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Dopo cotesto fatto il Borgo liberatosida tali ospiti, ritornö a cambiare padroni,fino a che fu dato in feudo nel 4436 dalpontefice Eugenio IV a Nicolö Forte-bracci generale pontiücio, dopo la cuiinorte (1435) essendo riconqnistato ilBorgo alla S. Sede dal prefetio dell’ armipontificie il cardinale Vitellescbi.
Era sempre in Firenze il papa Euge-nio IV quando nel 1435 erano nate tralui ed il conte Francesco de’ Poppi Seriedifferenze per conto del Borgo S. Sepol-cro, il quäle era stato inililarmente occu-pato dal detto conte sotto pretesto delladote della sua ligliuola restata vedova diINicolo Fortebracci, ncciso in una batta-glia. AI che venuia di mezzo la Signoriadi Firenze, fu preso il partito finche quelledifferenze non fossero appiannate il Bor-go si dcpositasse in mano della Signoria,inviandovi a prendere la eonsegna Gio-vanni Vespucci, finche 5 anni dopo il Co-mune di Firenze avendolo comprato per25,000 ducati di camera, v’inviö a pren-dere il possesso definitivo Nicolö Valori,uno de’ dieci di Balia .
Era giä accaduta la viltoria di Anghiari sopra il Piccinino, e Io stesso conte Fran-cesco di Poppi costretto a lasciare i suoiCastelli, bandito dalia Toscana in pena dellasua perfidia. — V. Poppi .
L’ oste vittoriosa nel 4,° di luglio re-cossi da Anghiari al Borgo per rinculcareil nemico ivi ritirato, e tosto venuti alcampo gü ambasciatori de’Borghigiani,questi pregarono i cotnmissarj fiorentini ,fra i quali Neri Capponi , perche riceves-sero la terra loro sotto la protezione eincorporassero alla Repubblica ; alla quäledomanda fu risposto che per i patti ilBorgo doveva tornare allo Stato Ponlifi-cio; e cosi fu seguito.
Il restante dell’anno 4440 passö tran-quillamente per i Borghigiani sotto il do-miniodiS. Chiesa; ma il pont. Eugenio IV che per i molti suoi bisogni attendevapiuttosto che a governare i suoi sudditi,a chiedere denari ai Fiorentini per pa-gare le truppe, dove vendere il BorgoSansepolcro per la somma preindicata allaRep. Fior. che d’allora in poi (4444) loincorporö al suo dominio, al quäle dopod’allora i Borghigiani furono costante-mente uniti,
Frattnnto comparve un dotto scrittoredell’ ordine Camaldolense, in guisa chedalle lettere odeporiche scritte dall’abatemoggiore don Ambrogio Traversari siviene anche ineglio in chiaro sulla giuri-
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sdizione ecclesiastica e temporale della suaBadia di S. Gio, Evangelista del Borgo.
Inquanto alla giurisdizione ecclesiastica,dichiarata immune dai vescovi di Cittä diCaslello, la cui Diocesi un di abbracciavail territorio del Borgo, non vi e chi possametterlo in dubbio; ma che gli abati diquel monastero esercitassero sugli abitantidi detto Borgo alcun dominio temporale,come un altro monaco si sforzava di mo-strare, ciö e afTatto destituto di fonda-mento.
Arreca luce maggiore a tale questioneuna bolla del 4.“ aprile 4402 spedita dalpont. Bonifazio IX a petizione dell’abalee dei monaci di detto mon. con la quäleesenta i medesimi dalla giurisdizione ec-clasiastica del diocesnno dove si parla an-che di diritli sulle usure, matrimonii, ecc.Inoltre una di quelle lettere odepo-riche manifesta chi fossero i veri usurajdel Borgo a Sansepolcro; i piü indiscretierano i monaci predetti.
Coteste lettere furono scritte nell’ au-tunno del 4432 in tempo che il dottoabate maggiore si recava in visita allobadia di Sansepolcro, quando governavacotesta terra per la S. Sede un tal Rug-giero di Cajana, commissario apostolico edotto giureconsulto. ( Annal. Camalil.,t. PII).
Si chiudeva il secolo XV quando i diecidi Balia , nel 4.° giugno del 4500, mentreera capitano, ossia vicario regio, AntonioFrancesco degli Sculi, inviarono al BorgoSansepolcro Giuliano da S. Gallo, aflincheesaminasse il modo di restaurare le inuraurbane e le fortificazioni di detta terra,e nel 7 dicembre dello stesso anno i diecirispondevano al detto capitano rispetto aldesiderio de’Borghigiani di mettere ad ef-fetto il piü sollecitamente possibiie il pianofatto da Giuliano da S. Gallo per le for-tificazioni della loro patria. (Gate, Cor-teggio inedilo di Arlisli, vol. 11),
lnfatti la guerra mossa allora ai Fio-rentini dai Veneziani per mettere in Fi-renze gli esuli figli di Lorenzo de’ Medici ,ed i torbidi che nell’ anno successivo nelcontado di Arezzo conseguitarono, quandonel Borgo era capitano Antonio del Vignae Castellano Matten Lippi, dovettero darda pensare ai dieci di Balia per inetlersiin guardia anche dalla parte del BorgoSansepolcro.
Ai quali sospetti si aggiunse in appressoche quando nel 4512 ritornarono i Me-dici in Firenze , e cinque anni dopo(1517) fu innalzato nel soglio pontifieio il