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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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Serravalle per occupnre quel castello, e dilä avanzarsi di notte tempo verso la citta,sieche quelle milizie insieme ai fuoruscilid’intelligenza con le guardie di Porta alBorgo (allora di Ripalta) furono intro-dotte in sileuzio dentro Pistoja , dove po-scia si diedero a gridare, la terra e d’U-guccioue.

Senonclie a queste grida scossisi i Pi-stojesi si alzarono ben tosto e eorserodal le lorocase per le strade e per le piazzea investire e cacciare dalla eittä i pocogradili ospili. Accadeva ciö nella notte del

10 diceinbre -1314, un anno innanzi ehela signoria di Firenze , ad istanza de’ma-gistrati coiminitativi di Pistoja , ed in gra-zia del valore diinostrato da quei eittadi-di, restilui loro l’antico contado con tuttele rocche e stie dipendenze, ineno il ca-stello e terrilorio di Carmignano , sicco-me apparisce eziandio daile proposizionidi pace esibite dalla signoria di Firenze

11 4 4 noveinbre del -1315 ed approvatedalle parti li ö diceinbre dello stesso anno,a condizioiie per altro che se la citta eilubitanti di Pistoja si riducevano un’altra

. volta a parle ijhibellina o bianca, il Co-inune di Firenze riprendesse le terre ecastella tutte del suo contado rilosciato.

In grazia pertanto di questo tratlalotornarono in patriu i Cancellieri. i Ta-viani, iLazzari ed altre fatniglie di fuzioneJVer«, state cacciate di Pistoja dalla parle| piü forte de’ Tedici , Ricciardi, itossi e( consorti,

Fu in quella circostanza che il re Ro-berto di Napoli, protettore de’ guelfi inToscana , nel 4 diceinbre del 4313 scrisseai Pistojesi ordinando ai suoi vicarj regjresidenti in Pistoja di attenersi agli an-tichi staluti della citta, e ciö per annuirealle istanze di quegli anziani. Era vicarioregio in Pistoja nel giugno del 1317 ilconte Ugo di Raltifolle o di Poppi , il quälenei 23 giugno di detto anno, recatosi conun numero di anziani di Pistoja a Lucca per rettificare il trattato concluso nel 42inaggio precedente in Napoli , in presenzadi quel re, fra gli ambasciatori di tutte, le citta e terre della Toscana , fu loro ri-sposto, che non potevano dare una ri-sposta decisiva fino ul ritorno dal Bagnodi Corsena di Castruccio Antelminelli ,loro capitano generale. (P. Zaccaria, Aned-doli pistojesi )

f Frattanto il popolo di Pistoja deside-roso di fare la volontä del re Roberto,; annui volontariamenteal desiderio di lui,tostoche nel 28 tnaggio del 4318 fece un

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accordo con i fuorusciti ghibellini che oc-cupavano allora il castello di Serravalle.

In quel tempo pertanto e qualche annodopo uncora la eittä e contado di Pistoja reggevasi a parte guelfa sotto l’accoman-digia del re Roberto di Napoli, a noine delquäle s'inviavano a Pistoja i suoi vicarj,quando nel 4320 Castruccio Antelminelli ,capitano generale.jdei Lucchesi , cui tutte leimprese militari riescivano avvenlurose, sipose inanimodi recare aH’ubbidienza suaanebe la citta di Pistoja con tutto il suocontado, talche nel 4320 comineiö a intra-prender frequenti ed ardite scorrerie nelsuo contado, quando la signoria di Firenze ollarmata, decrelö 1‘invio a Pistoja di quai-cbe migliajo di soldati per rioccupare leterre prese dall’oste di Castruccio ; il quäleo per forluna, o piullosto per valore diStrategien riesci sopra quel li viltorioso, inguisa che gli riusasero assai castella eborgute pistojesi poste nei Monli di sottotanto dalla parte che acqua pendeva nel-l’Ombrone, come da quella voltata versoI’ Arno. Aggiungnsi a ciö i maneggi se-greli intavolali fra Castruccio e l’abate diPacciana, Ermanno Tedici , il quäle lusin-gatosi non solo di conservare il dontinioina di farsi arbitro assolulo di Pistoja , siconcerlö con 1’ Antelminelli per cacciaredi citta la parte guelfa o Nero, e la cosagiunse al punto che Castruccio nel di 41uprile 4322 con un numeroso esercito siavvicinö alle stessa eittä per prestnrepronto appoggio all’abate di Pacciana. 11quäle fece levure i cittadini del suo par-ti to a rumore, in guisa che il poteslä ovicario regio, gli ambasciatori fioreutinied i pistojesi di parte Guelfa o Nera do-vettero escire di Pistoja .

Per tal’ opera il Tedici essendosi resopadrone del governo, si diede a riformarlocon mettere anziani e poteslä di suo piu-eere, e comandando a pena degli averi edella persona l’esilio dalla eittä e dal con-tado a tutti i Cancellieri e Taviuni rimn-sti in Pistoja . Quindi aperte trattativecon Castruccio , ch’eru vicino alia testadel suo esercito, il Tedici per mantenersiil dominio della sua patria obbligossi dipagare al capitano generale luccliese 4000iiorini d’oro l’anno, facendo approvare lecondizioni ai nuovi anziani ed a! consigliodel popolo giä da esso stato scelto fra gliuomini della sua fazione.

Ma quantunque il supremo potere diPistoja fosse dall’abate Ermanno, nondi-meno egli faceva tuttociö che gli sugge-rivu e voleva un suo piü tristo nipote,