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[Volume parto. Parte seconda.]
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XXXVII
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da colonie vennfe da Roma . I Romani allellarono i Corsi eon carezze, li vinsero conamicizia, con reciproci matrimonj, e portarono a tütti qne’popoli con egual maniera^divivere i loro costumi e le loro cerimonie. Tutli i Corsi parlano la lingu'a romana,sono faziosi cd anelano la vitloria. Non passano mai ad un’altra fazione, sc non pergravissime ingiurie ricevule dai capi dclla loro. Ma ciascnno difende la sua quanto sa epuö, tiiKo sofferendo per non essero vinto. Avidi di vendelta, la vergogna la piü grandee la piü rimproverata k il non farla ; onde rarainenle perdonano ai netnici prima d esscrevendicati; e se questo fine non possono consegnire per la forza, ricorrono alle insidieagli inganni, alla frode, e secondo la legge del taglione, cercano ferita per ferila, morleper inorte. Allora tutti i parenti dell’ omicida prendono le armi per difendersi, ed i solifanciulli e le donne sono in sicurezza e non soggelti a qnesta iniserabile guerra. Nerniciin patria, amicissimi fuori come parenti: avidi di novitä, all’ozio preferiscono la guerra, ese manea la,straniera cercano la civile. D’animo inquieto, moltissirai seguono la milizia,perche amantissimi delle armi, guerreggiano a cavallo ed a piedi e nell’ uno o nel-l’altro modo sono sempre valenti e deslri guerrieri. £ a nostra notizia che quandocombattono a piedi si armano nella seguente guisa; cioö alcuni portano in testa ilcimiero, cbiamato Cerbcllara , che aguzzo si eleva ed e impenetrabile; altri lo portanorotondo: hanno lo scudo o il bracciale, un pugnalc, cbiamato clagano, al fianco, e cia-scuno hanno due aste lunghe alineno qualtro cubiti, con un ferro tagliente in cima.Que’che guerreggiano a cavallo hanno in testa un cimiero di ferro non facile a penetrarsi,alcuni hanno eorazza,'altri maglia; tutti un'asta lunga almeno sei cubiti con in cimaferro quadrato e penctrautissimo, con la spada a sinislra ed un pugnale a destra.Agognano principalmente la gloria di difendere le loro armi. Con domestiche sedizionivicendevolraente si esercitano alla guerra, ma in tal caso soventc eleggono de’ pacieriper sedare le inimicizie,

« Sono i Corsi sani di corpo, ed alla fatica, all’inedia, al freddo, alle vigilie pazien-tissimi, d'animo apparecchialo alla morte, tutti d’una dura c stretla parsimonia nelvilto, nel bere moderatissimi, nel vestire modesli c nell’ apparato senza sludio. Alcunilavorano i campi, altri conducono la greggia, altri si danno al tralfico. Moltissimiseguono la Sorte delle armi e nell’isola e fuori.

Pochi altendono alla mercatura, risguardata come poco decorosa; quindi nessuno deinobili Fesercita, perche raro e Fuso dell’oro e dell’argento. I primati avidi di lodeguerreggiano per la gloria, e sostengono la repubblica. Tale e la loro virtü e conti-nenza, che quantunque frequentemente dagli eserciti superati, giammai con tante im-prese cangiarono J uso e il modo delle armi, del vestire c del vilto; ma perseveraronoin quello col quäle cominciarono le colonie Romane. Per i Corsi, temperantissimi nelvino, e grandissima vergogna l’ubbriacarsi. Dai nobili e plebei si addestrano i figli ascagliar dardi, ad unire i colpi; e quindi con virtü quolidiana i combatlimenti aumen-tano ncgli adulti le forze e la destrezza, che da principio espongono agl’insulti deipirati.

Imparano i Corsi soltanto a leggere e scrivere; pochi spiegano gli oratori ed ipoeti, ma talmente si esercitano npgli affari che diresti essere ognuno di essi buoncausidico.

Ciascnno si ammoglia, e vive in buona armonia con la consorte. Hanno in granpregio i matrimonj, di modo che se qualche donna priva di genitori non puö esseredai parenti collocata, i vicini la soecorrono acciö si mariti.

Non vidi mai un Corso calvo.

Ne! giorno della loro festa litolare cortesemenle s’invitano, e si distribuiscono i fore-stieri: danno a mangiare con profusione agli accorsi, ma senza pompa ed apparato.