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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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dl recarsi a Roma per difendere pressoquella corte gl’interessi del Comune e daquell’epoca in poi, si accrebbero vistosa-mente le opere pubbliche in Siena e lacittä stessa si arricchi di memorie. Allorafu che anche ad onta delle nuove censureecclesiastiche fulminate dal pont. Inno-cenzo IV contro Federigo II, i Sanesipreferirono al partito guelfo della chiesaquello ghibellino, per cui si manten-nero sempre iigj aH’impero, in difesa delquäle inviarono in Lombardia i soldatidesignati in servizio di quell’ imperatore.(Loc. cit,)

Per Io contrario Firenze in quel temporiformava il suo governo, facendo nel 1230,per riparo contro i ghibellini, come disseGio. Villani, il primo popolo; mentre iPriori ed i Conservatori del popolo diSiena si occupavano di un nuovo statuto,l’unico fra i piü antichi conservato, il quäletrovasi repartito in 87 rubriche (loc. cit.)con la data cronico del 14 gennajo 1249(1230 Stile comune).

Quindi nell’anno slesso i Priori del Co-mune di Siena contrassero obbligo con iPisani per liberare i Pistojesi dall’ ostelucchese che infestava le sue terre.

Ma cotesta lega non fece allro che ac*cendere ntaggior fuoco, perocche i Fio-rentini col pretesto di accorrere in soc-corso de’ loro amici Luccbesi rivolserole armi contro i Pisani. Ne qui giä siarrestarono , poiche appena fatta treguacol nome di pace fra i Fiorentini ed iPisani, i primi rivolsero le armi controi Sanesi prendendo la via di Montalcino (1232) che 1’ oste di Siena stringevad’assedio. Non era appena terminata laguerra nella quäle i Fiorentini libera-rono dall’ assedio i Montalcinesi, che nel1233 l’esercito Sanese si recava di nuovocontro Montalcino , in guisa che la Signo-ria di Firenze ordinö la marcia delle suemasnade contro Siena , le quali .strada fa-cendo danneggiarono non solo i sobborghidi Siena ma ancora varie castella dellaBerardenga e della Scialehga, innanzi direcarsi a liberare Montalcino assediato dinuovo dall’oste senese .

Dopo aver provvisto questa terra divettovaglie i Fiorentini si recarono a sog-giogare la cittä ghibellina di Pistoja, cheordinö a parte gueifa; quindi avviossiiiuovamente contro Siena e di primagiunta si pose ad assediare il castello diMonteriggioni , finche dai sindaci inviatidalle due cittä, nella pieve di S. Donatoin Poggio sotto di 31 luglio 1233, fu

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conclusa una di quelle brevissime paci, acondizione che i Sanesi non dovesseropiü recar danno alli terrazzani di Mon-tepulciano e di Montalcino amici de’Fio-rentini.

Ma quando Siena stabiliva ciö con ilsindaeo di Firenze , dominava in questacittä ape'rtamente il partito guelfo, macopertamente quello ghibellino, a capo delquäle eransi formali molti della potentefamiglia degli Uberti. Fu pertanto nel1238 che alcuni di casa Uberti, venuli insospetto al popolo, furono presi, accusatied in poche ore condannati nel capo; efu allora che la plebe fiorentina corse fu-ribonda alle case degli Uberti, poste nelluogo dove oggi e il cavallo detto di Piazza,perche dirimpetlo all’attuale Palazzo Vec-chio ; e dalla furia del popolo si atterravanoquelle case, cui succede un pubblico de-creto di mai piü su quel suolo rifabbri-care; ed algiugno dello stesso anno furonocacciatiin esilio molti ghibellini, fra i qualiil celebre Farinata degli Uberti ; dondequella gente con molti magnati di con-tado si refugiarono in Siena , dove furonofestevolmente accolti.

Raccontasi da alcuni che la Signoria diFirenze inviö al governo di Siena amba-sciatori per lamentorsi di avei'8 l'iüettatotanti fuoruscili esiliati dalla loro cittä,essendo uno quello de’ patti stabilili nellapace del 31 luglio 1233.

Ma i Sanesi, che di corto avevano con-cluso un trattato di alleanza col re Man-fredi di Napoli , non diedero ascolto asimili reclami, talche si vuole che il Co-mune di Firenze , adontato da tal proce-dere, dichiarasse ai Sanesi quella guerra,che riesci per le conseguenze la piü me-morabile di tutte le altre nella storia delleRepubbliche del medio evo.

Giä piü d’una fiata dissi, che io sogliopreferire ad ogni altro scrittore quell!contemporanei, fra i quali non viveva «quella etä che lo storico Ricordano Ma-lespini, ed un secolo dopo l’annalista luc-chese Tolomeo; vale a dire i due piü an-tichi, a parer mio, che registrarono gliavvenimenti della battaglia di Vlontaperto,della quäle, disse Tolomeo, dai tempi del-l’era cristiana in poi non fuvvi una piüorribile strage: nee erat locus refugii ,quia undique erant hoslibus vallali.

In vista di ciö spero di non meritarebiasimo, se in confronto di due scrittoriToscani i piü antichi e decisantente delpartito guelfo, io mi giovo non di radodi documenli sincroni estrotti dall’Arch.