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monj sentiti precedentemente dal noto relongobardo in Siena . Avvegnache se dallaprima sentenza del maggiordomo del retraspira il luogo dove i Longobardi finodal 715 tenevano il tribunale di ultimaistanza , ossia la corte regia, presso lachiesa di S. Martino, col secondo atto siviene a conoscere quali fossero allora lecondizioni poliliche e civili di detta cittä,e di una gran parte del suo contado.
Che piü, se io non m’inganno a parlito,mi sembra di trovare in alcune espressionidi quel processo che la cittä e contado diSiena fino d’allora non dipendeva da ta-lun duca, ma che essa era governata dagastaldo direltamente soggetto al re diLombardia , egualmente che dallo stessore dipendeva per la parte economica l’al-tro gastaldo.
Donde che in un editto del re Roturisi legge che se il duca , o il giudice chefu ordinato dal re nel luogo non conser-verä la veritä e la giustisia, sia condan-nato in 20 soldi. Sebbene il chiarissimoMuratori fosse di parere (Dissert. VI) cheil giudice non fosse nient’altro che quelloche dopo fu chiamato co nie.
E per questo che fino dal principio delsecolo VIII Siena era governata da duegastaldi diversi, uno de’quali per il poli-tico e per la giustizia, l'altro corae am-ministratore economico dle’beni ed entratedovute alla corona. Illo autem tempore(dice il compendio di quella procedura)Senensis civitas erat domnicata ad manesJriberti regis Langobardorum. Ed e per-ciö che nel 742, vivente il re Ariberto IIsiedevano in Siena due gastaldi, incari-cato uno, Roberto, della parte economica;1’alDro, Gundiberto, per gli affari politici.Frattanto quest’ultimo, che era eugino delvescovo di Siena , allora vivente, per nomeDeodato, si recö in compagnia dell’altrogastaldo regio alla Pieve di Pacina perimpedirne la visita diocesana , sotto pre-testo che quella Pieve era eompresa nelcontado Sanese; ma i servi del vescovod’Arezzoopponendosi seriamente alle rimo-stranze del gastaldo politico, Io uccisero.
Dalle numerose deposizioni di quei vec-chi testimoni risulta che Siena riebbe isuoi vescovi sotto il re longobardo Rotari,e che dopo la morte del gastaldo politicoGundiberto, eugino di Deodato, allora ve-scovo di Siena reclamante, era succedutoun altro gastaldo politico per nome War-nefrido, il quäle nel 745 assiste alFesamedi quei testimoni, due de’quali chiamaronoIo stesso gastaldo con l’epiteto di giudice.
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10 nom saprei dire poi se fu lo stessogastaldo, quei Warnefrido che nel 730fondö il monastero di S. Eugenio pressoSiena .
Certo e che nel 752 il gastaldo politicodi Siena appellossiGausbertoe che innanzi
11 gastaldato politico di Gundiberto uceisonel 742 alla Pieve a Pacina fu un taleAVillerat; il quäle per testimonianza di unvecchio sacerdote restaurö molti anni in-dietro la chiesa di S. Ansano a Dofana,dove il prete stesso fu ordinato in graziadella generositä di quei gastaldo, che volleaffrancare quei servo e renderlo liberoper potersi ordinäre.
Inoltre dalle dichiarazioni fatte da di-versi di que’ testimoni npparisce quälefosse allora il sistema governativo di Sie-na , dove non solo siedevano i gastaldio giudici supremi, ma ancora gli arimannlo giudici secondarj e che i gastaldi poli-tici di Siena indipendenti dai duchi, dove-vano trovarsi per avventura in condizioniegualmente nobili di quelle dei gastaldi diCapua , uno de’quali ordinö ai suoi gover-nati di chiamarlo conte e non piü ga-staldo.
Ma per quanto riescisse solenne la con-ferma del giudizio pronunziato in Siena nel 715 dal maggiordomo Ambrogio, me-diante la sentenza di un tribunale in ul-tima istanza aflidato dal re Luitprando aquattro vescovi della Toscana, di Firenze ?Fiesoie, Pisa e Lucca , assistiti da varjteologi, e data nella Pieve di S. Genesioalla presenza di molti testimoni in favoredel diocesnno di Arezzo , con tutto ciö ilvescovo di Siena volle tentare un ultimoappello, ricorrendo allo stesso re in Pa-via, il quäle assistito dal vescovo dellasua capitale e da altri probi uomini pocodopo confermö le due sentenze date inSiena e nella chiesa di S. Genesio.
Se per altro ciö per qualche tempo rac-chetö la controversia, questa divampö dinuovo nel 754 ed anche quest’ anno ilvescovo di Siena Anfredo ricorse al reAstolfo in Pavia , che delegö tre vescoviad esaminare la lite, decisa poi da essiin favore del prelato di Arezzo e confer-mata dal pontefice Stefano II con bolladel 20 maggio 752, dalla quäl bolla ri-sulta, che tutti i chierici od altri che vo-levano dal sanese passare ad Arezzo perordinarsi, dovevano esser munili di unacarta, permesso politico o R. Exequaturdel gastaldo politico di Siena , dove allorasiedeva in tal qualitä un tale Gausperto.Cosi il pievano di S, Vito in Creta (San