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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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che e reso palese da una sua letterascritta al Comune di Volterra li 10 lugliodel 4270, mentre era negli alioggianientipresso il Monistero di S. Eugenio nelsaccheggio di Siena . (Arch. Dipl. Fior.Carte della Comunilä di Vol terra.)

Nello stesso anno 1270 i Fiorentinivincitori a Colle ottennero mediante untrattato conclnso col governo di Siena dirimettere in cittä i guelfi fuorusciti. Pocodopo perö il governo di quella cittä futassato dallo stesso vicario in 6000 onzed’oro che dovettero sborsare nell’apriledel 4274 a condizione che ai fuoruscitighibellini esiliati non fossero restituiti ibeni senza ordine del vicario regio sud-detto. Finalmente due anni dopo (44 giu-gno 4273) i signori Nove dovettero pro-mettere mediante un loro sindaco di stareagli ordini della S. Sede apostolica, allaquäl condizione siprometteva l’assoluzionedalle scomuniche pontificie, da Clemen-te IV e da Gregorio X di corto rinnovateper essersi riliulati i Sanesi di riconoscerCarlo d’Angiö in vicario regio in Toscana .(Arch. Dipl. Sanese, vol. X delle Pergam.,n. 886 e 890).

Kon passö gran tempo perö che i fuo-rusciti guelfi stati riammessi in Siena merce il trattato del 4270 poco o nullacurando quei patti, istigati dal conteGuido di Rlonfort, scacciarono dalla cittägli antichi ghibellini, nnche dopo esserestati riammessi dal pont. Gregorio X nelnel suo passaggio da Siena ; per la quälcosa fu la cittä stessa sottoposta alle ec-clesiastiche censure,

Quantunque la parte guelfa avesse presoil sopravvento in Siena , dove nel 4280la Signoria de’Nove venne aumentata sinoal numero di 45 governatori, tutti dellaclasse de’popolani guelfi, non per questone gli altri ordini, ne i ghibellini di cortorientrali si erano acquetati, tanto che nel4284 furono di nuovo espulsi da Siena diversi capi di fazione ghibeilina per avertentato d’impadronirsi della Signoria eprendere essi le redini del governo.

Ma nuovi segni di perturbazioni politicheessendo comparsi in Palermo quando nelfamoso Vespro Siciliano furono scannatitutti i Francesi condotti da Carlo d’Angiö ,cotale avvenimento influi assaissimo an-che in Toscana dove indeboli non poco laparte guelfa nel tempo che rianimö il par-tito ghibellino.

Ciö non ostante !a cittä e governo diSiena di elezione, cotne dissi, guelfo, potecon l’appoggio della plebe cacciare nuo-

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vainente in esillo i ghibellini stati di corto(23 ottobire 4280) riammessi in patria.

E tale: fu il sopravvento) allora presodal partiito vincitore, che pote ristringerea nove i l numero di 45 governatori, cbia-mondoli i IN'ove Difensori del popolo e Co-mune di Siena , esclusi sempre dalle borsegli ordini nonpopolani, Quindi il governode’Nove propose al consiglio del popolola rivista e relazione di un nuovo statutoper atto rogato li 7 luglio 4288 ed equello statuto medesiino del quäle il Mura-tori nella Dissert. 47 delle Antichitä Ita-Haue pubblicö alcune rubriche.

Se perö le rivoluzioni avvenute neli’isoladi Sicilia , le vicende delle guerre favore-voli anzichenö ai ghibellini e segnata-mente in Toscana ai governi di Pisa edi Arezzo per il fatto d’armi accaduto inVal di Chiana alla Pieve al Toppo, setutto ciö pote rianimare lo spirito de’ghi-bellini, dali’altra parte ogni loro audaciafu compressa nei campi di Campaldino li44 gitigno del 4289, in conseguenza dellaquäle la Rep. di Siena s’impadroni tostodella terra di Lucignano in Val di Chia-na, e poco dopo di molte castella nellaMaremma Sanese.

A rendere piü solenne cotesto trionfoconcorse l’arrivo in Toscana del guelfoCarlo 11 d’ Angiö mentre dalla Francia ritornava a Napoli .

Aveva giä papa Celestino fatto il granrifiuto quando il suo successore Bonifa-zio VIII inviavu da Rieti li 28 ottobredel 4299 una bolla ai signori Nove dtSiena per fransigere con quel governostato fino dai tempi di Urbano IV condan-nato nella somma di ottomlla marche d’ar-gento.

Frattanto sorgeva per noi tutti il 4300che puö dirsi il piü bei secolo d’Italia non solo per le lettere e per l’arti belle,ma per ogni genere di valore , mentrein quel secolo fiorirono un Castruccio de-gli Antelminelli da Lucca , un Arnolfo, unCambio da Colle, un Giotto del Mugello,un Dante Alighieri , un Boccaccio , unPetrarca, tre Villani da Firenze , un Gio-vanni di Nicola ed un Andrea da Pisa ,un Simone Meami ed un Marlino da Sie-na , per non dire parola di quel SimoneTondi sanese, il primo forse che diede ainostri un saggio di statistica di quelleStato.

Non era ancora giunto a mezzo il suocorso l’anno 4303, quando uno de’potent!magnuti di origine salica, Musciatto Fran-zesi, accolse nel suo castello di Staggia