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teglio e 14 miglia a scir. delle piramididi Bosco Lungo o dell’ Abetona , appenaun miglio a lev, del Cast, di Mammianoe un buon miglio a pon. di Cavinana. Inomi di Mammiano, Pussilio, Piteglio ,Cavinana, ecc., restati a molti iuoghi ecasteili della Montagna pistojese fecero amolti supporre che unche la terra di SanMarcello truesse la sua origine dalla no-bile prosapia romana de’ Marcelli, fino ache propugatosi il cristianesimo, fossepreso dagli abitanti per patrono dellaioro antica eh. parr. S. Marcello, che ot-tenne la paltna del martirio nella perse-cuzione dell’eresiarca Ario (anno 310).
Indico la detta epoca per concludereche sebbene s’ignori tuttora in quäl annoin cotesta terra, giä caslello, fu eretta laprima ehiesa parrocchiale , non pote ciöuccadere nel quarto secolo, quando co-testa contrada era abitata da geilte pa-gana. Ei pare che di costä sino dai tem-pi romani esistere doveva una strada perandare da Pistoja a Modena , e per laquäle se non scese Annibale due buoni se-coli innanzi l’era volgare^ vi passö cer-tamente neli’anno62 avanli G. C> l’eser-cito del proconsole Antonio allorche sba-ragliö 1’ armata di Calilinn che ritnaseucciso nel ten itorio di questa Comunitä.—V. l’Art. seguente.
Comunque sia sembra perö che nel se-colo X cotesta contrada non avesse an-cora preso per Santo titolare il martireS. Marcello, stante che nel diploma spe-dito daU’iinperatore Otlone III, li 27 apriledel 997, al vescovo di Pistoja , conferma almedesimo la corte di Mucillo (forse Mar-cello) e quella vicina di Lizzano con lasua pieve, senza rammentare punto la pievedi S. Marcello.
Cotestopaese peraltro se non aveva pievenel 997 l’aveva perö nel 1134 sotto il tito-lare che tuttora conserva, la quäle e ram-mentata in una bolla del pontefice Innocen-zo II al santo vescovo Atto di Pistoja sottodi 21 dicembre di delto anno.
Ma non era ancora compito il secolo XIIquando l’imperatore Ärrigo YI, con pri-vilegio del 25 agosto 1191, conferiva alconte Guido Guerru di Modigliana , moltiIuoghi della montagna pistojese, fra i qualianche la terra di S. Marcello, il quäle feudocon tutti gli altri fu confermato nel 1220dall’imperatore Federigo II.
Il fu capitano Uomenico Cini nelle sueOsservasioni hloriche MSS. sullo statoantico e moderno della montagna pisto-jese, ragionando della famiglia de’conti
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Guidi, fu il primo, io credo, a dire cheil ceppo di quei conti era toscano di ori-gine e non giä venuto con I’imperatoreüttone I dalla Germania , in prova di cheegli citava un atto degli archivi pistojesidell’arino 942. — V. Modiglio.ne.
Che perö i conti Guidi non esercitas-sero sopra gli abitanti di S. Marcello undominio assoluto, si deduce dalla storia pi-stojese del secolo XIII e dai fatti che av-vennero in appresso.
Ma innanzi che entrasse il 1300 gliabitanti di S. Marcello, avevano abbrac-ciato il parlito ghibellino, di cui erasi fattocapo Arrigo Tediei di Pistoja , che nel 1293si ritirö con i suoi compagni in questopaese.
E altresi vero che S. Marcello avevaallora una piccola popolazione, postochüil capitano Cini nel stio MSS. sulla Storiacitata, riportando la statistica della mon-tagna pistojese dell’anno 1235, diee chela popolazione della pieve di S. Marcellocon la cura di S. Biagio a Mammiano,non contava piü di I2ü famiglie, 26 dellequali spettavano alla cura di Mammiano,mentre nell’elä antecedente si noveranosoli 24 fuochi dentro il caslello di S. Mar-cello.
Dopo perö la tremenda divisione deipartiti suscitata in Pistoja nel 1300 fra ibianchi e i neri, il popolo di S. Marcellocambiö anch’esso il nome ina non divisa,cioe di ghibellino divenne seguace di partebianca, per modo che quando il capitanoCastruccio si mosse da Lucca con le suegenti per la Val-di-Liina, penetrando nellamontagna pistojese (1323), il popolo diSan Marcello fu de’ primi ad accogliere letruppe del capitano ghibellino, ed a pre-stargli giuramento di fedeltä, che man-tenne in mezzo alle sollevazioni della mon-tagna contro i bianchi o ghibellini, allor-che nel 1326 le truppe dell’Antelminelli furono alle prese con le popolazioni diMammiano e di Cavinana, seguaci dellaparte nera di Pistoja. La quäle finalmentetrionfö dopo mancato il valente capitanolucchese, e fu allora che i San Marcetlinisi dichiararono per i Panciatichi capi del-l’opposto parlito, armandosi a sostegno diquesti, contro i Cancellieri di parte nera. —V. Pistoja.
Erano in questo stato le cose quandonel 1358 il governo della cittö deliberöd’inviare nella montagna una mano di ar-mati guidata da genle ferma con ordined’impossessarsi di tutte le torri o altre for-tificazioni ivi sparse.