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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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fattn alla Santa Sede ed all’ alma cittädnlle sfrenate sne truppe, si accordö conCarlo V a condizione di rivolgere il suoesercito .contro Firenze ; e quantunquetardi, pure !a balia di Siena si accorsedel mal consiglio preso di fornire arti-glierie e vetlovaglie a quell’ esercito nellecarsi che fece per la Val di Chiana adassediare Firenze , ad onta che i reggi-tori di quest’ ultima cittä tenessero vivala pratica di collegare insieme le forzedelle due repubbliche, mostrando a quellidella sanese, che se la repubblica fioren-tina in quel duro cimento restava op-prcssa, la Sorte inedesima sarebbe toccatapresto anche a Siena .

Realmente non era peronco Firenze ca-duta in potere de’suoi nemici, qunndo isuoi assediatori mandarono a Siena unagente imperiale per trattare con queilaBalia del modo di farvi rientrure pacift-camente i fuorusciti. Che se una similedimanda non ottenne pronto efietto, essaconvertissi in comando assoluto dopo laconquista di Firenze , tostoche una partedelle truppe di quell’assedio per ordine diCarlo Y si avviarono a Pienza nel terri-torio sanese, di dove il loro generaleGonzaga chiese alla Balia di Siena di mnn-dare persona al suo quartiere generalerivestita delle facoltä opportune per sta-bilire con esso lui a nome di Carlo V ilmodo di riprislinare ne’ loro beni e nelialoro patria i fuorusciti politici con l’or-dine di farli partecipare con tutti quellidel nionte dei Nove dei pubblici impieghi.

Tutte coteste condizioni imperiose fu-rono servilmente accettate dalla Signoriadi Siena , che sino d’allora puö dirsi cherimanesse sotto l’influenza imperiale, tal-che dove fure buon viso ad un inviato diCarlo V inviato a Siena con 400 soldatispagnuoli ed una tregendu di fuoruscitidel monte dei Nove. E da ricordare che dueanni innanzi, l’ordine dei Nove, a cagionedella sua impopolarilä e tirannica manie-ra, fu escluso dal governo, mentre ftnoaitempi del Petrucci fu popolare al segnoche concorse alla cacciata da Siena diCarlo YI; raa dopo divenne aderente alsistema tirannico, e tale si mantenne, siaper rabbia dei continui esilj e frequenticonfische dei loro beni, sia per la tacitaintelligenza loro con i sovrani, dai qualivennero assistiti.

Anche cotesta volta non contenti queifuorusciti rientrati, che la Balia di Siena gli avesse nccettati ed abilitati a rien-trare a parte degli ufiicj pubblici, fecero

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oequlsto »egretamente di armi. Ma quiellideli’ordine de’popolani essendosi accortidi ciö, cliiamarono una notle la popola-zione all’armi; nel quäle frangente, acca-duto nel 2 gennajo del 4334, i fuoruscitide’ Nove furono superati e tolte loro learmi con la morte di molti capi, Neliaquäle fazione, soggiunge il Malavolti ,messer Francesco Petrucci con gran nu-mero di armati non si parti mai dallaPoslierla di Siena , senzavoler combattere.

Cotesta vittoria de’popolani control’ordine de’ Nove fu cosi mal senlita dal-l'imperatore, che tosto inviö un ntiovo ge-nerale, il marchese del Vasto, in luogo didon Ferrante Gonzaga comandante delsuo esercito, nel dominio sanese, accom-pagnato da una lettera di Carlo V direttada Brusselles li 24 febbrajo 4331 al senatoed al consiglio generale della Rep, San,,nelia quäle rimproverava il popoio diSiena delle cose ultimainente accadute, econsigliava il senato a richiamare in pa-tria i loro concittadini stali espulsi nel-

l’ullima sommossa. _ (Malavolti, Istorie

sattest, p. 141, lib. YII1).

Dondeehe non fia da ntaravigliarsi, se-guita Io storico sanese, se coloro che go-vernavano la cittä, non avendo osservatoquanlo dall’imperatore era stato a quelgoverno comandato, e se poi quel governonel 4343 cacciö di nuovo in esilio unaparte di cittadini, fece perdere alla suapatria la propria libertä con danno ditanti altri, Quindi nel 4534 il ponteßceClemente YII avendo stabilito di recarsiad un congresso a Marsiglia passö per ildominio di Siena , e benclie egli avesseinostrato in molti modi l’odio che portavaal governo di Siena , fu astretto il mngi-strato ad offrirgli quanto poteva per 9er-vizio suo. Era quel pontefice sempre inMarsiglia. quando in Siena per cagione diuna grande carestia, fu falto romore dallaplebe, e sebbene fosse quietato il tumulto,molti capi di queila sommossa in cambiodi aver castigo furono accarrezzati, ondepresero tanlo a dire quei plebei, che co-minciarono a voler competere coi citta-dini e partecipare anch’ essi del governodella cittä.

Intanto andö talmente crescendo fra lediverse fazioni la discordia, che quasianarchia si poteva chiamare, quando sullafine del novembre 4544 arrivö in Siena monsignor di Granvela come plenipoten-ziario di Carlo V per riordinare quel go-verno. Ma non passö lungo tempoi chequelle riforme non piacendo all’ordine