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sopra il livello del mare, alla latitudincA4 0 4’ 3” e longiludine (mer. di Parigi )4“ B8’ 29”, presso le piü alle cime ovenasce la Vesubia tributaria della Tinea.
Lo bagnano a levantc il rivo della Ma-donna delle Finesire e a ponenle il Bor-reone, i quali s’uniscono inferionuentealFabitato.
Le principali produzioni del territoriosono il frumento, le patate, la meliga eil lieno.
Numeroso e il bestiame bovino, riechele selve di abeti e di larici e di selvag-giunie.
Il comune di S. Martino-Lantosca ha do-vizia di minerali: vi si Irovano calce car-bonala alabastrina, ramesolforato, piombosolforato, antracite, granilo bianco, quarzorubiginoso, biluine, asfalto, gneis e felcl-spato, ferro solforato, torba lihrosa, nnni-moliti fossili, arenaria verde, ecc. Lnngola strada che condnce al santuario ed alcolle delle Finestre v’ha una miniera d’ar-gento piombio e lilargirio.
Ai bisogni piü urgenti de’ poveri prov-veggono tre islitnli di beneficenza eil nnospedale; v’ hanno pure scuole pubhliche.
L’ahbondanza dei pascoli situati al-l’estremitä settentrionale della valle dellaVesubia indusse verso la meta del se-colo IN alcune povere fainiglie di Lan-tosca a fondare una colonia nel cenlrodel bacino bagnato da quel liume. Vi edi-ficarono un borgo cliiamato S. Martinodal noine del loro Santo patrono. Il coin-mercio del bestiame e delle lane che visi fece con prolilto accrehbe rapidamentela sua popolazione. ßaimondo Berenga-rio IV, conte di Provenza , accordö agliabitanti il privilegio di stabilirvi un’an-nua liera, in cui i merealanli della Pro-venza e del Piemonte vennero ad acqui«stare il bestiame da lana ed a venderele loro derrate. Al vanlaggio prodotto datali carnbj si unirono i prodolli agricoliottenuti dallo stabilimento dei Templari .Questi monaci-cavalieri vi acquistaronoconsiderevoli terre, s’ arricchirono coneslesi dissodamenti e il loro esempio aninn>la popolazione a cercare nella collura diun suolo vergine novelle sorgenti di pro-speritä. Una pia inspirazione mosse l’a-bate Ugo Regaldo a fondare presso al lagodel colle delle Finestre un ospizio de-stinato a soccorrere i pellegrini e i viag-giatori al difficile passaggio di quellamontagna. Egli vi fecc fabbricare un san-tuario dedicato alla Vergine delle Graziee decorato dalla statua moresca d’una
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Madonna trasportata, licesi, dalla Palesti-na. La sua fesla comucmoraliva celebrasiogni anno nel mese dbgoslo. Quando l’or-dine de’Templari fu soppresso, l’ospiziocolle sue dipendenze passe sotto la giu-risdizione del capilolo della cattedrale diNizza . Gli abitanti di S. Martino-Lantosca,divenuti ricclii e poteali, non vollero piüdipendere dal capoluogo; essi ottenneronel 1258, a sollecilazione di BcrtrandoGuigo, segretario di Carlo d’AngiöII, l’au-torizzazione di questo principe di reg-gersi con magistrati proprj. Nel 1305 ilmedesimo principe, avendo cliiamato allearmi le milizie delle valli della Bevera e della Vesubia per andar a difenderei suoi dominj in Piemonte , il luogodi ritrovo fu fissato nella borgata diS. Martino-Lantosca. Le schiere di Sospel-lo, arrivate appie del colle delle Finestre,ricusarono d’andar oltre, invocando i loroantichi privilegj di non poter esscre for-zate ad uscire^ dal contado di Nizza . 11siniscalco di Provenza , Riccardo di Gam-bateza, levö gli ostacoli dichiarando chela loro andata non sarebbe consideratache comc un atto di buona e lihera vo-lontä. Verso l’anno 4400 S. Martino-Lan-tosca, secondo che narra la tradizione,divenne il teatro di atroce avvenimento.Un gentiluomo di nomc Giacomo Aigieriaveva sollecitato dal conte di Savoja la si-gnoria d’una parle di questo territorio inpregiudizio dei privilegj del municipio; lapopolazione, estremamenle gelosa di con-servarli,vi si oppose. 11 curato della par-rocchia venne designato all’Aigieri comel’uomo che piü d’ogni altro avesse ccci-tato il popolo contro di lui, e 1’Aigierise ne vendicö. Mentre il curato percor-reva il villaggio rivestito degli abiti sa-cerdotali e porlanle il Santissimo Sacra-mento , 1’ Aigieri lo attese al passaggiod’una stradicciuola, ov’egli s’era messoin agguato in sembianza di mendicante,e lo pugnalö. L’assassino, per iscansareil furor popolare, prese la strada dei bo-schi, dove, dice la pia tradizione, fu cli-voralo dai lupi. Nelle guerre del 1793 iburroni c le valli della Vesubia , dellaTinea e del Varo vennero con grandegagliardia difese, contrastate, prese e ri-prese tra le truppe piemontesi ed i re-pubblicani di Francia .
S. MARTINO. Luogo nel territorio dellacittä di Fossano .
Venne infeudato con titolo baronile aiCelebrini di Fossano .
S. MARTINO PEROSA. Com. nel mand.