Band 
[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
Seite
1351
JPEG-Download
 

SIE

Io Y come Cosimo I , si lusingarono ilifrenare il troppo ardore di quegli abi-tanti.

Gloria per altro al granduca Leopol-do I, anche 1’aUuale fortezza di Siena havariato destino, avendola egli ridotta nellasua saviezza a pubblico passeggio, ap-pendice al passeggio delizioso della Lizza.E ben meritamente la cittä di Siena neha volnto perpetuare Ia memoria con laseguente veridica iscrizione:

Arcem

A Cosimo Mediceo

An IMPERII SECURITATEM FUNDATEM

Anno IUDLXI

Petrus Leopoldus (Austriacus)direi piuttosto Primus

SPECTATA SENENSIUM FIDE

Ad demci/as vertitAnno MDCCCXXVIII.

Cotesta misura ocliosa per un popolovinto basta se non altro a dimostrareqnanto poco Cosimo I si curasse e quantoall’incontro Leopoldo I amasse di affe-zionarsi sempre piü i Sanesi, poiche neltempo che in Siena si erigeva la nuovafortezza presso la Lizza, fattn con 1’ in-tenzione di nssicurarsi un dominio ferreosopra di ioro, ia quell’ anno stesso insti-tuiva l’ordine militare di S. Stefano papae martire onde eternare la memoriadella battaglia di Slarciano, di quella bal-taglia che fu il aegnale di agonia dellaRep. di Siena , come il combatiimento diGavinana e quello posteriore di Monte-murlo servirono nel giorno stesso del dueagosto (4530 e 4537), di segnale di morlealla Rep. Fiorentina e di giorno faustoal governo assoluto delio stesso duca diFirenze.

SulPasserto di uno scrittore allora vi-vente (Segni), giä si disse, che la cittä diSiena nel 4554 era ridotta, fra quegli chefnrono cacciati fuori per bocclie disutilied i morti di stenti, di 30,000 aniine chefaceva innanzi la cittä , dopo la capito-lazione a 40,000 e non piü (Stör. Fior.,lib. XIV). Quäle poi si fosse la popola-zione della stessa cittä e di tulto lo Statonel 4562 noi lo sapremmo, se fosse statoreperibile quei libro che Cosimo I ordinödi compilare in detto anno all’ auditoreFrancesco Rasi e che il padre Ximenesnel seeolo passato vide nella R, Biblio-teca Palatina; trasportato di lä nella Ma-gliabechiana dove lo trovö il chiarissimoGiovanni Targioni Tozzetti , che lo cita

SIE 4354

in un MS. sulle iVotüie dei p rogressi delleseiende durante il dominio di Cosimo I ,esistente presso il professore Antonio Tar-gioni Tozzetti di lui nipote.

Se perö finora non e stata trovata larelazione del Rasi di sopra rainmentata,esistono perö piü copie di quella scrittaqualche tempo innanzi e precisamente nel4556 du Yincenzio Fedeli allora segretariodella Rep. Veneta e suo incaricato pressoil duca Cosimo I .

E avvegnache Ia relazione fatta in queitempo da un ministro estero giova assaia conoseere 1’ indole e stato del paesein discorso, gioverä qni riportarne unosquarcio.

« Ila lo stato di Siena 436 fra cittä,terre e castelli, dove sono i suoi uffizialiripartiti in 26 potesterie con 8 capitanati,inentre tutli gli altri sono vicariati (gius-dicenti minori), oltre inliniti luoghi upertie popoli di campagna.

Le cittä sono sette: 4 Siena , 2 Mon-talcino, 3 Pienza , 4 Massa, 5 Grosseto,6 Soana, 7 Chiusi. (NB. ilontepnlcianonel 4556 non era ancora cittä).

Ma di tutle le cittä, Siena e quellache dä il nome allo stato e che e la ca-pitale, dal In quäle dipende il governo edil reggimento con i soliti ordiui, mae-strati e consigli con le dignitä del palaz-zo, ove siede sempre la Signoria; dimo-doche i Sanesi colla forma de’soliti uffizjloro, non gli parendo avere nmtato go-verno, sebbene la condizione mutata,stannodel lutto quieti, poiche dal terrore delprincipe si veggono cessaredal sangue eilessere sicuri dalle tirannie de’loro potenlicittadini »,

« Sta ora nella cittä di Siena un go-vernatore generale (Agnolo INiccolini) cheiminediate rappresenta il principe consuperiore autorilä, il quäle ha 1’ occhio atutte le cose; e senza sua saputa e vo-lontä non si fa cosa d’importanza, previapartecipazione del principe ».

» Sono i Sanesi molto accomodali etulti hanno del suo, et non attesero maiad induslrie alctine, se non quelle del-l’ agricollnra ,• dimodoehe essi solevanovivere continuamente in una dannosalibertä delicatissimamente. E le donnetutte piene di spirito e di lusso eranoquelle che facevano la cittä molto piübella e dilettevole; ma gli uomini ambi-ziosi sopra modo degli onori per farsipadroni dell’entrate pubbliche ed usarlea modo Ioro, sempre contendendo in-sieme 6no al sangue, ammazzandosi e ta-