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PIS
Inlervalla viae fessis praestare videtur
Qui notat inscriptus millia crebra lapis.
(Itiner. Lib, II.)
Forse ad una di queste colonne miliaritra Pisa ed il suo porto, spettava quellaillustrata dal prof. Chimentelli nella suaopera de Honore Bisellii, da esso lui tro-vata atterata nel portico della chiesa diS. Pietro in Grado, presso la stradafra Pisa e Livorno , indicante appuntola distanza di 4 miglia da Pisa e non daRoma .
Ma lo seopo principale della gita diRulilio da Porto Pisano, ossia dal paesedi Triturrita a Pisa , fu ad oggetto spe-ciahnente di visitare la statua che i Pisani innolznlo avevano al suo padre ClaudioNumaziano, in benemerenza di avere bengovernato quella popolazione, mentre fupreside o consolare della Toscana , sottogli Ultimi hnperatori d’Occidente.
2, Pisa sotto il dominio de’ Gotie de’ Longobardl
L’ultimo addio a Pisa romana lo diedeperciö Rulilio IN’umaziano, quando egliverso il 416 o 420 fuggiva per mnre daRoma , minacciata di diventare preda divai ie orde di barbari, che irrompevano«lulle Alpi nellTtalia; per modo che dallepoche parole scritte di Pisa (ivi) si com-prende che sotto questa cittä coiifluivasempre il Serchio nell’Arno, come ali’etädi Strabone , e forse anche a quella diArislolile.
Che se in Pisa non si montenne in se-guito la sede costante dei suoi prefetli,ossia dei capi della Toscana provincia,essa per altro conservava molto dell’ an-tico lustro, siccome lo diede a conoscereNumaziano stesso, tosto che i Pisani , adimitazione di Roma , costumarono erigerestatue in pubblieo agli uomini piü bene-meriii della loro patria.
II feroce Attila con i suoi Unni avevaportalo la desolazione nell’alta Italia (452)e minacciava Roma miracolosamente soe-corsa dal Santo pontefice Leone il Gran-de, quando un’ altra razza di barbari(gli Eruli) avendo alla loro testa Odoacre (476) distrussero in Italia l’iinpero d’Oc-cidente , finche 16 anni dopo vi capitö ilre Teodorico ehe costrinse Odoacre (493)a eedere a lui il regno, facendo di Ra-venna la sua capitale ed una novellaRoma .
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Dalle lettere scritte dal suo segretaräoCassiodoro si rileva che sotto il governodei re Teodorico la marina d’Italia , siamercantile sia da guerra, era giä in deca-denza ; e che quel re inlendesse a rimet-terla in piedi per für fronte alle forzenavali degl’imperatori Greci o d’Oriente.In visla di ciö egli ordinö che nei portid'Itaüa si costruissero mille galere o dro-motii, suscettibili non solo di trasportarele mercanzie, ma di opporsi ancora ai na-vigli da guerra de’nemici, e nel tempostesso comandö al prefetto marittimo diriunire sollecitamente un numero di ma-rinari, per servire al detto equipaggio,escludendo i pescatori. A favorire l’indu-stria poi de’ pescatori appella un’altra let-tera di Cassiodoro diretta a nome dei reTeodorico al prefetto marittimo, cui co-mandava di far togliere di mezzo in al-cuni dei fiumi d’Ilulia le siepi atte a ser-vire di ostacolo ed impedire il passo allebarche pescherecce, nominando special-mente i fiumi Mincio, Oglio, Arno, Ser-chio e Tevere .
Daquesto passo (Epist. Farior,, Libr. V,N.° 20) molti dotti arguirono che a quellaetä il fiume Serchio non solo fosse navi-gabile, ma <rhe fino d’allora avesse uncorso suo proprio sino al mare. Per altrole parole di quella lettern non bastano adecidere il doppio quesito, e che il Ser-chio fosse navigabile, e che allora avesseil suo sbocco direttamente nel mare Me-diterraneo, siccome non sboccavano finod’allora nel mare Adriatieo ne il fiumeMincio, ne il fiutne Oglio . Che se in quellaIetteru non fu nominato il Pö, fiume alcerto navigabile ed il maggiore di tuttaItalia , io tengo per fermo che ciö fosseperche inulilmente si pote comprenderefra quelli cui sia impossibile di opporgliostacoli di sorta in serre, siepi o altrepescaje,
Mancato perö nel 526 il grau Teodo-rico , le risorse marittime al pari di moltealtre opere terrestri ordinale da quel be-nemerito principe, manearono a Pisa e datutta Italia sotto i re Goti suoi suceessori,laiche non fu difficile l’impresa dei Greci,comandati prima da Belisario poi da Nar-sete, di riconquistare gran parte della no-stra penisola.
Pisa frattanto con il restante della To-scana era sempre in potere de’Goti, quandoNarsete riporlö nell’ Umbria la vittoriamaggiore sopra il re Totila , che vi restöucciso. Tutte le cittä della Toscana apri-rono le loro porte al generale dell’imp. Gin -