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tona e con i conti <li Monte Feltro , diMonte Codoglio , ecc. , in guisa che pertrattato segreto nella mattina del di 8aprile di detto anno, Neri della Faggiuolacon 200 cavatli e 500 fanti entrö pacifi-camente nel Borgo, e dopo -12 giorniebbe Bliche la rocca beuche guardata daMarco di Pier Saccone Tarlati, e beucheinviassero costi a soccorrerla rinforzi ditruppe da Arezzo , (Cronica sitdd-, lib, XI,cap. 25.)
In cotesti trambusti fra i Tarlati ed iFaggiolani trovossi itnmerso il Borgo finoa che essendo guardato dai Perugini nel•1331, Pier Saccone tornö a impadronir-sene, pochi mesi innunzi un altro piü ter-ribile flagello, il terremoto , portasse ladesolazione negli abitanti di S. Sepolcro,dov’ e fama che perissero circa 2000 per-sone con la rovina di moltissimi edifizjpubblici e privati.
Lo stesso Matteo Villani destinö uncapitolo della sua Cronica ( Hb . II, cap. 42)a raccontare il modo astuto coi quälePier Saccone prese nel fatto del 20 nov,■1331 il Borgo.
Nondimeno i Perugini (soggiunge il Cro-nista), turbati di questa perdita, procac-ciarono da ogni parte per riacquistare laterra, tenendosi essi sempre i casseri; edebbono dai Fiorentini 1300 Cavalieri, tal-che riuniti 1400 soldati a cavallo congrau numero di pedoni, se ne vennero alBorgo per la via diCitlä di Castello.
Mentre perö tali rinforzi si dispone-vano a soccorrere quelli dei casseri, tantaviltä fu in coloro cuisi tenevano in guar-dia, che senza attendere detto soccorso siarrenderono alle truppe di Pier Sac-cone.
AU’entrare del successivo mese di lu-glio (Matteo Villani , ivi, lib. III, cap. 71)i guelfi del Borgo vedendosi sottoposti aicapi ghibellini di quelle terra che ave-vano sottoposto all’arcivescovo di Milano,mentre per trattato di Pier Sacconi,equindiper i palti della pace di Sarzana (1333) ,il Borgo S, Sepolcro era rimaslo liberoma sotto il dominio de’ Bogognani ca-porali ghibellini e traditori della loro pa-tria ; non potendosi unire coi guelfi fio»rentini e perugini per non fare controai patti della pace, s'accostarono a Neridella Faggiuola, loro vicino, non ostanteche fosse pur esso ghibellino, perciö che sidiscordava coi Tarlati e coi Bogognani ;talche Neri avendo fatto una ragunata, iguelfi del Borgo levarono il romore emesso Neri dentro con le sue genti, ne
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cacclarono i Bogognani e tutti i ghibel-lini di loro seguito e appresso riforma-rono la terra a comune di guelfi e ghi-bellini , com’era loro usanza, ritenendo ilNeri per qualche tempo in capituno delpopolo con limitata balia. « Frattanto sog-giunge al lib, VII, cap. 53 della stessaCronica , Francesco Neri della Faggiuolaera come tiranno signore del Borgo SanSepolcro, che per tenerlo aveva perdutecerte delle sue proprie castella', talchävedendosi debole, trattö coi terrazzani perlasciarli in libertä per 6000 fiorini d’oro,ed avendo avuti la metä e data la for-tezza in guardia ai terrazzani, i Bogo-gnani ch’erano in bando a Perugia il ri-presero di viltä e dissono che se avarizia didenari il movea, elli gli farebbono dare15,000 fiorini in tre di al Comune di Pe-rugia dando loro la terra. Costui die ilconsenso a’ quei Perugini, in tempo cheegli aveva ancora il litolo della signo*ria e Ie masnade de’ forestieri a pie dapoter mettere i Perugini nella terra delBorgo; ma i Borghigiani accortisi di ciö,la notte furono tutti sotto l’armi, e perforza trassero Francesco di Neri e tuttii soldati del Borgo che aecompagnaronoin sul terreno di Cittä di Castello »,
Era per coneludersi la pace fra 1’ ard-vescovo di Milano ed i Fiorentini a Sar-zana nel 1353, quando il Visconti ordinöal Pietramalese di far riedificare le inurae le case del Borgo, guaste dal terremotodel 1352, al quäle efietto I’ arcivescovomandö da Milano 300 maestri muratori.
I Borghigiani superstiti erano tutti ric-chi per l'ereditä de’ morli, o per gli sconciguadagni, o perche ai soldati avevanovenduto caro le loro vettovaglie; e perciövenuti i maestri muratori, si riedificaronocase e pnlagj piü belli di prima (Cronica,lib. III, cap. 65); ma poco poterono la-vorare giacche il Borgo ben presto mutöstato e padrone.
Uno fra gli altri fu il vescovo di Cittä di"Castello quando i Borghigiani sottrattisi uldispotismo dei Tarlati, ed afflitli dalle con-seguenze de’ terribili terremoti sofferti,furono di notte tempo assalili dalle gentidi Cittä di Castello, mosse dal loro ve-scovo, il quäle pretendeva riacquistare conla forza la perduta autoritä spirituale suiBorghigiani. Il Cinelli, che racconta ciöessere accaduto nel 1359, dä a divederelo stato lacrimevole di cotesto paese edella sua popolazione nel tempo che ilBorgo restö sotto il dominio di Cittä diCastello.