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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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la rudiozione dai libi'i delhi decime di unacasa posta in Pistoja , perche compratadai frati Serviti di questa cittä, oomeesenti da talc imposizione. ( Loc. cit. Cartede’frati Serviti di Pistoja ).

Anche un’altra deliberazione del 5 mag-gio -1287 il potestä ed i eamarlirghi delComune di Pistoja stabilirono i! censi-inenlo di quell’anno a lire 3. -10 per lacittä ed a lire 5.13 per il contado pisto-jese. (Loc. cit. Carte de’frati Mgostinianidi Pistoja ).

Codesto documento giova inoltre a farconoscere I’uso dei Pislojesi innanzi il 1287introdotlo del catasto, ossia della predialeda pagarsi dai possidenti di Pistoja e dalsuo contado, inentre un altro istrumentodel l.^aprile 1281 tende a schiarire il si-stema governativo della stessa citta, doveoltre il potestä, il capitano del popolo egli anziani con due consigii, nno dei no-tabili flssato a 40 e I’ altro generale, mavariabile, inentre nel 1274 componcvasidi G00 cittadini , e nel 1301 e 1302 era

rislretto a soll 300 persone. _ V. Ar-

timiso.

Che Pistoja perö sino al principio delsecolo XIV si reggesse a parte gitelfa,Io danno a conoscere i potestä forestieriche vi furono chiarnati, tale fu un lioni-fasio Lupi seniore, march. di Soragna,che resse in Pistoja nel 1293, surrogatonel 1294- dal celebre guelfo fiorentino Gio-vanni della Bella, un anno innanzi che en-trasse tra i priori della signoria di Firenze ,dove riforniö in gran parte quello stato,introducendo fra i priori il primo gonfa-loniere di ginstizia. (Loc. cit. Carte delman. di S. Michele di Pistoja e dell’operadi S. Jacopo).

Ma l’uffizio di potestä esereitato in Pi-stoja da Giano della Bella, cui successenel 1295 altro fiorentino potestä in Manettodegli Scali e nel 1300 al nobile guelfoScolajo de’ Giandonali , sembra che fosseforiero di seiagure e di vendette eittadine,alle quali, aveva servito di scala un de-litto sacrilego, commesso l'anno 1293, daquel Vaiini Fucci che fu

Ladro alla sagrestia de’belli arredi

e che portö a Pistoja ed alla Toscana tutta nuove seiagure, risuscitando ne’ghi-bellini la parte Bianca e nei guelfi laparte [Vera,

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3. PläTOJA DlLL’ORlGiTtE DEI RlANCHI B SN'eRIFtNO ALLA MORTEDI CvSTRECCIO AtNTELMl.NELLI.

Poco innanzi che terminasse il seco-lo XIII, accade una specie di pace tra iPistojesi ed i Bolognesi, mediante un trat-tato del 14 noveinbre 1298 , alla qua-l’epoca appunto, coincide l’apertura dellaslrada che per il Reno superiore, condueealla Porretta e di lä a Bologna, e cheoggi si c aperta piu comoda per la Col-lina e la Liinentra da una societä anonima,

Frattnnto una delle piü rieche e pre-potenti famiglie di Pistoja della casa Can-cellieri, derivnta probabilmente da quelRaniero di Cancelliero o Cancellieri, ci-tato da una menibrana dell’Opera di San-t’Jacopo dell’ll ottobre 1246. Allora co-testa famiglia soprastava a tutte le altreper forti possessi e per estese parentele,sieche tutli i grandi di altre stirpi, tantoin cittä come in contado, gli si dimostra-vano conte soggetti, Ora accade nel 1300,che un giovane di quella razza, trovan-dosi con altri consorti ad una taverna,riscaldato forse dai vino e dal giuoco in-fatuato, oltraggiö e percosse uno de’suoiconsorti. Il quäle non potendosi quivi ri-cattare, partissi dalla taverna con anintodi vendicarsi ; ed infalti, la sera stessasi vendicö contro un fratello deH’olfensorenel tetnpo che egli passava dalla strada,e sconciandolo assai malamente di ferronel viso, oltre l’avergli tagliato quasi perintiero una tnano.

Allora il padre ed i fratelli di quel fe-ritore, supponendo di uscire dalla briga,risolvettero di inviare cotesto feritore allostesso Cancellieri, padre del primo offen-sore e del fratello di Ini ferito, con facoltädi fare del feritore inviato ciö che piupiacesse, rammenlandogii nel tempo stessola parentela, onde gü usassero qualcheumanitä. Ma il Cancellieri padre ed i figlisuoi esacerbati contro il sciagurato gio-vane io trassero spietatamente in una stallae quivi uno dei fratelli del ferito Cancel-lieri crudelmente tagliö snlla mangiatojade’ cavalli al giovane sciagurato quellamauo con la quäle aveva quasi mozzo lamano del fratello, e diedegii un colpo disciaboia nel viso e nel lato medesimo doveegli aveva ferito il germano; dopo di chefu rimandato in tal guisa deforme al suopadre, congedandolo con queste acerbis-sime parole: Che le itigiurie si purgavanocol sangue.