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[Volume secondo. Parte prima. Parte secunda.]
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SAR

I! iilolo di cittä le venne conccdulo nel1469 da Fedei'ico III imperat. di Germania .

Le sono unite due frazioni chiamateSarzanello e Falcinello.

La superficie territoriale e di ettari 3200,

I confini di questo coinune sono damezzogiorno col mare, da ponente conAreola, Yezzani e Trebbiano, da tramon-tana con Albiano e Caprignola della To-scana , da levante con Fosdinovo e Cani*parola e col ducato di Massa e Carrara.

Deliziöse colline cingono Sarzana , lequali vanno declinando dai monti dellaLunigiana ; per un miglio e pur circon-dala dalle antiche mure.

II mare bagna questo comunenel luogodetto Spiaggia di Marinella ed ancheBocca di Magra.

La spiaggia e molto pescosa, ma nonsicura ai bastimenti fuorche in tempi dicalma.

Non molto lungi dalla cittä scorre ilfiume Magra che nasce nel territorio to-scano nel monte Orsario, e ingrossato dimolte acque si scarica nel mare pressoMonte Corvo.

Nella pianura di Marinella si trovanoalcune acque stagnanli.

Sui monti e sui colli del territorio sar-zanese hannovi strade praticabili in ognistagione.

ln un angolo posto a greco ergesi lafortezza di Sarzana , giä chiamala SantaFede e costrutta dai Pisani nel 1262; lariedilicava in forma quadrangolare Lo-renzo il Magnifico, con rotondi baluardie quattro elevati masebi; sotto Carlo VIII di P’rancia veniva ridotta allo stato at-tualc; ebiamasi ora la Citladella.

Le alture di questo territorio liannocopia di castagni e di pioppi; vi si tro-vano terre alte alla fabbricazione deimattoni e delle stoviglie e di certo stuccousato dai vetraj; vi son pure cave dipietra da calce, e vegetali che servonoalla composizione di alcune tinte.

Ferace ma ristretto e il suolo sarzane-sc, cosicche i suoi prodolti in cereali ba-stano appena per sei mesi dell’anno. Ilvino, la canapa, le granaglie e varie spe-cip di frutta sono i suoi prodolti.

E pur piccolissimo il numero del be-stiame che nasce in questo paese, ma viabbondano gli uccelli piii ricercati.

Due miniere di carbon fossile si tro-vano nel sarzanese, la prima estendesi daPian Paganello a Caniparola, la secondae nel piano di Castelnuovo, a due migliada Sarzana verso sud-est.

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Quallro porte ha Sarzana chiamate Ro-mana o Nuova nel lato orientale, Callarenel lato occidentale, al Mare verso mez-zodi ed ai Morti verso mezzanotte.

Quattro bastioni s’incontrano lungo lemura, detti Stella, Genovese, Testafortee S. Francesco.

Nel recinto della cittä sorgono duegrandi chiese, la cattedrale e la baltesi-male, e quattro oratorj; e nel suburbiodue conventi e due succursaii.

La cattedrale fu incominciata a costruirenel 1200 sulla pieve demolita di S. Ba-silio; credesi fosse ridotta a miglior formanel 1383; venne poi riedificala nel 1474,ristaurata, ampliata e riformata nel 1664sui disegno di Luca Carloni, milanese. 11soffilto di questo tempio e di legno in-tagliato nel 1670 dal pisano Giambelli.Sovrabbondano i marmi in tutto il tem-pio con sorprendente ricchezza.

In una cappella e il sepolcro di An-dreola, madre del ponlefice Nicolo V, fattoscolpire verso la metä del secolo XV dal*l’altro suo liglio Calandrini; in altra cap-pella, contigua alla sacrestia, presentasiuna grau macchina di sculture giä de-stinate per l’allar maggiore, che si sup-pongono state trasportateda Luni , e per-ciö d’un’antichilä assai remota.

Tra le dipinlure si distinguono quelledel Pucciardi-Barberi da Fosdinovo, deiBaratta, dei Crespi, del Solimene, di Si-gismondo Betti e di Domenico Fiasella detto il Sarzana .

L’altra chiesa, cioe quella di Sant’An-drea, avea anticamente il titolo di pieve.

Fuori della porta dei Morti stanno ilconvento e la chiesa di S. Francesco;quest’ullima possiede una tavola del Lan-franchi e due sepolcri in marmo, del se-colo XIV, cioe l’avello Malaspina e quellodi Guarnerio, figliuolo naturale del ghi-bellino Castruccio Intelminelli signore diLucca.

In Sarzana vogliono essere visitati ilcodice Pallavicino, che si conserva nel-l’archivio capilolare del duomo, ed alcunereliquie riposte in una cappella della cat-tedrale medesima. Il codice Pallavicino escritto in pergamena, data dal 1226 e fucompilalo dal vescovo lunense GuglielmoPallavicini per ordine di Alberto mar-chese Pallavicini,vicario imperiale in tuttala Lunigiana; esso contiene molli atti no-tarili, diplomi imperiali ed altre preziosescritture concernenti la chiesa di Luni , lequali da Innocenzo VIII vennero auten-licate. Le reliquie sono un pezzo di velo