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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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br. 8 dell’ altezza e grossezza dal Buona-rotti indicate , di cavare e fornire nellostesso modo per fiorini 30 d’oro uno sti—pite della lunghezza di br. 40 fior, per luporta maggiore della facciata da farsi allacliiesa di S. Lorenzo di Firenze ; di for-nire altri quattro stipiti per Ie porte ini-nori con due architravi e con l’architravedella porta maggiore, il tutto posto ab-bozzato su detta cava per il prezzo diducati (o fiorini) 90 d’ oro. Fu stabilitoinoltre che maestro Domenico Bertini do-vesse dare al Buonarotti tutte le pietreminori di marmo per servizio ad uso didetta facciata abbozzate in sulia cava perun fiorino d’oro la carrata sul posto, perquelle dalle S carrate in su; ed altrettantoper quelle dalle 5 carrate in giü, niaqueste condotte al caricatojo dei marmi,dove potevano arrivare i carri., fino allasomma di 430 carrate almeno.

Una delle condizioni di quei contrattofu che la bellezza e bianchezza di dettimarmi fosse come quella della colonnache si ruppe, netti al tutto di pesi e co-sture, ecc.

La quäle locazione (termina il rogito)fu fatta col patto che se per caso soprav-venisse la morte di nostro signore papaLeone , o che per altri casi Sua Sanlitänon volesse seguitare il lavoro della fac-ciala della chiesa di S. Lorenzo in Firenze ,che in tali casi esso Michelagnolo nonfosse obbligato piü col Bertini a segui-tare detto lavoro, ecc.

Do cotesto documento pertanto emergenon poco lume per la storia delle cave dimarmi di Serravezza ; e innanzi tutto per-che da esso si scuopre, che le prime esca-vazioni non furono anteriori al 4548 ;secondariamente che queste non furononel Monte Allissimo, ma sibbenne nel fiancodel Monte Carchio davarrti alla pieve dettatuttora della Cappella , e che la stradalino dove arrivavano i carri , era moltoinnanzi digiungere a quelle Cave, in luogodetto allora il caricatojo de’ marmi. Perprolurigare la detta strada de’ carri , diceil cronista ser Combi, furono assegnati dalponl. Leone X mille fiorini d’oro, e moltipiü ne spese l’opera di S. Maria dal Fiore.

Finalmente nel contratto suddetto siramm'enta una colonna ivi rimasta rotta,innanzi perö il 29 ottobre del 4548jdovesi da 1’ incarico al Bertini di farne duesole delle 42 ed uno stipite per la portamaggiore; Io che fa dubitare che il se-condo stipite e le altre 40 colonne fosserogiä cavale, oppure allogate ad altri scar-

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pellini, di-che s ignora finora il contratto;mentre all' istrumento predetlo ed allacongettura nostra servir possono di schia-rimento e di appoggio molti ricordi, let-tere famigüari ed allro dello stesso Miche-lagnolo , posseduti gli uni dal pittore vi-vente Buonarotti, e le altre dal cav. Co-simo Buonarotti suoi illustri discendenti.

Uno di quei ricordi scritto nel giornostesso del detto contratto dice : « Io Miche-lagnolo, oggi detti dei mille ducati d’oroche avevo nel sacchetto cucito, 30 a To-polino scarpellino di Seltignano , 35 adAndrea (di Giovanni di Andrea) scarpel-lino pur esso di Settignano , affinche an-dassero a Serravezza a eavar marmi perla facciata della chiesa di S. Lorenzo». Daaltro ricordo poi siamo avvisati, che nelgiorno dopo quei contratto ( 30 otto-bre 4548) Michelagnolo stesso parti daFirenze per Pietrasanta onde mettere al-l’opera i detti scarpellini.

Che perö questa non fosse la primavolta che si lavorasse alle cave dellaCappella, nö che vi si recasse il Buona-rotli, Io danno a conosscere le espressionidel contratto del 29 ottobre 4518 rispettoalla colonna rimasta irv quelle cave ; eduna scrittura del 29 m>aggio 4548 con laquäle il Buonarotti aivtieipö un accontodi cento ducati d’oro fa diversi scarpellinidi Settignano per 1’eseavazione dei mar-mi nella montagna di Serravezza , consi-stenti in colonne, stipiti ed altri pezzida servire per la facciata della chiesa diS. Lorenzo, da stare sotto gli ordini dimaestro Donato di Giovanni Battista Bend,scullore fiorenlino.

Cotesto maestro Donato scultore, cheebbe domicilio in Serravezza , presiedevanon solo all’escavazlone de’ manni , maancora dirigere doveva la strada de’carridaila Cappella sino alla marina,

Realmente uno de’ teslimonj esaminatinel 4548 rispetto ai confini fra la Comu-nitä di Serravezza e quella di Montignoso ,rammentö un maestro Donato fiorenlinostato molti anni addietro capo maestrodella strada de’carri alla marina.

Che poi innanzi il 4548 1’ escavazionede’ marmi ne’ monti di Serravezza fossequasi vergine, si puö dedurre da alcunelettere famigliari inedite dello stesso Buo-narotti ora presso il cav. Cosimo suo di-scendente, Cilerö fra quelle una diretta daSerravezza a Firenze ad un amico, cuidiceva: « Che il luogo da cavar marmo e« molto aspro, e gli uomini molto igno-« ranti per simili esercizj, e perö bisogna