Nei descrti di ghiaccio, comeson quellidel Monrosa, la mente del naturalista spa-zia sopra i problemi storici della geogra-fia fisica, e la immensita circostante portafino all’entusiasmo la facolta delle inge-gnose supposizioni; si contemplano e siseguono colla mente i massi erratici, chestaccati dalle cime dei continenti silruc-ciolano per le valli, e a forza di secolicorrono al mare. - Si pensa qua alla pro-gressione, colä al regresso de’ gliiacciai;si studiano le varie stratificazioni dellegiogaje e s’indaga se esse sono il pro-dotto de’ vulcani, d’ ignote convulsioni odi elettriche perturbazioni. Questi ed al-trettali dubbj si stanno investigando edin parte risolvendo da Agassis, Martins,Forbes, Sismonda, Charpentier, ecc. ( Gaz -zetta Piemontese , 1852, numeri 301-506).

Il sig. Parrot, in seguito alle osserva-zioni fatte da esso in compagnia delloZumstein, giudico potersi assegnare il li-rnite delle nevi perpetue sulla pcndicemeridionale del Monrosa a 9600 piedi, os-siano metri 3137. 95.

Fra gli autori che parlarono del Mon-rosa vanno ricordati Scheuchzer ( Iteraalpina , 1751), Grüner ( Traites sur lesglaciers de la Snissc ), Robilant ( Sur Pu-tilite des voyages dans son propre pays.Turin , 1790), De Saussure (Foyages dansles Alpes Neuchatel, 1796) ed Ebel ( Guida ).Tratlaronodelle valli adjacentia quest’alpeil Bertolotli ( Pellegrinazioni_, Fiaggio ai trelaghi ), Lizzoli ( Dipartimenlo delPAgogna.Milano , 1802), Sottile ( Quadro della Fal-sesia. Novara , 1810) e Rosina ( Osscrva-