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una chiesa di Lucca , il conte Adalberto,che allora avea il titolo di duca, inviö isuoi miesi a yerificare della convenienzadi quella permuta, ( Memor. Lucch., vol, V,
p. II).
Ci siamo restali col conte educa Adal-berto I di Lucca verso l’anno 886, tosto-che non si conosce l’anno in cui sotten-trö al padre il marchese Adalberto II ,detto il Ricco; sin perche dall’886 all’ ot-tobre dell’anno 890 vi e nelle carte luc-chesi una lacuna che ci rammenta un’e-poca trista per l’Italia e poco onorevolepel nostro conte, duca e marchese Adal-berto II , quando le discordie de’ nipoti epronipoti di Carlo il Calvo , Lodovico ilBello e Carlo il Grosso , mostrando ognisorta di degenerazione nel corpo e nellospirito, lasciarono anche 1’ ltalia in baliadi se stessa, e permisero che a riprese ve-nissero dall’Alfrica e dalla Sicilia , Sara-ceni e Normanni a dcvastare le Toscanemaremme.
A quest’ultimo marchese Adalberto II Io dubito ehe riferire debbasi un pla-cito pronunziato in Firenze il 4 marzodell’anno 897 imperando in ltalia Lam-berto, figlio del fu imperatore Guido diSpoletoj al quäle plncito oltre il contedel Palazzo Ainadeo, jnviatO da detto im-peratore, assisterono v arj ves>covi, fra iquali Lupo vescovo di Siena , due scabinied un conte di Firenze . (Mubatori, Anl.Medii Min, dissert. 4(1).
Allo stesso marchesei Adalberto II di-venuto marchese ereditario in graziad’una legge di Carlo il Calvo , eredo pureabbiano ad applicarsi tulte le carte po-steriori di Lucca , nelle quali fino al 910egli fu rammentato ora come duca (Cartedel 3 febbrnjo, del 23 novembre 899, 20e 2i agosto 900, ecc.) ed ora come mar-chese. (Carta del dicembre 904).
L’ultima volta che le carte lucchesirammentano cotesto marchese Adalberto II 6, oltre un placito pronunziato in Lucca nel novembre del 915 da un misso del-l’imperatore Berengario che stuva nellacasa dello stesso marchese fuori di Lucca ,un alto di corto pubblicato nella pag. 3,del vol. V delle Memor. Lucch,, senzadata cronica, ma che il chiarissimo abateBarsocchini suppose scritto poco innanzidi morire, cioe nel 916 o 917, relativoalla donazione fatta da detto marchesealla cattedrale di Lucca delle decime dialcune sue corti poste in Lucca , in Bran-coü, in Garfagnana, a Pescia ed a SanGenesio, Alla quäl carta leggesi sottoscritto
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! Adalbertus Marchio, con l’assistenza sua.
Dopo perö il 915 mancando le notizieI certe di questo marchese, talche vi e ra-gione di credere che a luijpoco dopoil 915 mancasse la vita.
Se in grazia del capitolare di Clarloil Calvo non solo furono dichiarati ere-ditarj i titoli di marchese, ma ancora dialtri principi e grandi vassalli deH’impero,e da credere che entrassero in questo nu-mei'o i conti e valvassori de’ paesi spie—ciolati, talche d’allora in poi la feudalitäs’impadroni di quanto a titolo di feudo od’enfiteusi anteriormente possedeva.
Furono di questo numero i conti ma-remmani degli Aldobrandeschi e quellidella Gherardesca, aH’ultimo de’quali pro-babilmente dev.e riferirsi un istrumentolucchese del 13 ottobre 870 scritto in Ve-truniano (presso Yada), col quäle il conteW ircheramo insieme alla sua moglie la Con-tessa Mona o Bona, ivi fondö una cap-pella dedicata a S. Maria ed ai SS. Apo-stoli dotandola di varj beni e poderi, unode’ quali aveva a confine le terre di SanSalvatore a Montione (le due Badie).
Ora il trovare rammentati questi luoghipresso la Castellina morittima, il sapereche nel castel di Vetruniaiw) si credevanonel 1022 i sei figli del Tedice fondatoridella Badia di Falesia, ed il sapere che iconti della Gherardesca ebbero molti pos-sessi in quelle parti, danno ragione didubilareche quel conte Wircheratno fosseuno della prosapia Gherardesca, dal quälederivarono quasi due secoii dopo i contiGherardo e Tedice, fratelli e figli di oltroconte Gherardo, il primo de' quali fondöneij. 1004 la Badia di Santa Maria a Se-rena , ed il secondo trovammo nel 25febbrajo del 991 in Lucca a ricevere ibeni ad enfiteusi da quel vescovo spet-tanti alla pievaccia di S. Giusto in Pudulesull’Era dirimpetto a Capanuoli. (Memor.Lucch,, vol. Y, pag. 3). — V. Vetro-niano di Vada.
Aveva ben ragione il Muratori di as-serire, che innanzi Carlo Magno assaidiflicilmente s incontrano marchesi in Ita-lia (Mot. Medii JEoi, dissert, 6), come-che anche ai tempi dei Longobardi si ap-pellassero Marche o Chiuse le provinciedi confine, Infatti Anastasio bibliotecario nella vita del pontefice Adriano I , par-lando degl’Italiani che avevano invitatoCarlo Magno a scendere in ltalia, rammentale Chiuse o Marche di confine: de ClusisLangobardorum fugientes reversi sunt ad:praefatum pontificem. —Vedi Ciiiusa.