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[Volume secondo. Parte prima. Parte secunda.]
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alcuni raeeoglitori di palrie meniorie, Iraquali a seguo di onore e riconoscenzaricordiamo il professore Camillo Alliaudicd il nolajo e segreiario dol niunicipio diPinasca Giuseppe Luigi Peisina.

Originf. de’Vai.desi. — Le qncslioni in-lorno alla origine de’ Valdesi, alle tras-inigrazioni, alle vicende ed alla lilnrgialoro, giusta i diversi lempi e le diversecondizioni sociali, sono mollCplici e dis-paratissime; laiche non sarebbe eerla-nieiile agevole cosa il Icutarnc Io ae-eordo.

Alcuni prelenderelibero, il Musion I'r.iquesli, (die lino dai giorni di papa Sil-vestro una colonia di pcrseguili si ri-fuggiasse fra l’Alpi Cozie e desse originea’ Valdesi, di che pariiamo. « Solto De-eio e Valeriano , scriv’egli, nel tcr/.o sc-colo molle e gravi persecuzioni disper-scro un grau numero di fedeli «die cer-carono nel mezzodi della Franeia e nelnord dcU’Ilalia un rieovero per enlro ailuoglii pid remoli ».

Da cid, secondo l’opinione di quesloscriltore « ebbero origine quelli che oggidisi chiamano Valdesi raceolli nel seno diquelle valli che separano l’llalia dallaFraneia, alle quali diedero o dalle qualirieevellero il nome. Conchiude poi che sea questa (radizione non si voglia concc-dere il vnlore di un monuinenlo storico,si dovrä sempre ritrarre da essa un ar-gomeulo di aniichilä remotissima. InveceGiovanni Lcgero, allro storico valdese, ri-pele la separazione de’ suoi dalla chiesannnana da Claudio di nazione inglese ,ehe sul principio del seeolo nono in ar(dvescovo di Torino : ed anche il Peyranminislro valdese interrogato da Napoleonc,quando chiese agli inviali delle valli l’o-ligine del cullo loro, rispondeva: « Cheaveano comincialo a formare una chiesaindipendente dopo Claudio veseovo di To-rino dell’anno 820. » Pnrccehi altri poi elia quesli lulti gli Seriftori caltolici, ine.ipo a’ quali e giuslo di porre monsignorCharvaz arcivescovo di Genova c prima vc-si'ovo di Pinerolo , non l'anno ascendere l’o-rigiue de’Valdesi sopra l'ela di Pielro Valdoligiio di ricco merealanlc lionese, origi-nario di Valdes citia di Fiandra, o di Vaud borgala ne popolosa, ne mollo discosla daLiane.

Tra gli allri falli narrasi che Pietro,eolpilo dalla morle repenlina di im amicosuo, vendesse ogni possedimenlo e dispen-sasse a’ poveri Uitto il suo avero, indilaccogliesse d’intomo a se un gran nu-

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mem di seguaci e predicasse loro Ja po-verla volontaria, adoperandosi, dic^va eglicon oiö, a richiamare i rredenli alla pu-rezza delle insliluzioni apostoliehe.

La forma singolare delle vesli e inispecial maniera della calzalura adollata,per cui si chiamarono Sabbalali, Insab-balali o Sabbalensi, e le nuove praticheintrodotle, fu serilto, che provocasseroP opposizione dell’arcivescovo di q.uellacillä e per csso del ponlclice, cui dap-prineipio il medesimo Pielro era ricorso,pendie approvasse i nuovi ordinamenli in-trodolli nella sua scuola. 11 pontefice in-vece li condannö: ond’ e che questi po-veri di L in ne, cosi li chiamavauo, co-slrelli a dipartirsi dalla ualiva loro citia,si dispersem quinei e qiiindi per l’ltaliae la Franeia, e si apposlarono massiina-mculc nelle valli di Angrogna, Pcrosa,.Sammarlino e Pragellato.

A questa opinione, oh’e la sola contc-slala da irrefragrahili monumenti, suffra-gano i crilici cd i moderui sloriei piii ac-credilali del proleslaulismo. Lo Schmidt,scrivendo al Muston, esprimevasi dellamaniera che segne: « lo credo che lachiesa valdese per rendersi gloriosa nonabhia meslieri di far preeedere da un’e-poca favolosa il suo periodo storico, risa-lendo lino agli aposloli. •>

«Mi sembra meritcvole di rispello co-munque non rinela la sua origine che daun semplice laico di Lione, la cui pietä,moderazione, coraggio possono servirci diesempio. Gli sloriei ecclcsiastici piü rag-guardevoli dell’Alemagna , Gieseler eNeander, da lungo tempo riininciaronoall’ opinione della discendenza aposlolicadei Valdesi ».

“ Eglino derivano il loro nascimento daValdo ." Voi, soggiugneva al Muston, ad -dueete I’ ordinainento di Oltone {V nel1209, c conchiiuletc che i Valdesi,dove-vano essere numerosi ed anlichi nelle val-latc aipigiane. iVtiiucrosi vi si coucedaper quantunque a rigore si potessc con-loslarlo; nia anlichi j eine piü anlichi diValdo, io nol penso. Attendetc: Valdo co-mincia l’opera sua a Lione verso il 1170;novanni appresso provoca da papa Alcs-sandro l’autorila di predicare; cinque annidopo, eioc del -1184 Lucio 111 eimma sen-tenza di seomunica c.onlro a’ suoi disee-poli.

«Dal 1184 al 1209 vi corrono 25 anni,o piutloslo 59 dal 1170 al 1209 ein que-slo spazio di leinpo i Valdesi polevano,come in elTetti lo fecero, diffondersi assal