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Inoltre il Danti ragguagliava il gran prin-cipe di aver scoperto nello stesso montealtri punli donde si potevano cavare mar-mi bianchi in grande quantitä per opera(diceva) di quadro bellissimij i quaii mar-in i (soggiunge in quella lettera) si trovanosopra il luogo detlo la Folht di piü facileaccesso, essendo che la sua salita era unterzo meno che alla Cosla de’ Cani.
Mancato perö Cospno I si abbandonö,quasi affatto l’escavazione de’ marmi; esebbene nei sili piü bassi e piü vicini almare della Cappella e del monte di Bram-biserra si continuasse qualche poco a ca-var marmi, quelli perö del Mont’Allissimofurono abbandonali affatto; laiche un obliodi circa 250 anni nascose all’industriu delpaese cotesta risorsa territoriale, ondeil ch, Gio. Targioni-Tozzetti un secolo ad-dietro esclamava: « Essere stata una gran« vergogna per noi Toscani che non siasi« mai pensato efficacemente a riaprire la« cava di marmo statuario del Monte Al-« tissimo ».
Tempi piü propizj preparava ai Serravez-zesi il secolo presente incline alle intrapreseindustriali. Fu il signor Marco Borrini cal-do di amore mnnicipale, quello che nel■1820 ottenne dalla Comunitä di Serra -vezza unu gran porzione del marmoreoMonte Altissimo e fece istanza al governodi Firenze per essere soccorso onde riat-tivare quelle da lungo tempo abbandonateescavazioni, Egli l’ottenne ed in graziadella sua attivitä i fianchi meridionali diquel monte hanno dato marmi in pezzigrandiosi per statue di marmo ordinarioe statuario fiuo, ossia di prima e secondaqualitä, senza essere deturpali da macchienö da vene.
Fra le diverse cave di detli marmi quelledi Falconaja sul Monte Altissimo sono lepiü accreditate per la bianchezza, linezzae pastositä del marmo. Sono coteste cavenuove poste tra quelle della Vincarella alev. e le cave della Polla a pon., circa 7tniglia distantidul luogo deH’ imbarco, dettoil Magazzino de’Marmi; e due miglia emezzo pure distanti di quelle piü antichedella Cappella.
A imprimere nuova vita e coraggio acotanta impresa, oltre la munificenza delgoverno granducale, vi contribui ancorala presenza dell’ augusto Leopoldo II , ilquäle sino dal gennajo del 1825 si degnövisitare e nel niarzo del 1838 tornö a ri-vedere i Iavori, e li marmi scoperti sulMonte Altissimo; e quell’ augusto poteleggere nel cuore di quelle popolazioni un
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rispettoso amorevole voto che io espriraevaaltre volte (Jnlol, di Fir., maggio 1826)che si scolpisse nelle marmoree pareti sottoil nome di Leopoldo II , queste veridicheparole Hic ames dici Pater atque Princeps.
Dopo tutto ciö e gioco forza conclude-re che erasi serbaio al regno paternodi Leopoldo II una palma sfuggita, diröcosi, di mono al I Granduca di Toscana, eforse anche ul pont. Leone X , sotto ilquäle si scuoprirono le prime cave di mar-mo bianco ordinario della Cappella, dovefece lavorare Miehelagnolo Buonarroti.
Io non parlo ne de’ marmi mischi otrecce sotto Stazzema , ne del tardigliofiorito sopra il Canale della Mulina, nedelle nuove miniere tentate al Bottino,Levigliani, ecc., perche spettnno tutte allaComunitä di Stazzema , dove saranno ram-mentate; indicherö solamente le minieredi cinubro che atlivaronsi nel 1840 congrande appurenza di iucro, e nelle quaiiignoro l’esito delle tre societä mineristi-che che fino d’allora si formarono ; e dicui feci parola all’Art. Ripa di Corvaja,cni invio il letlore.
Solamente uggiungerö che le industrieprincipali e piü costanti de’Serravezzesile forniscono i suoi marmi, le sue seghe aacqua ed i cosi detli frulloni, cose nelle quaiisi impiegano circa 600 persone, compresi icarrettieri impiegali giornalmente al tras-porto dei marmi greggi e lavorati allamazza.
Fra le molte seghe ad acqua mosse daltorr. Ruosina o da quello di Rimagno,o da entrambi riuniti a Serravezza , meritaspeciale menzione l’edifizio da -pochi annieretto sotto Serravezza da mons. Herrera;il quäle dopo avere operato molto colsenno e con i mezzi pecuniari al pro-gresso dell’escavazione sul Monte Altissi-mo ed allo sviluppo del commercio mar-moreo in quel paese , ivi nell’ aprile del1843 lasciö la vita. Consiste queil’edifizioin una macchina detta a telajo, di nuovainvenzione, consistente in otto telaj diseghe (in tutto 250), sinche esse seganonel tempo medesimo 250 tavo'.e di mar-mo con tale precisione da non aver piübisogno alcuno di essere lustrate.
. Dopo avere indicato l’industria princi-pale della quäle la terra di Serravezza öcentro, dovrö far parola di sette fabbricheerette nella ripa destra del torr. Ruosinaper uso di ferriere, compresa la fabbricadella fonderia e rameria Pacchiani, comeindustrie che danno lavoro a circa 70lavoranti.