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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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di unn cillä che fu allora decisamente ghi-bellina.

In questi tempi, cioe nel 4259, scriveva

10 storico Malespini (cap. 453 delle sueIstorie ), i ghibellini di Siena ordinaronodi mandare ambasceria in Puglia al reManfredi, che alla fine promise un soccorsodi cento Cavalieri tedeschi, e per quanto

11 dono fosse povero, pure per un figlio dimesser Farinata degli Uberti accettaronola proferta di quel re, ecc, Che perö ilracconlo del Malespini non fosse troppoesatto, lo da a conoscere piü di tutlo unprivilegio dello stesso re, dato in Locenanel regno di Puglia nel mese di niaggiodell’anno stesso 4259, e diretto a llde-brundino figlio di Ugodel Palazzo, inviatodai Sanesi ambasciatore al re Manfrediinsienie con Bulgaro di Postierla potestä,e con Bonifazio di Gorrano capitano delpopolo sanese, ad oggetto di prestare giu-ramento di fedeltä a nome del Cornunee popolo di Siena a quel re, il quäle asimilitudine di Federigo II dichiarö inquel privilegio di prendere sotto la suatutela la cittä, il contado e gli uominisanesi. (dreh. Dipl. San. vol. Fll dellePergamene, iV.° 705 e 700)

Sappianno inoltre che invece di centocavalieri tedeschi il re Manfredi ne inviüottocento comandati dal conte Giordanonella qualitä di suo vicario regio, la quäleCavalleria arrivö in Siena innanzi che spi-rasse l’anno 4259 ( loc. eit. Perg . N.° 695).Fraltanto i Fiorentini nella primavera del4260 inossero la loro oste per la via diSiena , e dopo aver preso alcune castellaloro, si accamparono fuori di Siena versoporta Camullia, sieche da quella parte te-stet assediata la stessa cittä,

Avvenne pertanto che un giorno (48inaggio) i fuorusciti ghibellini di Firenze dessero ai soldati tedeschi ch’ erano inSiena da mangiare a sazietä, e bene avvi-nazzati, promettessero ai medesimi pa-ghe doppie. Caldi essi in tal guisa di vinoe di speranze, uscirono fuori ad assalireil campo nemico con tale impeto e vigo-re, che pochi de’Fiorentini ebbero campodi mettersi in arme; cosicche gli assa-litori fecero all’oste grandissimo danno,talche lo storico sanese Malavolti trovöscritto in autore quasi contemporaneoche in quell’improvviso assalto morisserointorno a 4300 dei loro. Arroge allostesso assalto il fatto, da due opposti scrit-tori diversamente narrato, di un decretodeliberato dal popolo sanese nel giornodopo nella chiesa di S, Cristofano, cui

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presitedevano il potesta di Siena FraneescoTragihisi, e Rinfredo dell’ Isola capitanodel piopolo e Cornune di detta cittä, allapresenza del conte Giordano; col quäledecreto fu deliberata un’onorevole ricom-pensa a quei Tedeschi che nel giorno in-nanzi con si buon efletto avevano controi nemici combattuto,

Cotesto decreto pertanto riportato dalMalavolti nelle sue Storie sanesi (üb. II,p. II.) non solo starebbe contro a quantoscrisse il Malespini (uü, cap. 464), ma nerisulterebbe che il conte Giordano era giäin Siena nel 42 maggio del 4260, e nongiä che egli vi arrivasse, come altri dis-sero, alcuu tempo dopo con 4800 cava-lieri tedeschi; sieche arrivando in Siena da Napoli quel rinforzo dopo il maggiodel 4260, in compagnia non giä del conteGiordano ma degli ambasciatori sanesi tor-nati per la seconda volta a chiedere nuovagente d’armi al re Manfredi, esso fu re-putato bastante a Siena per difendersidall’oste che i Fiorentini con le cittä eterre della Lega guelfa contro di loropreparavano.

Quindi e che i Comuni di Firenze , diLucca, di Bologna, di Pistoja, di Prato ,di Volterra , di S. Miniato, di Colle, diS. Giminiano, ecc., i quali tutti erano intaglia guelfa, dopo aver riunito in Fi-renze i loro contingenti partirono all’u-scita di agosto del 4260 per Siena , me-’nando seco il Carroccio e in altro carroapposito la campana della Martinella; e,in fede di un testimone di vista, quäle fuRicordano Malespini, andovvi quasi tuttoil popolo fiorentino , mentre non fu casane famiglia che non vi si recasse o a pie-di o a cavallo. Quando si adunarono tuttecoteste genti (cito le parole stesse del Ma-lespini) nel contado di Siena in sul fiumeVia, al Iuogo chiamato Mont’Aperto, coiPerugini ed Orvietani venuti in ajuto deiFiorentini , sitrovarono essere piü di millecavalieri e piü di 30,000 pedoni.

Con tole apparecchio si vuole che i ghi-bellini di Siena ricorressero a qualchetradimento, e qui si aggiunge al dettodello storico fiorentino quanto scrissel’annalista lucchese.

Avvenne pertanto che la Cavalleria te-desca percosse rovinosamente quella deifiorentini , dove era il traditore Boccadegli Abati; questi allora tagliö le manidi Jaeopo de’ Pazzi, che ne portava labandiera, siccome era stato coi nemiciconvenuto ; cosicche veggendo 1’ oste fio-rentina l’insegna abbattuto, ed il tra*