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mente fu incominciata ed il 1301 notatodal Vasari , anno forse in cui dopo unBecolo di lavoro reslö compito, vale a dire,dieci anni innanzi che quel letnpio fosseincrostato dentro e fuori di sti'isce diniarmo bianco e nero.
Nel 1337 perö la cattedrale doveva es-sere da qnalche tempo compita, mentrein quell’ anno vi fu coilocato il cenotafiodi mess. Cino di Pistoja , scolpito da Cel-lino di Nese da Siena .
La cattedrale di Pistoja e in tre navateidivise da colonne di macigno, con Ia tri-buna assai elevata sopra la confessione;e tutta la navata di mezzo fu dipinta nel1347, da due pittori fiorentini, Alessiod’Andrea e Buonaccorso di Cino, mentresino dal 1265, lavoro la vulta maestroliono di Benaccolto fiorenlino, 1’ autoredella chiesa di S. Maria Nuova di Pistoja ,incominciata nel 1266 e terminata nel1270, e che nel 1263 ivi con altri nrtistirestaurö la chiesa di S. Pietro maggiore,
II quarto restaurö, seppure non ü ilquinto, volendo conto re quello fatto in-torno alla tribuna, nel 1599, da JacopoLofri, architelto pistojese, scende all’anno1786, quando fu dato di bianco alle pit-ture della navata di mezzo, e quando futrasportato in capo alla navata in cornuepislolae, difesa con cancellata di ferro la-vorato, la cappella di S. Jacopo ch’era apie della stessa navata.
L'ullimo restaurö finalmente di cotestacattedrale, ebbe luogo negli anni 1838 e1839, quando furono ritoccate le gran-diose pitture fatle dal Passignano e dalSorri in quella tribuna, stata strabocche-volinente arricchita di un pesante alticon stucchi dorati, mentre le tre navate deltempio furono imbiancate, e riquadrata,cuoprendo di calcina, le antiche colonnedi macigno che soslengono gli archi asesto intero della navata principale. lnquell’occasione furono trovati qualche brac-cio sotto il pavimento attuale, Otto am-boni di marmo bianco intagliati e contale diligenza scolpili, che ne richiamanoil bei secolo XIII quando sorse il nuovoDuomo.
II portico posto nella facciata non cor-risponde ail’architettura di Niccola Pisano ,e sembra de’ tempi alquanto posteriori.
11 bei bassorilievo poi di terra vetriatadella Robbia, posto nella lunetta soprala porta maggiore. Esso fu lavoro di An-drea, nipote di Luca della Robbia , che velo trasportö da Firenze , dove l’aveva la-vorato, nel 1803, nel quäle auno sotto di
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6 agosto, gli opernj dell’Opern di S, Ja-copo gli pagarono 50 ducati d’ oro pertale lavoro.
Battistero di S. Giovanni Rolondo , giädetto in Corte. — E il primo battisterodella cattedrale posto di rimpetto alla suafacciata che ha dal lato di seltentrioue ilpalazzo dell’ antico potestä, ora del tri-bunale di prima istanza, detto perciö SanGiovanni in Corte , e poscia S. GiovanniRotondo, abbenche la sua costruzione siaottngona.
Dell’epoca prima della sua costruzione,non si hanno memorie, sebbene debbacredersi coetaneo alla cattedrale del se-colo VI, siccome alla costruzione piü va-sta di quel tempio futta col disegno diIN’iccola Pisano, debbasi ripetere la costru-zione eguale di strisce di mnrmi bianchie neri, fatta nel principio del secolo XIV.Alcuni infatti danno all’attual battisterodi S. Giovanni Rotondo, l’epoca del 4300,mentre altri lo dissero innalzato nel 4337,col disegno di Andrea Pisano o piuttostonel 4339, diretto dallo stesso scultore Cel-lino di Nese da Siena , che nel 4337 avevascolpito il deposito di mess. Cino, mentrev’ e chi non difficulta ad asserire che l’e-poca di cotesto battistero e affatto ignotu.
Avvegnache, nel documento del 22 luglio4339, pubblicato nelle Notizie inedite dellasagrestia pistojese (documento IV), si con-cede a maestro Cellino del fu Nesi diSiena , non giä per fabbricare dai fonda-menti, ma per tcrminare la fabbrica giäin altro tempo da Servanni e Schiattaincominciata di 5. Giovanni Rotondo, ondecompirla fino alla cimasa, con cornici dimarmo bianco e nero, colonnine, capitellilarghi, lunghi e grossi mezzo braccio ;per cui fu convenuto fra maestro Cellinoe gli opernj dell’Opera di S. Jacopo, eil detto maestro dovesse pagare ognibraccio, soldi 27 di denari pisani perprezzo delle tavole lavorate, scornicia-te, eec., tanto di marmo bianco, come dimarmo nero, a soldi 28 per braccio dellacornici intagliate e 24 soldi le basi dimarmo bianco. Che per ogni colonna debbaessere della lunghezza di tre braccia, dellagrossezza di un terzo di braccio si debbadare, soldi 5 il braccio: e di ogni capi-tello di marmo bianco, soldi 50 e denari40, e di ciascuna cornice della cimasa >soldi 28 di denari pisani, ecc.
Arroge a ciö la testimonianza di altritre istrumenli dell’Opera di S. Jacopo diPistoja , da noi visti nell’^rc/i. DipLFioril piü antico de’quali e del 22 novembre