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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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cppero i viaggiatori dovettero prenderenna nuova direfione supcrando all’ in-giro il Dnme-du-Gouler, passaggio irlodi scogli e di pericoli imminenti: massidi nevc indnrita stavano sospesi sopra latesta; sotto i piedi orribili abissi, immen-surabili all’occhio. Tracciare con asce epicconi un leggiero solco di alcuni pol-lici attraverso quei gliiacci e quelle neviindurite; trascinarsi boceone attaccati tuttidi lila gli uni agli altri. non e cosa pia-ccvole e faeile; pure lo dovettero fare lra-ve rso il Döme-du-Gouter per arrivare alpiccolo piano. Due guide aprivano la viatraendo l’americano che gli altri tre spin-gevano, e sempre tutti attaccati insieme.Le valanghe che ad ogni tratto si stac-cano e che ingojerebbero intere legioni,sono quelle che soprattutto incutono ti-more. Bisogna dunque superare il passag-gio senza rumore e il piü presto possi-bile. La carovana dovette meltere il piedesopra masse di neve rccentemente giü ca-dute colle v:\langlie.

Giunli vei-so mezzodi al grande alti-piano, fecero sosta, e dopo una refezionefccero osservare al signor Owens che ilMonte-Bianco accennava di velar la suatcsla di nubi, e che la bufera vi sofliavacon forza; che sarebbe dunque impossi-bile appressare iL suo punto culminante,non tanto a rnotivo del eattivo tempo,quanto perche il giorno sarebbe mancatoprima che nel ritorno avessero poluto re-stiluirsi almcno lino ai Grandi-Muli pernon esporsi al pericolo evidente di perire.

Anche questa volta tornarono infrut-tuose tutte le osservazioni. Le guide, seb-bene esperte e prudenti, vedendo quasimesse in dileggio le loro rimostranze dallaconismo del risoluto americano, si ri-misero in cammino e tirarono innanziaffrettatamente.

Ma non fu che a tre ore e mezzo chela carovana giunse alla sommitä dellaGrande-Cote , a 200 piedi al disotto delMonte-Bianco ed a 40 minuti di distanza.

Allora le guide si tennero in dovere diconsigliarsi fra esse, al fine d’avvisare aimezzi di coprire la loro responsabilitävegliando alla sicurezza del viaggiatorech’ era loro alfklato ed alla propria loroconservazione; perocche giü il sig. Owensa malgrado di tutta la sua intrepidezza edel suo sangue freddo avea perduto, percosi dire, l’uso dei sensi, ed era in predaad un sonno lelargico, lo che accade dalpiü al meno a quasi tutti i viaggiatorisolle vette delle monlagne ghiacciali.

STATf SARDl

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La bufera inoltre si faceva sempre piüfuriosa, il vento cacciava turJ>ini di neveche scanccllavano tutte le traccie, e gra-vemente incomodavano i viaggiatori get-tando contro la faccia loro lalde di nevee fiocclii di ghiaccio, da cui non valevanoa ripararli sufificientemente i fazzolettionde s’ eran coperta la testa. Fu decisoiinpcrlanto che si ritornerebbe indietrolestamente. Udendo tale decisione l’ardiloamericano non fece alcuna risposta, con-tentandosi di gettare un ultimo sguardosu quel liero gigante delle alpi e gua-tandolo biecaiuente.

Per non rallentare il cammino le guidefurono obbligate di portare 1’ americanoe di trarlo lino ben avanti nella discesa,dove l’aria divenuta piü abbondante, glife’ ripigliare aleun poco i sensi. Il suoviso eia abbrunito dal freddo coiue quellod’un negro.

Dopo aver superato, discendendo, lemedesime difficoltä e corso i medesimipericoli che aveano incontrati nell’ascen-dere, i viaggiatori pervennero ai Grandi-Muli a sei ore e mezzo di sera. IiC guideavrebbero voluto passarvi la seconda notteper non dirigersi a tentoni attraverso ilghiacciajo dei Bossoni,ina l’americano nonvolle. A metä strada sopravvenne la notte.Ch’era per snccedere nel seno de’ gliiacciin mezzo ad una notte delle piü oscure,con un viaggiatore di cui le guide eranoresponsabili ?

Avventurandosi a tentoni si correva ri-sico di sprofondarsi ad ogni istante entroabissi senza fondo. Decisero adunque dibivaccare appunto fra i gliiacci: il viag-giatore fu accosciato sulla scala e fra lecorde per guarenlirlo dall’ umidita, treguide si posero ai suoi lianchi mentrealtre due andavano innanzi per aprire esbarazzare una via presso a poco sicura;tale fu il mezzo che le guide impiegaronoper trarsi d’impaccio e preservare il viag-giatore da funesti accidenti.

A dieci ore e mezzo tutti arrivaronoalla Pierre-ä-VEchelle, dove poterono re-ficiarsi, e ne aveano gran bisogno, perripigliar animo e forze, abbenche tutti ipassaggi veramente pericolosi fossero su-perati. Poiclie essi non avevano piü a cam-minare sui gliiacci, si fermarono sino adun’ora del mattino per aspettare il levardella luna; linalmente tutta la carovanagiunse a Seiamoni a quattr’ore del mat-tino 5 settembre, sana e salva con grandesorpresa di tulti.

Qucsla cscursione veramente avventu-

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