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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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qnindici riformatori fu annullato, i rifor-inatori stessi caccinti in esilio e riehin-mati in patria inolti nobili fuorusciti; raanon solo in quell’occasione furono cac-ciati lontani da Siena i qnindici riforma-tori, ma pifi di 4000 artigiani cacciati dicittä, e sebbene in capo di pochi anni lecose poütiche fra il popolo ed i nobili siaccomodarono, di qnegli arligiani nontornö la decima parle, e cosi per colpa dipochi sediziosi la cittä andö priva di tanteutili braccia.

Cacciati che fnrono i riformatori di pa-lazzo, restö il governo della repubblieain potere de’ nobili, i quali in luogo deiqnindici introdussero in palazzo tüi miovomagistrato composto di dieci ciltadini, coltitolo di priori governutori,

Ma talmente stettero poco d’ accordogovernanti e governati, che in due anninon rneno di tre congiure furono dal go-verno felicemente scoperte e sventate, duedelle quali nel 1385 e una nel 4386.

Era entrato l’anno 1387 qnando al Co-mune di Siena essendosi ribellata la forteteiTa di Montepuleiano ed il suo territo-rio manoinesso dalla eompagnia inglese alservigio allora de’Fiorentini, i priori diSiena rivolsero le loro mire per averel’appoggio del potente Visconti di Milano ,onde d’accordo muover guerra alla Re-pubblica di Firenze . A tale efl'etto col trat-tato del 22 setteinbre 4389 fu fatto »I-leanza fra la repubbliea sanese e GiovanniGaleazzo Conte di Virtü . In vista dellaquäle la Rep. Fior. unita al Comune diBologna , inviarono ambasciatori a Carlo VIre di Francia per averne ajuto, contro ilVisconti di Milano (primo funesto esem-pio dell’intervento stroniero in Italia ) nonmancando di mettergli avanti gli occhigli ucquisti che quel re potrebbe fare nellaLombardia .

Ne contenta di ciö ia Signoria di Fi-renze rivolse ad altro non meno erroneoripiego, invitnndo i capi delle compagnieestere « muoversi a danno de’Sanesi.

Trovavansi i governi limitrofi di Siena e di Firenze in una tacita quanto acerbaostilitä, quando nel 4389 s’interpose pa-ciere fra le due repubbliche il capitanogenerale della Rep. di Pisa , Pietro Gar^-bucorti, sieche dopo molla fatica fu con-cluso accordo, previa la restiluzione diMontepuleiano ai Sanesi, di una lega re-ciproca per tre anni a condizione che ilConte di Virtü non dovesse in modo al-euno impacciarsi nelle cose di Toscana ,di Romagna e di Bologna .

Toscana

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Ma iGiovanni Galeazzo signore di Mi-lano smlito a promettere, ma non a inan-tenere,, non solo non aderi a quelle con-dizioni, ma poco dopo si maneggiö perfare otccupare dalle sue genti la terra erocca di Sanminiato.

E sebbene tai suo disegno fosse sco-perto e reso vano dall’accortezza de’Fio-rentinä, ciö non gi’impedi di adoperareogni industria per indurre il governo diSiena a romperla con la Signoria di Fi-renze, tanto piü che i Sanesi dubitaronoche i Fiorentini , nutrissero animo contra-rio alle fatte promesse, e che segretamenteproteggessero i Montepuleianesi, per es-sersi questi di nuovo dalla Rep. di Siena alienati. In vista di tutto ciö i dieci signoridi Siena innanzi che terminasse I’ottobredel 4389 rinnovarono la lega del 22 seit,antecedente futtn con il Conte di Virtü ,cosicche nella primavera del 4390 il Co-niune di Firenze dichiarö la guerra nelteinpo stesso ui signore di Milano ed a!governo di Siena . Si allearono i Fioren-tini con i ßolognesi, col Carrara di Pa-dova, con i ligli di Barnabö Visconti e’coni fuorusciti Perugini, mentre tenevanodal lato del Conte di Virtü e del Comunedi Siena gli Estensi di Ferrara , i Gonzagadi Mantova, i Malatesta di Rimini e lacittä e Comune di Perugia .

Si principiö una guerra fierissima inLombardia , nelio Stato Yeneto e nellaToscana ; ma ciö che riesci di grandissi-mo danno all’ universale fu la peste cheinfuriö speciulmente in Toscana e neliaLombardia , sieche le parti belligeranti(lalle gravose spese della guerra e dallestragi della peste minacciate ed estenuale,erano disposte (meno il Conte di Virtü )a dare ascolto alle proposizioui di pace,che sul declinare di quell’anno del pont.Bonifazio IX furono Offerte.

Sembrö in fatti ai meno appassionatiessere cosa vana il volersi consumare perservire il signore di Milano , dal quäle iSanesi e la Toscana tutta non potevanoaltro sperare che una spiacevole e dura ser-vitü. E questa giä s’incominciava in Siena a conoseere da cl\i non era acciecato dal-l’odio ehe il popolo di Siena portava giäda gran tempo ai Fiorentini.

Infatti il volgo di quell» cittä preferianziche Ia pace la condizione umiiiuntedi soltoporsi a quel signore.

Eu allora che molti di parte guelfa difumiglie nobili, conte quella di OrlandoMalavolti si diede (in febb. 4394) in ac-comandigia con tutta Ia fantiglia, beni, ca-

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