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Tale fu la storia lagrimerole che diedeprincipio alla divisione di due famiglie, lequali propagatasi fra quell! della cittä econtado, seguitarono con atroci vendettenon solo in Pistoja,, ma in Firenze ed inmolti altri luoghi della Toscana per ilcorso d'intiere generazioni.
La gtierra privata si cominciö aspra daprimo fra quelli della casn Cancellieri econsorti, la quäle si divise in due fazioniardentissiine, quella della Parle Biancache prese a difendere i Cancellieri dettavendicativi o della mangiatoja, e quellidella Parte Nera, spettanti in origine allafainiglia che diede la prima Io sfregio al-l’altra prosapia con lo sfregio sul visu, equasi mozzare la mano all'altro Cancel-lieri; e tanto si moltiplicarono ie divi—sioni e le rappresaglie che non rimasein Pistoja ne nel suo contado, e perfinodella montagna pistojese, inaschio o fem-mina di qualsiasi classe, che divisa nonfosse e che non tenesse con la ParteBianca o Nera. La prima pertanto fecerivivere piü feroce che prima la fazioneghibellina non solo in Pistoja, ma in Fi-renze, in Lucca, in Pisa, in Prato , inSiena e per quasi tutta Italia , mentre laNera richiamö in vigore la fazione guelfaopposta alla ghibellina.
In conseguenza di cotesto tragico pro-cedere si puö dire, che la prima metä delsecolo XIV fu la piü lacrimevole dellastoria pistojese, nella quäle i suoi citta-dini piuttosto che a difesa della causamunicipale e del proprio paese, strozia-vansi fra loro acerbamente nell’ avere enella persona, onde secondare la prepo-tenza dei loro inagnnti, dai quali i villicierano tenuti come servi di gleba, piuttostoche come fedeli e loro amici. (Juindi ac-cadeva che la parte vincitrice arbitraria-mente caceiava in esilio la vinta, rapiva,coniiscava i suoi beni ed incendiava Ieloro case.
A tale inumanitä erano giunti gii animidi quei popoli che il vescovo TommasoAndrei di Casole , nel di 8 di giugno del4301, ancora vivente, scrisse lettere'enci-cliche a tutti i pievani della sua diocesi,aflinche i rivoltosi dell’ uno e dell’ altropartito, tanto secolari, come ecclesiastici,si astenessero da occupare i beni altrui,spettanti specialmente a stabilimenti pii.
Cotesta enciclica coincide con la rifor-ma deliberata dal capo degli anziani e daiconsiglieri del Com. di Pistoja , di affidareper il tempo di tre anni avvenire allasignoria di Firenze , la nomina del loro
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potestä e del cnpitano del popolo. Infatti,i Fiorentini nell’anno 4301, erano quasii signori di Pistoja , quindi i capi dellaparte ghibellina o Bianca, proposero dicncciare di cittä la parte avversa, percui P Alighieri fece dire al ladro de'belliarredi:
Apri gli orecchi al mio annunzio, ed odi:Pistoja pria di Neri si dimagra ;
Poi Firenze rinnova genti e mocli.
Volendo il poetä riferire in quell’ultimoverso, che Firenze cambiando partito edadottando i Bianchi e Neri di Pistoja ,rinnovö genti e modi di governare.
Infatti, la cacciata de’Neri da Pistoja ,accadde nel 28 maggio dello stesso anno4304, vale a dire, undici giorni innanzil’enciclica dei santo vescovo pistojese Tom-roaso Andrei, ai pievani della sua diocesi, edue mesi innanzi che venisse in Italia, Carlodi Valois, chiamatovi da Bonifazio VIII ,e passato tosto con Ie sue genti a Firen-ze , dove mostrossi propenso a favorire iguelfi della parte Nera, anzi che i ghi-belüni della Bianca.
E perche la parte Nera rimase in Fi-renze ed in Pistoja vincitrice, FAlighieriche trovavasi nel nutnero de’vinti si ven-dicö col mettere nel suo Inferno il pont.Bonifazio, col maledire la Palria e Pi-stoja stessa in piü d’un’oceasione ad ontache caritä lo stringesse del nutio loco,egli ebbe a dire della prima (Canto XXVI),
Godi Firenze, poichs sei si gründeChe per mare e per terra hatli l’ali,
E per lo inferno il tuo nome si spande,
e rispetto alla seconda nel canto prece-dente (XXV) riferendo al ladro Vanni Fucci,diceva:
Jh Pistoja, Pistoja , che non stanziD’incenerarti si che piü non duri,Poiche in mal far lo tuo serne avanzi?Per tutti i cerchi dell’ inferno oscuriSpirti non vidi in Dio tanto superbo,Non quel che cadde a Tebe giü de’muri.
ln mezzo a tanti trambusti il Comunedi Pistoja con partito del 40 luglio 4304,approvö la riformagione seguente, chegli uffiziali deti’ Opera di S. Jaeopo som-ministrassero il denaro opportuno ai de-putati destinati dal Comune a far rifarela chiesa di S. Gio. Battista Rotondo,I* anlico battistero, giä detto di S. Gio-