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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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terzo di S. Martino si trovavano altre 20compagnie con 3120 famiglie , e che nelterzo di Camullia esistevano 19 compa-gnie con 4364 famiglie; sieche nel!’anno•1320 i tre terzi della cittä di Siena avreb-bero contuto 11,711 capi di famiglie, re-partite in 59 compagnie, nelle quali nonsolo esser dovevano le famiglie nobili, comescrisse il Malavoki (Storia Sanesep. II ,lib. F), ma i tre terzi dei sobborghi didetta cittä, dei quali piü tardi si feceroaltrettante Comunitä, oggi ridotte ai dueterzi di cittä e di S. Martino.

Nell’anno stesso 1328 il capitano di Siena Guido de’Ricci di Reggio condusse TostealTimpresa dei castel di Montemassi , ehepote non senza disagio e perdita di genteall» Rep. di Siena conquistare, 11 quälfatto d’armi fu poi dipinto in una deilesale dei palazzo de’Nove dal celebre pit-tore Simone Memmi .

Ern sempre capitano de’Sanesi lo stessoGuido de’Ricci, quando nell’aprile dei 1329insorse tumulto nella plebe, a cagione dicarestia di viveri; e siccome quel ca-pitano fece cacciare da Siena tulti i men-(lichi, egli andö in perieolo della vita, seb-bene con la forca e con la corda fattadare ai piü facinorosi trovasse il modo diattutare la sedizione.

Non istarö a dire qui in che modo iMassetani ch’erano in lega coi Pisani, nel1333 si dessero aiSanesi, ne come la piünntica statistica in quel tempo fosse or-dinata dalli signori Nove nel dominiosanese (Gingurta Tomraasi).

Fu poi di buon augurio ai Sanesi l’anno1337 stante la pace fatta fra i Tolomeied i Salimbeni, ma riesci altrettanto tristol’anno 1339 a cagione della peste bubbo-nica, che tolse di vita molti ancora de’piü reputati cittadini, e che precede Tal-tra peste piü desolante ancora dei 1348,in conseguenza della quäle scrisse un con-temporaneo che fra Siena e i Borghi, oMasse, egli crede che morissero circa80,000 persone, mentre dalla statistica dei1328 apparisce che fra Siena e le Massenon vi fossero piü di 11,711 famiglie. —(Muratori , Cronica di Andrea Dei in R./. Script. I. XI).

Piü discreto perö altro scrittore citatodal Benvoglienti nelle note a quella Cro-nica , dice che nella peste dei 1348 di03,000 bocche che allora faceva Siena fconle Masse), ne rimasero vive sole 15,000,(loc. cit.)

All’Art. poi Montepulciano si accennücome nel 1333 i Sanesi tornarono ad oste a

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Montepulciano ßnchä nel maggio süccessivofu fatto accordo fra le parti belligeranti,che poi i Sanesi ben presto ruppero. Dirösolatnente come 1’arHvo in Siena dell’imp.Carlo IV , nel marzo dei 1355, promovessenel popolo il desiderio di una riforma;sieche il giorno dopo il su o arrivo (25marzo) si videro dal popolo sollevato cac-ciati dal palazzo dei pubblico i signoriNove, in luogo dei quali entrö alla testadei governo sanese Tarcivescovo di Praga venuto con Timperatore, il quäle col titolodi vicario imperiale ebbe a compagni ilsignor di Cortona, i Tarlali di Arezzo ed i conti di Santa Fiora con piü altrighibellini, cui si uni un magistrato com-posto di 12 individui, quattro per ogniterzo assistito da 12 buonomini di fami-glie nobili, scelli come i primi quattro perterzo.

Frattanto due giorni appresso tal mu-tamento l’imp. Carlo IV ottenne dai Fio-rentini 30,000 fiorini d’oro, i quali glipagarono il 27 marzo di detto anno ; etosto il giorno appresso parti per Roma ,dove a di 5 d’aprile, giorno della S. Pa-squa, fu incoronato.

Arroge a ciö come verso la metä deisusseguente aprile fu organizzato un con-siglio generale di 400 cittadini, dei quali150 delTordine de’nobili, da doversi cam-biare ogni sei mesi.

Cosi alle grandi sventure naturali dellapeste e della carestia, si aggiunsero le poli-tiche, come fu questa dei 25 marzo 1355portata ai Sanesi dal cambialo governoche riesci poi fatale alla loro libertä.

Poco dopo la seguita incoronazione inRoma l’imp. fece ritorno a Siena , e tro-vandosi qui nella sera dei 19 aprile, dovei Fiorentini gli fecero pagare altri 30,000fiorini d’oro per supplire ai suoi urgentibisogni, e volendo mettere in governo illratello suo patriarca di Acquilea, pensödi farlo libero signore della cittä e con-tado Sanese.

Ma non era facile ad un patriarca di-sarmato tener il giogo sul collo a cittadinifervidi, liberi ed usati alla scelta de’proprjmagistrati; e giä molte cittä e terre cospicueche soleano ubbidire ai Comune di Siena ,come Grosselo, Massa, Montepulciano , Mon-talcino e non poche altre, avendo sentito larivolta dei 25 marzo 1355,ricusarono obbe-dienzaal vicario imperiale di Siena , e nonerasi che di pochi giorni Carlo IV allonta-nato da Siena che tutto il popolo nel di 18maggio corse all’armi per abbattere il go-verno dei Dodici e rimettere in palazzo