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[Volume secondo. Parte prima. Parte secunda.]
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SAN

Ne’iati setfentrionaleed occidenlale, trale tini diCavaglia, Saluzzola c Carisio miallipiano forma 1’eslrema falda dcl collochiamalo la Serra, dividcnte le provincied’Ivrea e di Biella: esso e eontornato dauna costa dolcemente inclinata che adostro e levante coltivasi a viti.

Verso maestrale del luogo di Santhiäuna catena di collinelte elevasi a mano amatio verso ponenle, intorno alle qualinella parte esposla a mezzodi facevano antempo Bella mosira di so molte ville ecasini, conosciute sollo il nome coinples-sivo di Schierano. Dietro quelle alturestendesi verso tramontana una pianuraclevala all’orizzonle delle medesime cheva poi declinando verso il territorio diSaluzzola e chiainavasi all re volte Bri-ganto ed ora Briango o Brianco: nellaquäl regione si scoperse sul finire del se-colo XVII una medaglia d’argenlo assairara, che presenta una tesla galeata e nelrovescio una lupa sopra cui sta scriltoRoma e nel fondo P. Satrianm.

Il coinune e bagnalo nella sua parlesellcnlrionale c nel lenimento di Vestignädal torrente Elvo; le Campagne vi sonoirrigate dal regio canale d’ Ivrea e daquello di Cigliano e in hreve tralto dallaroggia Cavallera derivata dall’Elvo.

Produce il suolo ogni specie di granie cereali, molto riso, legnamc e gelsi.

Queslo capo-mandamento possede untcatro, parecchio operc di heneficenza epubblichc scuole, nellc quali s’ insegnasino alla reltorica inclusivamenle.

Una casa di queslo borgo presenta in-dizj di remota anlichilä; ad essa era an-nessa una torre; essa fu lemporaria re-sidenza del duca di Savoja nel 1614.

Queslo borgo, chiamalo dai Romani Fi-cus viae longaej giä molto priina del re-gno dei Longobardi era il -luogo principalcdcl distretto degli Iclinndi, i quali eranodella gente dei Libici, e secondo alcuniavevano dato il nome di Sanctena a que-sto loro pago. I Romani vi stabilirono unamansione c vi edificarono un tempio adEsculapio. In Santhiä Carlo Magno accolsenell’801 gli ambasciatori di Harun e diAinurat. Alcuni scrittori narrano cheTeo-dolinda, regina dei Longobardi, fece edi-licare in questo borgo la chiesa di San-t’Agata sulle rovine di quella piü anticadi S. Stefano, giä erelta sulle rovine deltempio di Esculapio. Altri sostengono cheS. Agata e anteriore al secolo X ed eraudiziata sin da allora da canonici.

Santhiä prima de! secolo XII formava

STATl SAUDI

SAN 93»

un territorio diviso da quello di Vercelli c reggevasi a repubblica .

Verso il 1241 furono gli abitanti diSanthiä ascritli alla cittadinanza di Ver-celli e molti vercellesi vennero ad abi«taro in questo borgo.

Venne Santhiä sotto il dominio di CasaSavoja nel 1373. Molti furono poscia gli as-sedj e i disastri sostenuli da quesla piazza,e memorabili fra gli altri sono quelli dcl1554, del 1588, del 1611, del 1016 e qucllidel 1639 che durarono sino al 1644.

Santhiä era capo d’un capitanato cheaveva soggetta le terre di Cigliano, Can-delo, Recelto , Mongrando, Monformoso ,Bianze, Moncrivello, Saluzzola, Cerrionc,Zimone, Verrone, Benna, Masazza, Villadi Masazza, Castellengo, Villarboito, Cas-sinale, Greggio, Alice, Vianzino, Tronza-no. Crova, Asigliano, Salasco, Maglionc,Cavaglia, Dorzano, Ropolo, Viverone, SanDamiano, Giflenga, Ternengo, Buronzo,Baloceo e Bastia, Carisio, San Germano,Villareggio, Voltignec Casanova. Non sog-giacque inai ad aleun feudatario c rimasequesla lerra signora di se stessa sino allavendita del proprio feudo iätta al regiopatrimonio con alto di convenzione del1762, col pallo espresso che non potessemai infeudarsi salvo a principe di sanguoreale esi conservassc alla comunitä l’armagentilizia ed il trattamento signorile. Altempo dell’occupazione francese , nel 1801Santhiä divenne capo del terzo circonda-rio del dipartimento del Sesia . Ritornatine’ loro Stati i reali di Savoja fu creatocapo di mandamento.

Santhiä die i natali a pnrecchi uominiillustri, fra i quali al De Carbonala Gio-vanni, insigne chirurgo che nel XIII se-colo levo gran nome. di se in tutla laLombardia ; a Fonlana Marino, uno deipiü celebri oratori della sua etä (XVsecolo), morlo in odorc di santitä in unconvento di Vercelli ; a Belviso Gian Ste-fano, autore d’un Marlirologio dei sanlivercellesi, e di altre opere, morto nel1587; a Bclvisotti Lorenzo Maurizio , chenacquc nel 1686, vesti l’abito di Cappuc-cino nel 1716, assunse il nome di padreIgnazio di Santhiä , e mori in concetto disanto nel 1770; ed a Durandi Jacopo,nato nel 1739, morto nel 1817, uno de’piü eruditi illustratori della geograliae della storia del Piemonte . Fra le molteopere ch’cgli diede in luce, menzionere-iiio la seguente, come quella che riguardaappunto Santhiä, sua terra natale : Del-l’antica condizione del Fercellese e del-

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