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di Pistoja a quella di Modena , passandoper Lizznno nel Frignano, sulla schien«dell’Appennino , cioe per Palle di Lamala,Serragono, Trentino , Rechetta , Pal-di-Sasso sulla Scollenna e di lä per Faulte,fino a Balungala ed a Modena , o per al-tri luoghi, per le quali ad ambi le partipiaeesse meglio tracciarla. La quäle stradasia fatta sicura per comodo dei mercanlie per il piü agevole e pronto trasportodelle mercanzie fra i Coinuni di Pistoja e di Modena , salvi gli antichi diritti do-ganoli, senza che questi perö siano autnen-taii nel Modanese, come sarebbe pressoSerragono e presso la Rocchetta di Sco-piano {sic), ece.
Kella stessa concordia si rammenta ilpotestä di Pistoja coi suoi giudici colla-terali, come anche lo statuto di detta citta.— V, Catigliano, Comunita e Lizzano.
Frattanto nel -1207 i Pistojesi dovevanoavere cambiato partito, stante che nel 1207cra loro potestä il gnelfo Puganello daPorcari , quello stesso che nei primi dueanni di quello stesso secolo aveva esercitatol’istesso uffizio nella guelfissiina Firenze ,anche innanzi che aecadesse la trngica finedel Buondelmonte.
Che i Pistojesi perö tornassero ul par-tito antico, lo dimostra la battaglia diMontaperto, dove combatterono nelle filede’ghihellini, ne tornarono guelli se nondopo la morte del re Manfredi , accadutanel 1266 a Benevento , Infatti il priinopotestä gnelfo che i Pistojesi elessero nel1267 fu un Cancellieri di Pistoja , il quälene! 4 maggio di detto anno, entrö in ca-rica, previo il giurainento di fedeltä cheegli presto nella cattedrale ai consiglieiidel Comune, al re Carlo d’ Angiö ed nllaregina Beatrice sua consorte, in niano aldelegato regio Roberto di Laven. (PadreZaccaria, Anedd. pist, e Arch. Dipl.Fior., Carte dell’ opera di S. Jacopo diPistoja ).
Infatti nell’anno stesso, 1267, nel giornodi Pasqua , il gnelfo conte Guido Guerradi Dovadola entrö in Firenze alla testadelle truppe Angioine, eletto in vicariogenerale della Toscana , a noine dello stessore Carlo, proteltore de’guelfi.
Arroge a ciö una lettera del 7 gennajo1270, diretta da Kapoli da que! re al conteGuido Guerra suo vicario generale in To-scana , affinche fossero restituite due milalire tornesi imprestate dal Comune di Pi-stoja alla Camera regia, commendandonel tempo stesso la fedeltä e devozionede’Pistojesi alla ehiesa romamu ed al par-
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tito gnelfo. (Loc. cit. Carle dell’opera diS. Jacopo di Pistoja ).
Gioverä qni citare un docnmento del 16febbraio 1282, il quäle sla a parer mio adistruggere la tradizione riportata nellesue storie Pistojesi dal Salvi, dal Fiora-vanti e da qualche altro dotto piii mo-derno abbracciata, col dire che nel 1270i Pistojesi scavarono ad una cava d’oro ed’argento scoperta nel popolo di Pnma.no,incominciaudo tosto a eoniare monete,senza dfre che fra !e migliaja di perga-mene spettanti a questa cittä, niuna diquel tempo ne dei tempi posteriori fa men-zione di monete pistojesi, per cui ho giu-dicato a proposito, relativamente al tempo,di riportare I’ istrumento del 16 febbrajo1282, rogato in Pistoja , e riguardante unaconfessione di denuri ricevuli a nnituo daTano del fu Cino da Pistoja , con l’obbligodi restituirli dopo due mesi al mutuanteMarco, del fu Gallito, neile seguenli mo-nete INR.), cioe un fiorino d'oro (di Fi-renze); un Ittcchese d’oro (di Lucca );quattro lucchesi di argento (idem)jetrt;aquilini d'argento (di Pisa ); i quali aqui-lini in un contratto del 5 nprile 1287(ü>i), furono conteggiati, egualmente che igrossi pisani, 28 denari per ogni aquilino.Inoltre con altro istrumento del 9 marzo1282, scritto in Pistoja , un tal Confortodi Buonagiunta aveva ricevuto a mutuoda ser Gherardo di Lazzaro lire sei e soldicinque in tanti grossi d’argento, a ragionedi 28 danari per ogni grosso ; mentre nel-l’anno stesso 1282, ai 27 giugno altrascrittura del 27 giugno, tratta della ven-dita fatta in Pistoja di alcune terre perla Valuta di lire 86 pagate in tanti guelfigrossi di danari 24 1’ mio, ed uno istru-mento del 5 febbrajo 1285 tratta di unmutuo di lire 9 e dali in tanti guelfi agiglio del valore di soldi due per ognunodi questi guelfi.
Dai documenti pertanto qui sopra nonsolo non apparisce alcuna moneta pisto-jese, ma ancora si manifesla la Valutacorrispondente degli aquilini d’ argento,dei guelfi grossi, non erano diversi daiguelfi a giglio, essendo quelli del valore di24 danari, ossia di soldi due al pari diquesti Ultimi, che corrispondevano al popo-lino o piccolo fiorino coniato in Firenze verso queH’etä. {Loc. cit. Carte clelioperadi S. Jacopo di Pistoja ed altre).
Frattanto riprendendo la parte istorica,si presenta all’anno 1274 una delibera-zione fatta H 31 oltobre dal consiglio ge-neral« de’600 di quel Comune, che ordina