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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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stojcsi di parle Nero, mene che il cnpita-no de! popolo ed il potestä da nominarsidai vincitori nno dai Lticchesi, l’altro daiFiorentini. 11 primo potestä eletto daiFiorentini fu Pazzino de Pazzi ed i! pri-mo capitano del popolo messo dai Luc-cliesi fu lo stesso marchese Moroello Ma-laspina , il quäle ultimo fu poi eletto incapitano generale della taglia guelfa to-scana per l’anno 1307. Dondeche l’ombradel ladro pistojese incontrata dali’Alighierinell’ Inferno alludeva a questo MoroelloMolaspina, figiio del marchese Manfredi, ehenel !200 era coi Lticchesi guelfi alla bat-tagüa di Montaperto quando figurö pre-dircalpoeta, sotto allegoria, ciö che alloracssere dovevn nceaduto, dicendo

Jlpri gli orccchi al mio annunzio ed odi :Pistoja pria di Neri si dimagra ;

Poi Firenze rinnova genli e modi,Tragge Marie vnpor di Fal-di-MagraCh’e di lorbidi nuvoli involutoE con tempesta impetuosa ed agraSopra catnpo Picen fui combaltulo;Ond’ei repente spezzerä la nebbiaSi ch’ogni Bianco ?ie sarä feruto;

E detlo l’ho perche doler ten debbia.

( Inferno , Canto XX1Y.)

Le gravi spese che in tale emergentesoll’rire dovettero i Pistojesi e Je violenzeche dovettero sopportare, sono indicatcdalle provvisioni fatte da que! magistrntocomunitativo li 10 luglio 1300, li 24 gen-najo 1307, e da tante altre. (Loc. eil. Cartedeli' Opera di S. Jacopo.)

Per le quali vessazioni mol Li pistojesisi videro costretti ad abbandonare la loropatria; in guisa che la cittä rimase po-vera di persone e di averi ed i cittadiniche restarono, erano talmente tristi edavviliti, che i fuoruseiti di Piteccio cor-revano inlino presso alle mura della cittäpredando geilte e bestiame,

Ma i governatori guelfi di Pistoja ve-dendo di essere perseguitati dai fuoru-sciti ghibellini Bianchi di Piteccio, risol-vettero nel 1307 di recarsi armatr colsoccorso dei Fiorentini e de'Lucchesi sottoPiteccio, per scacciarli di Iä.

Era allora potestä di Pistoja pei Fio-rentini mess. Ranieri Buondelmonti , ilquäle postosi alla testa di quell’ oste, lafece schierare intorno al detto castello ,mentre i fuoruseiti di dentro erano direttida Lippo de’ Vergiolesi e guardavano at-tentamente quel fortilizio, che per batta-glia non si sarebbe potuto avere.

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Sieche per quanto dagli assedianti fossestato munito egregiamente il campo, di nia-niera che nessuno vi poteva entrare, contutto ciö dovette prolungarsi piü mesi l’as-sedio, ne quellidi dentro si sarebbero uiaiarresi, se non ve li avesse costretti la man-canza di vettovaglie, talche si dovette ve-nire ad una capitolazione.

I piü animosi perö nel giorno 30 no-vembre del 1307 se ne uscirono celata-mente per la parte del monte, salendo nlcastello della Sambuca , di eui allora erafeudatario lo stesso Lippo de’ Vergiolesi,il padre della bella Selvnggia di Cino daPistoja, il quäle Vergiolesi nel 1309 yendeil suo castello della Sambuca con quellodi Piteccio per lire 11,000 al comuneguelfo di Pistoja . — V, Piteccio e Sam-buca,

Intorno a quest’ ultima epoca Pistoja eontinuava ad essere agitata da scandaliintestini, sieche essa meritossi l’epiteto dicittä partita non da opinioni politiche ,ma da odii domestici; alle quali agitazionifamiliari si unirono pur anche le " chepreeipunmente dopo la discesa in Italia diArrigo VII . E come il diavolo si nssotli-glia (scriveva in questo proposito l’autoredella Storia Pistojese), di mettere scandaiointra quelli che meglio si vogliono, tantosi assottiglia, che mise scandaio in tral’abate di Pacciana, Ermaiino Tedici, chefu capo della stia casa c mess. Panni deiLazzari, i di cui figli erano priori e ca-nonici della chiesa di S, Pietro a Seano,fra Tizzana e Pacciana.

Coteste discordie obhligarono i Pisto-jesi a restarc sotto 1’ aceomandigiu ddguelfo re di Napoli Roberto, giä duca diCalabria , quando eioe nel 1314 mess. lUat-teo da Colle reggeva in Pistoja a noniedi quel re. (Loc. eit, Carle di S. Jacopodel 20 genn. 1314.)

Tuttavia il paese eontinuava ad esseredominato datl’ obäte di Pacciana, dai liic-ciardi e dai Rossi, tre famiglie assai po-tenti in Pistoja , le quali protestando ilpartito opposto ai Cancellieri s ai Laz-zari, ai Taviani e loro consorti , eranoriescite ad allontanare da queste case moltiloro amici e fautori ed a farli esiliare dipatria.

Era da poco tempo perö tornata unacerta quiete apparente in Pistoja , quandoUguccione della Faggiuola , diveiiuto ar-liitro de’ Pisani e dei Lncchesi, coli’ assi-steuza de Bianchi pistojesi, si maneggiavaper avere anche la signoria della loro pa-tria, Per tale oggetto egli inviö genti a