SAN
Ma nel 4370 essendosi ravvivate costü ledivisioni fra i bianchi e i neri, In Signoriadi Firenze per distornare i piü faziosidallaguerra, obbiigö Bernardo Panciatichi unode’ capi bianchi di S. Marcello, di stabilirsifamigliarmente in Firenze ,
Maggiori per altro furono i danni fattinel 4400 da due potenti Cancellieri, Ric-cardo e Lazzaro di Pisloja, ollorche ve-nuti nella montagna , coli’appoggio se-greto delle truppe milanesi, s’ impadroni-rono dei caslelli della Sambuca, di Ca-vinana, di Piteglio, di S. Marcello e al-tri che ritennero per quasi tre anui.
Ne queste furono le ultime turbolenzeche per eagione de’partili aflliggessero co-lesla contrada, postoche nel 4435 nuove in-sorgenze si ridestarono in tutto il con-tado e nella montagna pistojese, promossedai Cancellieri e Panciatichi, agli Ultimide’quali aderirono sempre i San Marcel-lini; alle quali turbolenze municipali tennedietro un orribile contagio ed una deso-laute carestia.
Arrivati all’ anno 4488, nuovi tumultiinsanguinarono cotesta contrada. I faci-norosi si erano ricoverati in Cavinana,quando i Fiorentini di guardia e gli an-ziani di Pistoja risolverono di mandaretilla inano di gente armata nella monta-gna, ponendo questi castelli a ferro efuoco.A quäle stato fosse ridotta allora la terraaltuale di S. Marcello, non vi sono me-morie coeve che Io accennino ; solamentee notoche alla elezione del pont. Leone Xde’Medici (marzo 4543) questi fece arbi-tro di Pistoja e di tutto il suo territorioil ben affetlo suo pistojese Goro Gori, cheinviö a S. Marcello in capituno dellamontagna messet - Lorenzo di Pier Fran-cesco Tosinghi di Firenze , che governönel 4546 quegli abitanti a volontä delpapa, nnziche degli anziani di Pisloja edella Repubblica Fiorentina .
In prova di che il capitano Tosinghifece apporre nella faeciata del pretorio diS. Marcello i’arme di quel ponlelice scol-pita a spese pubbliche da perito scalpelloin pietra serena, e sorretta da due gra-ziosi putti, mentre sotto lo stemma sivede a vergogna dei S. Marcellini un giogoda buoi, quasi dicesse a quei montagnoliJugum meuin suave; con la seguente iscri-zione : Haec arma facta fuit tempore Lau-renlii de Tosinyhis dignissimi capitaneiexpensis totius Montanece. A. MDXVI.
Mancato Leone X (4.° dicembre 4521),dopo il breve pontificato di Adriano VI nell’anno dopo (49 novembre 4322) sot-Toscaaa
SAN 4209
tentro un altro Medici in Clemente VII ,del primo assai piü nocivo alla sua patriache volle veder serva di un suo nipoteche con gli altri Medici nel 4527 era statocacciato dalla sua patria, poco innanzi ilsacco dato a Roma dalle truppe di Car-lo V; da quel Carlo V che nel 4529 siaccordö col pont. Clemente VII per ri-mettere ad ogni costo in Firenze l’espulsafamiglia de’Medici.
II quäle pontefice innanzi che spirassequell’anno, mentre la capitale era gia as-sediata dalle truppe imperiali e pontificie,mandö a Pistoja , giä dichiaratasi ligia aivoleri del papa, un luogotenente scortatoda sufficiente numero di sgherri per go-vernare provvisoriamente in suo nome laciltä, il contado e la montagna. Ma in-nanzi che cadesse con la cittä assediatala Rep. Fior,, la terra di S. Marcelloebbe la sorte di accogliere fra le sue murail valoroso capitano Ferrucci , a niuno se-condo in coraggio, in ardire, in prontezzad’ingegno ed in caritä di patria. Io nonstarö piü a ripetere ciö che a tutli e noto,cioe come il Ferruccio corse da Volterra a Pisa , indi partendo con circa 3000 fantie 600 cavalieri con la mira di sorprenderee di battere gli assedianti, e cosi liberaredai nemiei esterni la sua patria. Ognunosa che il furibondo capitano calabreseMarcovaldo gli chiuse il passaggio dalLucchese nella Val-di-Nievole , per cui1’ ardito Ferrucci prese la via malagevolee piü lunga de’monti; ognun sa che permalignitä fu diretto a S. Marcello con lesue genti, dove arrivö il primo agosto del4530. Ma non tutti sanno che in unameschina casupola del borgo orientale diS. Marcello la mattina seguente tenne con-siglio di guerra, siccome Io dichiara unalapida ivi murata contenente due distici.
Piü moderna k la lapida fatta porredal march. Massimo D’Azeglio sulla pa-rete esterna della chiesa di Cavinana, di-rimpetto alla piazza, dove e fama chesi trovino i resti di Francesco Ferrucci ,ultima speranza della Rep. Fiorentina.
La rnorte del Ferrucci e della Rep.Fior., fu vita per i bianchi di Pistoja edi San Marcello, che pote liberamentedire col Salmista: jugum meum suave. Talefu riguardato da coteste popolazioni ilgiogo del pont. Clemente VII e quello an-che peggiore del duca Alessandro, alla cuiinorte la fazione Panciatica di Sun Mar-cello parve piü potente e piü vendicativacontro i seguaci della parte nera dimo-ranti in Cavinana, Cutigiiano, ecc.
1Ö2