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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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l’altra die servc alio stesso uso ui palazzo

della Comunitö.

Ma per tornare ai fatti storlci fuori dicongettnrare, dirö che sebbene il buonViliani (Cronica , Lib. II, cap. 3), scri-vesse che Totila re de’ Goti distrusse inToscana anehe Pontremoli, contuUociödi questo paese non possiamo per oracitare di piü antico die un privilegio del-l’imp. Arrigo III e IV come re del -1077,eol quäle concede ai due fratelli marchesiUgo e Foleo, figli del inarch. Azzo, outoredegli Estensi, aicuni castelli anehe nel di-stretto di Pontremoli. — (Murat. Anl.Estensi, P. I.)

Uno di quei castelli fu quello di Gron-dola, situato sopra lo sbocco di uua stradamaestra che staccar dovevasi da quellapiü antiea della Cisa per dirigersi sulvareo occidentalc deU’Appennino di Monte-Molinatico, e per Borgo Taro dirigersi aPineenza, e dominato dopo il 4202 total-inente dui marchesi Malaspina, consortidegli Estensi, ora amici, ora nemici deiParmigiani e dei Piaeentini, che lo inve-slirono piü liate quelli dalla parte dellaCisa, quesli dal lato di Borgo Taro.

Che se niuno contrasta a quelle dueillustri prosapie italiane , la siguoria delcastello e pertinenze di Grondola, pochialtronde converrauno con quelli i qualifanno delle pertinenze di Grondola, com-preso il borgo e castel di Pontremoli.

Chi pensa in tal guisa si appoggia nonsolamente sopra un diploma di inveslituraconcesso nel 4464 dall’ imp. Federigo 1al marchese Obizzo Malaspina, detto ilgründe, e confermato poi nel 4220 dall’itn-peratore Federigo II ai marchesi Corradoe Obizzo II , ma citano essi in loro difesaun lodo pronunziato nel 4202, relativoalla cessione di aicuni castelli rilaseiatidagli Estensi ai Malaspina e da questi datial vescovo di Luni , al quäl lodo prestaronoil loro consenso anco il popolo ed i nobilidi Pontremoli (populus et milites de’Pon-Iremulos), la quäle espressione appuntoescludeva Pontremoli dallo stato feudale esolamente chiamati al lodo del 4202 per dareil loro consenso rispetto a quei castelli,che essere potevano fino d’allora compresinel distretto Pontremolese.

Che poi anehe prima del 4202 i Pon-tremolesi si reggessero a Comune repar-liti in popolo ed in nobili, lo dichiara fragli altri, un atto del 4494 relativo ad unaeoncordia giurata fra il Comune di Pon-tremoli ed i Piacentini da una purte, edi marchesi Malaspina dall’ultra, — (Mu-

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hat. Annali d’Jlalia ad ann. 1493 e Ope-ra eil.)

INella qunl convenzione del 4494 con-fermata nel 4498 e rinnovata nel 4200,leggesi la promessa che fecero i marchesiMalaspina di difendere i Pontremolesi nelleloro terre e castella limitrofe come sareb-be di Grondola , di Mulazzo, ecc, e diconcedere ai medesimi transito libero.

Dai quali fatti emerge tal vero da con-cludere, che i Pontremolesi non ebberomai nulla di comune col distretto e terrepossedute dai march. Malaspina in Luni -giana, e che essi fino dal secolo XII reg-gevansi a Comune anco innanzi che l’imp.Federigo I con diploma del 4.° febbrajo,dato in Reggio , concedesse ugli nbitunlidi Pontremoli oltre tutte le regalie dellacorona, cornprese nel distretto di Pontre-moli, fino alla sommiüi di quell’Alpi, coldiritto del pascolo e di far legna, il di-ritto imperiale di 44 denari pel passaggioche costä si riscuoleva dai suoi impiegaliregj, confermando ai medesimi Pontre-molesi tutti i privilegj concessi ai Romaniimperatori.

Ma se Federigo I accordö tanti fuvoriugli abitanti di Pontremoli, come spieguredopo tali e tanti fuvori la ribellione fattanel settembre di quello stesso anno 4467,contro quell’imperante, allorche, diconogli storici, lo stesso Cesare nel suo l itornoda Roma in Lombardiu gli fu impedito ilpassaggio per il Pontremolese , a segnoche Federigo I con la scorta del march.Obizzo Malaspina, dove deviare di lä pergiungere nell’alta Italia . Come interpretareil bando fulminato dieci giorni dopo giuntoFederigo in l’avia, pronunziato contro aiPontremolesi e tutti gli altri popoli che sierano contro lui ribellati.

Coinunque andasse la bisogna, cotestofatto indubitato basta esso solo a dichia-rare npocrifo un supposto diploma di Fe-derigo I, a favore de’ nobili di Maona,dato li 29 agosto 4464 in Pontremoli,quando pure i Pontremolesi fra il febbrajoe F agosto di quell’anno non si fosserorappacilicati con Cesare, il che resta tut-tora ignoto.

Ne questa era giä la prima volta che iPontremolesi ardirono opporsi armatumano, a potenti imperatori tedeschi, men-tre il vescovo di Frisinga nella sua sto-ria (Lib. F1I , Cap. 44], racconla un’altraavventura anehe piü clamorosa, quandoessi nell’ottobre del 4440 vollero opporsiolla discesa in Toscana di un poderosoesercito dell’ imperatore Arrigo IV (e V