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quanlunque per antiche ragioni della Rep.Fiorentina avesse avuto luogo di ritenersiLucignano per causa propria.
Di iä I'esercito napoletano-spagnuolo sidiresse a Montefollonica, a Pienza ed aMontichiello , e solo in quesl’ultimo ea-stello trovö un qualclie ostacolo, che poiottenne dopo la morte del suo valorosocom andante.
Con questi felici principj g-l’Imperiali sirivolsero contro il cast. di Trequanda ,inutilmente guardato da 300 Francesi, edi costi attraversarono la Talle dell’Om-brone Snnese per avviarsi a Montalcino ,dove il duca Cosimo inviö da Firenze unrinforzo di 2000 uomini con un buon nu-mero di guastatori, ed alcuni pezzi digrossa artiglieria, cui ben presto si uni-rono altre truppe spagnuole venute di Ma-remrna.
Con cotesta triplice armata di spagnuo-Ji, napoletani e medicei don Garzia atten-deva aniinosamente ad avvieinarsi con lesue trincee alla cittä, non sapendo forseche dalla parte di dentro per i ripari fatti'dal nemico, avrebbe molto da sudare pri-ma di venirne a capo, mentre non era mi-nore l’ardire di quegli abitnnti, e di unpresidio di mille fanti che Montalcino di-fendevano. E quando don Garzia era ve-nuto in isperanza di potersi insignoriredi cotesta cittä andö a.riscliio di perdervila vita se non era avvisato da una senti-itella degli assediati,
Una simile speranza aveva concepito so-pra Siena il duca Cosimo che per maneggiodi un traditore, capiiano del popolo, spe-rava che questo si levasse a tumulto percacciarne i Francesi coi pretesto di ch wi-ntere il popolo a libertä.
Ma scoperta in tempo la congiura , ilcapitano traditore con nn fratello suo ca-nonico del duomo e due altri implicatinellatrama medesima, vennero condannntinel capo.
Ma la sventata congiura fu per quel po-polo come meliere zolfo sopra la fornace.I Sanesi d’ogni ceto, di ogni etä si arma-rono da disperati, e sebbene divisi fraloro per nascita, per qualitä, ecc. in quel-l’emergenza di comune pericolo unitissinuprocedevano nella lusinga di potere riac-quistare quell’indipeiidenza, che ad essied alla loro patria si voleva togliere persempre.
In quel momento perfino le donne diogni condizione e di ogni etä spiegaronoun animo risolulo; e comecche la debo-lezza del sesso non pennettesse loro d’in-
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traprendere fatiche superiori alle loro for-ze, pur non ostante riunitesi ed ordinalein Compagnie ed in altrettante schiere siposero sotto il comando delle piü generösegentil donne, marciarono per isquadroni in-tente tutte a porgere materiali, o a lavo«rare esse stesse alle fortißcazioni dellacittä, ne da tali opere desisterono finchenon l’ehhero terminate.
La mirabile condotta di quelle Amaz-zoni meritö gü elogi perfino degli uffizialiesteri. Tale fu quello prodigato ad essedal maresciallo de Monlue, il quäle scrissene’ suoi Commentarj, mentre era a Ro-ma , che avrebbe volitto difender Roma piuttosto con le donne Sanesi che con isoldati romani.
In ultimo Cosimo de’ Medici col desi-derio sempre piü vivo di voler Siena ,nell’ottobre del 1353 mandö il suo fedelesegretario, Rartoloineo Concino nll’impe-ratore a dirgli, che ogni volta S. M. I,volesse accordargli 2,000 soldati tedeschi,ed altrettanti spagnuofi cavalleggeri damantenerli per 40 mesi, il duca Cosimoprendeva del resto a suo conto l’impresadi Siena , a condizione che da Ccsare fossepoi ricompensaito delle spese occorrenticol ricevere alttrettanto Stato in Toscana .
Carlo V accettö 1’ofTert ä, Gdigposti i mezzifu concertalo il piano di operazione diquesta nuova guerra da intraprendersi anome dell’imperatore e del duca Cosimosuo alleato, Yedendo perö essi che i mezzifmo allora ndoperati non erano riescitia conquistare la cittäj stabilirono di afli-dare il comando generale al marchese di. Marignano, üomo esperto nelle armi euscito dalla casa stessa de’ Medici di Fi-renze stubilita in Milano .
Una delle prime operazioni pertanto delmarchese fu quella di avere per sorpresala cittä assediata; ma svegli erano i suoiabitanti ed il maresciallo Pietro Strozzi ,che quel presidio francese era venulo adirigere, talehe riescirono sempre a dannoe v«ni i tentativi piü volte contro Siena rinnovati, e che stimulando sempre piü larabbia del Marignano, la sfogava barba-ramente o sopra gl’imbelli abitanti delleMasse o sopra i poveri prigioni.
Accortosi il marchese essere cosa quasiimpossibile di prendere d’assalto lq cittädi Siena , si dove risolvere a bloccarla percostringerla mediante la fame,
Se vi fu qualclie dubbioso sulla condottadi Cosimo I , niuno restö piü incerto dopol’unione manifesta di detto Cosimo conCarlo V che volevano entrambi vedere la