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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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conte dffll JSacro Palazzo, essendo questa

seconda vrolta piü dubbia la via di Siena .

Dopo um impero glorioso di quasi un-dici ann i nnori Otlone I, che giustamentedopo Ca rlo Magno si era acquistato einantennecostantemenle l’epiteto diGrandeper le sae grandi imprese in pace ed inguerra. Gli succede il figlio Ottone II chefino daH’anno 967 si era associato all’im-pero; nna tanto esso come il di luifiglio e successore Ottone III , non eredi-tarono »e il valore ne Ia saviezza di Ot-tone il Grande .

Ne tampoco e da credere che da Siena passasse mai il figlio imperatore Ottone II dopo succeduto al padre, per quanto moltevoite venisse in Italia ; giacche un privi-legio concesso da qiiell’imperatorc in Ra-venna nel di 31 dicembre, indizione IXe XX del regno e XIII (sie) del suo im-pero, porta la data di Ravenna , anzichedi Lucca . (Memor. Lucch., p. III, vol. V),allorche Ottone II concede e confermöalla ebiesa inaggiore ed al vescovo di Lucca varie castella, ecc., dove comandö chenesstnio duca, marchese, conte, visconte ,giudice pubblico o gastaldo, o altri cheavesse potestä giudiziaria, ardisse comporrealcuna cosa sopra gli uoinini, vill'e e ca-stella donate ai vescovi di Lucca .

Per quanto ne dubitasse il Muratori,dicesi la stessa cosa di un secondo privi-legio concesso ai canonici della cattedraledi Lucca l’nnno dopo 982, 21 dicembre,indiz. X, dato nella cittä di Salerno .(Muratori, Op. eil., dissert. 62).

Nellanno inedesimo 982 secondo Io stessoMuratori, nella dissert. 5, vol.Y dell’Oper«precitata, spedi presso Taranto ne!48apri-le , indiz. X dell’anno prenoininato unprivilegio a favore del vescovo di Salerno ,ch'egli qualifica suo vicario, con cui Io in-veste di quanto gli aveva donato il principedi Salerno Gilolfo nel 946il quäle edi nuovonel 9S0, quando Giovanni vescovo di Sa-lerno era abate del monastero di Cava ,donö a lui ed al suo antecessore moltibeni posti tanto dentro la cittä di Sa-lerno come fuori, e nel contado Ca-puano, ordinando che nessun principe,duca, marchese, conte, gastaldo, vescovoardisca spogliare il detto prelalo nei suoisuccessori delle cose a lui donate.

Eguali diritti sembra pertanto che fos-sero restituiti alle cittä e vescovi d’Italia da Ottone I , II e III e da altri impera-tori dei secoli XI e XII al pari degl’im-peratori Carlo il Grosso , Lodovico III, diBerengar io I e dei principi longobardi diSalerno .

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Frattanto ci siamo avvicinati alla finedel secolo X senza citare un istrumentoche accresca luce alla storia civile di Sie-na , giacche non la possono schiarire nöi documenti di quel secolo relativi ad al-cuni magnati di Maremma , ne tampococi serve una carta del miile (7 aprile,ind.XlII), scritta in Siena dal capitolo diquella cattedrale, se non per iseuoprireche in quel tempo era vescovo di Siena un Ildebrando, e che quel capitolo con-tava fino d’allora non meno di sei digni-tä, che ivi si firmano per ordine di su-premazia, cioei. 0 il Preposto ; 2." l’Arci-diacono; 3." il Priore della scuola (Mae-stro de’Chierici); 4,°il Primicero; S.° ilVisdomino o Vicedomino e 6.° il Diaco-no. (Muratori, Op, cit., <iissert. 67.)

Citerö piutlosto un atto pubblico scriltonel gennajo, indiz. XV, e perciö dell’anno4002 e non del 1003 come ivi si legge,relativo alla conversione del monasterodella Berardenga fondato nel 867 da unXVinigi salico e conte di Siena , in un con-vento di monaci dell’ordine Camaldolense;perche da quell’atto si seuoprirono dtiefratelli salici con le loro mogli dipendentida quello stesso Winigi conte di Siena .Cotesti due fratelli appellati Rodolfo eBernardo o Berardo, furono figli di altroBerardo o Bernardo defunto, di originefrancese (forse conti) e di legge salica,- deiquali due fratelli son nominate pure le ri-spettive mogli cioe Feta moglie di Rodolfoe figlia del fu Faroifo e Gisla moglie di dettoBerardo, figlia del fu Rodolfo. Che sebbenein quell’atto nessuno de’nominati si qua-lifieasse col titolo di conte, con tuttociöda quel documento stesso risulta che essierano della stessa prosapia del conte 'Wi-nigi, fondatore dello stesso monastero, si-tuato intra Comitalus Sanese in loco Campitibi (licilur Fonlcbona super fluvio Cojo.

Dal lodato Muratori, che nella Disser-zione LXVI delle sue Anlichilä Ilalianeriponö l’uno e l’altro documentOj si vie-ne a sa[iere che nel privilegio dell’867scrilto nel mese di febbrajo fu il conteWinigi di Siena salico figlio del fu Reghi-neri (Ranieri) marito della contessa Ri-childa, quello che insieme con la sua con-sorle fondö il detto monastero nel 867posto in luogo detto Campi n Fonte-bona paese senense sopra il fiume Co-gio; e che dopo avere consegnato al mo-nastero medesimo di S. Salvatore una co-spicua dote, compresovi l’oratorio di SanAnsano in platea senense, riservasse a söstesso ed alla moglie il suo giuspatronato,