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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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penn delle mille marche d’argento. — (Ce-

cina, ISolizie sloriche di Vollerra).

I San-Gimignanesi continuavano a farparte della lega gtielfa toscana j per cuinon solo nel 4312 qnando inviarono insoccorso a Firenze minacciata dall'impe-ratore Arrigo VII la tangente di 50 uo-mini a cavallo e 200 pedoni (G. Villani,Cronica, üb. IX, cap. 47), ma ancoranel 4325 quando si unirono all’ esercilofiorentino innanzi che fosse battuto e dis-falto all’Altopascio dal valoroso capitanoGasiruccio.

All’Art. Camporbiano citai un fatlo ac-caduto costä nel 4332, quando i San-Gi -mignanensi ghibellini fuorusciti eorsero acombattere la Villa di Camporbiano com-presa fino d’allora nella Com. di Mon-tajone nel contado fiorentino , per cui ilComune di Firenze fece citare il potestäe piü terrazzani di S. Gemignano, equindiper contnmacia de’ citati fu condannatoil Comune stesso in 50 mila iire ed i ri-belii alla penn del fuoco, Ma il pnpolodi questa Comonitä chiedendo misericor-dia per i rei, fu loro fatto grazia dellaroba e della vita, con deliberazione del40 ottobre del 4332, previa un’ammendadel danno fatto a quelli di Camporbiano.(G. Villani, Cronica, lib. X, cap. 204).

Frattanlo venne in Firenze come ca-pitano generale e signore della repubblicail duca di Atene (anno 4349), ed i San-Gimignanesi volendo accettare anche inloro signore quel duca, i nove Conserva-tori del popolo unitamente al consigliogenerale elessero 25 persone distinte delpaese, cui fu rimessa la decisione , se ilComune di S. Gemignano dovesse o nöassoggettarsi a quel duca, e nel tempostesso fu afiidato a quei personaggi la ri-forma de’ loro stnluti.

A proposito del quäle magistrato, ne fudipinta nella sala delle adunanze del palazzoComunitativo 1’efBgie da Lippo di Memmosanesenel 4317, mentre era ivi potestä mes-ser Nello di Mino de’ Tolomei di Siena ,quel Io stesso Nello che aveva esercitatol’uffizio di potestä in S. Miniato nel 4344.

Esistono tuttora in quella sala i banchidel magistrato civico e la bigoncia doveciascuno doveva arringare con le seguentiparole in tarsia: Animus in consulendoliber, etc.

Non dirö come terminasse I’ affare; sobene che il duca d’Atene appena fu rico-nosciuto in signore di cotesta Comunitä,ordinö che si erigesse nel capoluogo uncastello da dichiararsi ducale, siccome ri-

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levasi da un ordine dato su lal propositodai nove Conservatori, del 4.°mnggio 4313,per fare alcu»i pagamenti per la fabbricadel Castei Ducale.

Senonche poche settimane dopo, cac-ciato quel duca come tiranno da Firenze ,molte cittä e terre della Rep. Fior., frule quali S. Gemignano, si ridussero in li-bertä, per colpa, disse G. Villani , de’ no-stri barattieri cittadini e castellani diquelle. ( Cronica , lib. XII, cap. 21).

Ma sei anni dopo, nell’aprile del 4349,i Fiorentini s’ ebbero la guardia dellaTerra ed i San-Gimignanesi tenendo sopradi cid varii consigli, per comune delibe-razione diedero per tre anni il governa-mento e guardia della loro patria al Co-mune di Firenze , con obbligo di ricevereogni sei mesi da quella Rep. un cittadinoguelfo fiorentino per capitano della guar-dia ed uno per potestä. — (Matteo Villani ,Cronica, lib. I, cap. 44).

Non mancö per altro a questa terragente cittadina che cercö di recarle di-sturbo. E se Pistoja fu divisa in Bianchi ei Neri, se Pisa si parti in Respanti eBargolini, anche S. Gimignano ebbe duefazioni, delle quali si fecero capi duedelle principali famiglie San-Gimignanesi,gli Ardinghelli ed i Salvucci.

Correva l’anno 4352, l’ultimo del trien-nio al governo di Firenze dal Comune diSan Gimignano accordato, quando nell’a-gosto di quell'anno, il capitano di guar-dia, Benedetto di iness. Giovanni Strozzidi Firenze , con ingiusto sospetto mandöa cercare due figli di Gualtieri degli Ar-dinghelli, e senza saputa della Signoria,con grande scandalo in sulla piazza pub-büca di San Gimignano li fece tosto de-collare.

Cotesto arbitrario procedere del capi-tano fiorentino si attirö una funesta ri-bellione nel popolo, poiche gli Ardinghellicon i loro consorti, sul dubbio che il fattotragico fatto subire ai due figli di messerGualtiero fosse per intrigo e maneggio de’loro antichi nemici, i Salvucci, seguitatidalla maggior parte del popolo, levarono aromore la terra, e nel di 20 dicembre diqueil'anno medesimo eorsero alle case deiSalvucci poste sulla piazza della collegia-ta, e dopo avere quelle derubate, caccia-rono tutti i Salvucci dalla patria, i qualinelle feste del susseguente natale ebberoricorso alla Signoria di Firenze a doman-dare ajulo contro i loro nemici. Ne giägli Ardinghelli avevano tralasciato d’in-viare a Firenze altri soggetti per infor-