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ed il gr. 43° 42’ 8” latit., 8 miglia a ostrode’Monti di Carpegna o della Penna Biilinello Stato Pontilicio, circa 6 miglia alev. della Badia Tedalda,46 miglia a grecodella Pieve S. Stefano e circa 6 migliaa maestro di Mercalello.
Grande e la fama, sebbene ignota sia1’origine di Sestino , sia per i molti rao-niimenti romani che costi si irovano rac-colti, sia per la diehiarazione ehe di essopopolo fece Plinio il vecchio, chiamandoliOppidani Senlinates.
Infatti che Sestino facesse parte dellacontrada Umbra di Sentiao coiupresa nellatribii Lemonia non ne lascia dubbio lafamosa baltaglia data nell’anno 526 U. C.ai Galli nel contado Sentinate. La quälvittoria dai Romani riportata meritö al con-sole 0- Fabio Massimo , che comandavaIe loro legioni grandi premi pei soldatiche in quellu ebbero parle ed per luistesso gli onori del trionfo sopra i Galli ,gli Etruschi e gli Umbri. (Livii, Histor.Rom ., lib. X.)
Mn sebbene perö siano stali trovati inSestino avanzi di terme, di templi, ece.,sebbene all’altare massimo della sua chiesaprincipale fosse collocata per mensa por-zione di una base mannorea allusiva allacuria di Sestino ai tempi dell’ imperatoreGraziano (anno di G. C. 370 circa), con-tuttociö la storia di cotesta terra lino alsecolo XIII si nasconde fra le tenebre.
Imperocche io dubito forte di arnmet-tere per legittimo un privilegio del däagosto 962 attribuiLo all’imp. Ottone Idato in Viterbo a favore di uno della fa-miglia di Carpegna, cui conferiva fra glialtri I’ oppido di Sestino ; avvegnacchemolti diploinalici dubiteranno della veritädi detta scrittura, sia per 1’ espressionein quella adoperate, sia per la data cro-nica di Viterbo 45 agosto 962, quandol’imperatore stesso era in Pavia o al Lagod’ Orta dove lo troviamo aila fine delluglio e nell’ agosto di quell’ anno stesso962, ecc.
Mancando pertanto ogni fondamentoper attribuire l’oppido di Sestino ai contidi Carpegna, non abbiamo finora nulladi piü antico di un istrumento del 25 ot-tobre 4232 pubblicato dal MuratoRi nellaDissert. XXI delle sue Antichilä italiane,dal quäle si rileva che fino d’allora esi-sleva in Sestino la chiesa parrocchialededicata come ora a S. Pancrazio, mache vi siedeva lino d'allora un arcipretedi detta chiesa parrocchiale e plebanadove fu scritto l’istrumento alla presenza
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del suo arciprete Ranieri fratello di Ugue-cione Dadei il quäle con quell’atto donöalla S. Sede in mano del suo legato Rai-naldo, suddiaeono e cappellano del ponte-fice Gregorio IX reltore della Massa Tra-baria, il quäle riceve tutti i suoi beni cheteneva nelle diocesi di Cittä di Castello,di Monte Feltro e di Sorsina, fra i qualiil Castello Alfero con la sua corte e di-stretto, il castello e distretto di Corneto,di Masseto, di Montegiusto, di Fontechiusi,di Selva piana, di Montebottolina, laVilla di Roflello, ecc., con quella d'Itri emolte altre attuahnente comprese nelleCom. di Pieve S. Stefano , di Bagno, diSestino, di Verghereto , di S. Agata e diPenna Billi; le quali ville e eastelletti ildonatario confessö di ritenere e possederea nome della Santa Sede , promettendo direcai-e ogni anno a titolo di censo nellafesta di S. Pancrazio al rappresentantepontificio un astorre ed un cero di libbraalla pieve di Sestino della Massa (Tra-baria).
Infatti il distretto di Sestino della MassaTrabaria si manlenne suddito alla SantaSede fino al 4546, comecche molti di queicastelli e ville nel 4232 fossero state in-feudate ai monaci del Trivio e di Bagno,ai conti.di Montedoglio, ai Pielramalesied ai Faggiuolanesi, ai quali Ultimi furonoanche confermate alla nace di Sarzana del 4358.
Ho detto giä che il territorio di Sestino si mantenne soggetto nel temporale e nellospirituale alla Santa Sede fino itel 4546,quando il pontefice Leone X lo distaccödal ducato di Urbino e dalla Diocesi diMontefeltro. E perche nella guerra pereonquistare alla chiesa il ducato di UrbinoSua Santitcä aveva speso piü di 800,000ducati d’oro, pari allo stesso numero difiorini avuti a titolo d’ imprestito dallaRep. Fior., il Santo Padre pensö di slac-care dal governo politico ed ecdesiasticoil territorio di Sestino , dichiarando Nul-lius Diacesis l'arcipretura medesima, erinunziando a favore del Comnne di FLrenze quei territorio con le fortezze diSan Leo e di Majolo in compenso dellagrossa moneta imprestata. II quäl partitofu sanzionato con rogito del 20 novembre4520.
Ma 1’ anno dopo essendo accaduta lamorte di Leone X, il duca d’Urbino Fran-cesco Maria della Rovere non stette moltoa inviare le sue forze a San Leo ed aMajolo per riavere, stccome riebbe presto,quelle due fortezze; sicchfe alla Rep. Fio-