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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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vnnni in Corte, dove fino del 1256 erastato rifatto il sacro fönte. (Loc. cit, Carledi della Opera). — V. qui appresso l’Art.Edifizii sacri ur Pistoja .

Fu ordine di Carlo di Valois , di rifor-mare in Pistoja il governo a parte Diera,contuttociö, Ia signoria di Firenze nel430-1, aveva ordinato una cavaicata di suetruppe sopra detta cittä, perche si man-teneva sempre o era tornata a parte Bianca,quando nel detto anno 1302, si uni conle truppe lucchesi e diede il guasto per moltigiorni al suo contado, avvicinandosi unirtiglio alla cittä, innanzi di oltrepassarlaper salire sul poggio di Serravalle all’as-sedio di quel castello, nel tempo che unaparte di quelle truppe avviossi verso Lar-ciano, posto nel fianco meridionale deiMonti di sotto, e quasi nel tempo stessoche un’altra mano di soldati si arrestödavanti al castello del Montale e sottoCarinignano, i quali tutti nello stesso anno,uno dopo l’altro, furono conquistati etolti ai Pistojesi. ( Cedi i respetlioiarlicoli).

Erano in cotesti anni al colmo le rivn-luzioni de'popoli di Toscana , quando perIa morte accaduta li 30 luglio del 1303,di Tommaso Andrei, vescovo di Pistoja ,quel capitolo eiesse in successore il pro-posto delle stessa cattedrale, Bartolommeodi Guittoncino Sinibaldi, zio del celebregiureconsullo Cino Sinibaldi di Pistoja .

Con l’idea di assopire tanto incendio,il pont. Benedetto XI , nel principio dei1301 inviö per delegato pontifieio in To-scana il cardinale decano INiccoIö da Pra-to , il quäle fu freddamente accolto daiFiorentini , tosto che Io conobbero pro-penso alla parte ghibellina o Bianca , men-tre il Comune di Pistoja devoto a quellafazione non solo festeggiö l’arrivo di quelcardinale legato, ma Io dichiarö pubbii-camente governatore generale della lorocittä e contado. Con questo titolo infattilo troviamo qualificato da un istrumentoscritto in Pistoja li 3 novembre 1304, anome del quäle esercitava il doppio uffi-zio di potestä e di cnpitnno del popolo,un Tolosato degli Uberti. — (Loc. cit.Carte del Mon. di S. Michele di Pistoja ).

4 A dimostrare con quanto accanimentosi riaccendessenella fine del 13031a guerratra i Pistojesi da una parte ed i Fioren-tini e Lucchesi dall’altra parte, basta pertutto una deliberazione presa dagli an-ziani della Rep. di Lucca , nel 14 maggiodel 1300, alla quäl’ epoca era giä statapresa dopo un anno d’nssedio Ia cittä diToscana

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Pistoja, cioe, di proibire ai Lucchesi ditutte le classi, di contrnrre inatrimonioo parentela di sorta fra essi ed i Pisto-jesi. — (Loc. cit. Carte dell’ Opera diS. Jacopo.

Dissi dopo un anno di assedio presaPistoja dai Lucchesi e dai Fiorentini, poi-che questi Ultimi vi si accamparono finodal 22 maggio 1303, sotto il comando diRoberto duca di Calabria, poi re di Na-poli , menlre vi accorsero i Lucchesi sottoil capilano generale march. Sloroello Ma-laspina, entrambi di parte guelfa, ossiaNera.

Nel quäle assedio, che durö poco menodi un anno, i Pistojesi diedero prove digran coraggio e virtü sia per 1’ ardimen-tose sortite, sia per la costanza e priva-zione d’ ogni genere che in quel temposopportarono.

Poco valse tuttociö, e meno ancora Iamediazione del nuovo pont. Elemente V,nulla inline giovö a strappare da unostrettissimo assedio tanti nemici di quellascinguruta cittä; talche i magistrali diquel Comune, saputo anche il sinistrosuccesso della fazione de’ Bianchi in To-scana e a Bologna senza piü speranza diesser soccorsi da quelli ne da altri amici,trovandosi ridotti a grandissima penuriadi vettovaglie, si decisero quei magistratidi espellere dalla cittä le donne ed i fan-ciulli, senonche poco tardö ad arriväreil tristo e presagito momento che sola-rnente per due giorni restava a quelli didentro uno scarso alimento, e non avendoaltro rimedio eccetto quello di arrendersia discrezione dei nemici, si aprirono trat-tative di resa, e nel di 10 aprile del 4306fu convenuto di consegnare agli assediantila cittä, e che a quelli di dentro i nemicilasciarono per loro refugio i castelli diPiteccio e della Sambuca, previo lo sborsodi 300 fiorini d’oro.

Infatti nel di 11 aprile di detto anno en-trö in Pistoja una parte di truppa lucchesea piedi e a cavailo, avendo alla testa Mo-roello Malaspina ed una porzione dell'e-sercito fiorentino , sotto il comando del po-testä di quel tempo, Bino di Gubbio. Iquali due comandanti avendo preso bento-sto il possesso della cittä e delle fortezze,misero fuori Lippo Vergiolesi cou i suoiconsorti, e molti altri grandi pistojesi diparte Bianca , che fecero scortare fino aPiteccio , insieme con le vinte inilizie e tuttii piü caldi fautori della parte Bianca. Po-scia fu riformato il governo della cittäcon anziani ed altri uffizioli scelti fra i pi-

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