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[Volume parto. Parte seconda.]
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XXXV
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XXXV

iSYROnO.IONF.

Se hon son caldi, non son buoni.

Godi l’amico tuo col vizio suo.

Gol tuo piü caro bevi piü chiarö.

II solo, che non vede, non iscalda.

Chi vuole amici assai, ne impieghi pochi.

Ke ha una fella in Calviani ( paese che ha nome di cereelli legyeri).

Sono Ie botti vuote quelle che cantano.

Non c’e peggior cane di quello che non vuole abbajare.

Chi tace ha pace.

Muojono piü uomini pregni, che donne gravide.

Nell’acqua non passar piü del ginoccliio.

Se l'uoino vuole, tulto puole.

Vede piü un pigmeo sopra un gigante, che il gigante solo.

Genie accolta, genle stolla.

Tanto piü pecore, lanto piü mocci.

Piglia piü mosche una goccia di mele che un mare d’acelo.

Non si puö far buona voce,

Canlare e porlar la croce.

Fra le cose buone di cui c eopiosa l'isola, il Filippini annovera la lingua, coinequella ch’egli dice conlenere assai buoni vocaboii, i quali alludono e sono .conforimal grcco cd a! latino , nonoslante .che ve ne siano di molto goffi; e secondo alcuni none lingua in Ilalia la quäl sappia cosi bene esCusarsi delle cose che gli sono oppostecome scusa la lingua corsa. Secondo il Micali, “ sc si potesse averc buona cogniziopedel dialetto proprio dei montanari corsi, non sarebbe iinpossibile ritrovarvi addentrotalunc radici aflini alle antiche Iingue ilaliche. Nel dialetlo corso, uno dei ineno al-terali, s’adoperano cmnunemente l’?f per o: proprielä dei priini lingnaggi ilalici:quindi dicono i nativi duve* iruvalu , hidnm, ftpecchiü. ecc. » ( Storia dcgli antichipopoii Jtaliani , cap. XX). Un’osservazione del signor Viole, a proposilo di molle can-zoni contadinesche in dialetlo corso (Rastia, 185K), puö servire d'esempio e fornire unnovello paragone tra il latino primitivo cd i! dialelto corso; no, e piü comunementenu e inditj e forse un’ antichissima preposizionc lalina invece d’ in che si riscontrasovenle nei framnienti d'Ennio e di Lucilio , in cui si legge, p. e., indu foro, invecedi in foro, induperalur invece d’ Imperator.

Sono cilati Guagno c Vico per la purczza dell'ilaliano che vi si parla, e Corte, luogocentrale dell’isola, per l’antico cd originario dialetto. Il francesq di Gorsica, dice ilValery, non e per nulla corrotto e non rassoiniglia al barbaro dialetlo della maggiorparte delle nostre prowneie; e, cosa strana, quegF isolani e quc’montanari parlano adun tempo l’italiano e il francese di Roma e di Parigi . Noi non crediamo che qucllidelle montagne daranne ragionc al Valery rispello al francese .

Di qua da’ monti meglio si parla in Castaniccia, in Alessani, in Orezza, in Ampu-gnani, in Rostino, in Vallerustie, alle Vie.

« Le difficoltä del dialetto corso, laddove si discosta dalla lingua counuie, accoiuodoa hello Studio il Guglielmi, che per confondere una signora che la parlata corsa dicevaesser facile; comineia:

Quando seirä bulia lu callarecciu,

Mi venne un scartafaceiu, (corbai e rifiata !)

L’apru e puzza di calabru e Iibecciu.