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de’ popolani, cui sembrö che avessero nc-cresciuto di troppo 1’ autoritä all’ ordineinviso dei N’ove con detrimento degli al-tri ordini o monti, si unirono nell’estatedel 4542 all’ordine detto de’Riformatori,cercando di mettere in sospetto il cnpi-tano di giustizia che vi era per l’impera-tore ; il quäle finalmente nel 4543 tornöin Italia , dove concluse col ponteficePaolo III che si seguitasse a teuere iiconcilio a Trento , che si restituissero alduca Cosimo le fortezze di Firenze e diLivorno, e che a Siena in luogo del co-mandante capitano Cisnero morto, vi an-dasse don Giovanni di Luna .
Ciö nccadde nel luglio del 4543, ma iSanesi poco stettero a prendere anclie ildetto Luna in sospetto eredendolo an-ch’esso favorevole all’ordine de’Nove, sie-che nel di 8 febhrajo del 4545 si levögran romore nel popolo conlro i malvistide’ Nove, e dopo sfogate le vendette pri-vate si rivolse alla riforma del reggimentogovernativo.
IV. Siena nell'xjltimo suo assedio
SINO ALLO STATO ATTÜALE.
L’assedio ultimo di Siena fu preeedutoda altre politiche determinazioni presedallo stesso imperatore Carlo V , che tulte!e Repubbliche vide di mal oecliio, per cuinon sara inutile riandarne in brevi parolela storia lacrimevole a partire dall’ an -no 4545, quando nel di 8 febhrajo si levögran rumore dall’ordine de’popolani con-tro quello dei i\ove. In tale frangente escifuori il capitano del popolo, il quäle colfavore della plebe riesci a superare la fa-zione contraria, e quindi riformö il primoinagistrato , dal quäle fu dichiarato cheI’ordine de’Nove, incolpato dello scandaloaccaduto, fosse levato alfatto dalle borsedegli eleggibilia tutte le magistrature, doveera stato fino allora ammesso per una((uartu parte. Ma non baslando tutto ciöfu licenziata la guardia spagnuola, fu toltaogni autoritä alla cosi detta Balia de’ Qua-ranta, ed investita dell’autoritä inedesimauna nuova Signoria.
31a non corse molto tempo che in Siena ritornö la guardia spagnuola in numerodi 400 ; ed il ministro di Carlo V, donDiego di Mendoza, sebbene residente inRoma , non cessava d’insinuare al suo so-vrano a fabbricare una fortezza per si-curezza e tranquillitä di Siena , e cosi im-porre il ceppo sul collo ai troppo vivisanesi.
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Quindi lo stesso ministro recatosi’inSiena nel di setlirno di ottobre, dopo averfatto adunare il senato ed il consiglio delpopolo, lo esortö a restituire ai cittadinidell’ ordine de’ Nove quella parte ch’ eb-bero ne! governo corne innanzi la rifor-ma del febbrajo 4545, e che si rifacessecoras allora la Balia de’ Quaranta. Eben presto quei senato fu costretto ad ade-rire agli ordini del Mendoza, ch’eranoin sostanza quelli di Carlo V.
Onde poi assicurarsi dell’ ubbidienza diun popolo poco avvezzo ad ubbidire agliordini di un petulante straniero, don Diegodopo di avere introdotti alla spicciolataparecchie centinnja di soldati spagnuoli inSiena , ordinö che le armi pubbliche e pri-vate si portassero e si consegnassero nelconvento di S. Dotnenico in Camporeggi.
E quasi che tuttociö non bastasse,donDiego volle assistere in persona a vederesorgere dai fondamenti la disegnata roccacon i materiali delle torri ai palazzi deiciLtadini scapezzate.
Racconta lo storico fiorentino BernardoSegni , allora vivente, che nel cavnre i fon-damenti per erigere la disegnata rocea, vifosse trovata una paila di ferro con qnesteparole intorno: « Nel giardino dclicato lafortezza si fort) e poco tempo (htrerä »,
Alle quali espressioni corrispondevu aun dipresso quanto in quei giorni andavagridando per la cittä il famoso Branda-no: Invanum laboraveruot qui aedificonteam. E lo stesso Segni soggiunse comein quei giorni tutti i Sanesi malcontenliavevano fatto una pubblica processione, econ solenne pompa presentate le chiavidella cittä ad una immagine della beataVergine tenuta da quei popolo in singo-lare devozione ; sul quäl rapporto disseil devoto ministro di Carlo V: Presentinoi Sanesi, e consegnino a chi vogliono lechiavi di Siena , da motteggio, a me bastadi averle in mia potestä daddovvero.
Non trovando i Sanesi mezzo confa-cente a far desistere gl’imperiali da quel-l’obbrobriosa impresa, si rivolsero ad altravia. E sebbene il duca Cosimo de’Medici avesse fatto intendere al ministro spagnuo-lo, che in Siena per i mali portamentierano sollevati tutti gli animi, e che stessein guardia, con tutto ciö il fiero Mendozanon ne volle far conto.
Frattanto il capitano Girolamo da Vec-chiano preso a soldo dal re di Francia ,con 500 fand passö da Siena menlre ilMendoza era tornato a Roma ; sieche colpretesto di amicizia conferi con Enea Pic-