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Terreni comunali: coltivati ett. 40,228 incolti ett. 482,844, totale ett. 812,770.
Terreni privati, comipresa l’area occupata dai fabbricati, dalle strade, dagli alveidei fiumi, da cui sono attraversati: collivati ed incolti, ett. 1,234,616.
Terreni contestati, coltivati ed incolti, ett, 181,322.
Totale generale: ett. 2,409,606.
La superficie delle varie specie di coltura nell’anno 1849 era come segue. Col-tura a soli cereali, eomprcsi i terreni destinati per la eoltivazione dell’ anno succes-sivo, ett. 836^368, a vigne senza cereali ett. 88,991, a vigne con cereali ett. 8,787, adoliveti senza cereali ett. 23,731, ad oliveti con cereali ett. 747, a lino ett. 6,937, a gelsiett. 66, a mandorti, noci, nocciuoli e castagni ett. 2839 ett.
I generi seminati nell’anno agrario 1880-81 sono i seguenti :
Grano.Ettol. 180,071. 80 Lenticchie.» 476, 44
Orzo.» 61,967. 80 Cicercbie.» 748. 80
Fave.» 29,842. 12 Granone .« 492. 99
Fagiuoli . . . * . . . » 948. 73 Palate.» 1,083. 40
Ceci.» 5,280. 79
I generi raccolti nel suddetto anno agrario 1880-81 sono:
Grano.Ettol. 991,974. 81 Lenticchie.» i.178. 04
Orzo. » 331,969. 00 Cicerchie.» 1,716. 98
Fave.» 138,040. 08 Granone.» 8,831. 80
Fagiuoli.» 3,864. 78 Patate. » 7,010. 93
Ceci.» 8,080. 46
II prezzo medio del frumento dal 1747 al 1848 sul mercato ds Cagliari fil piüimportante deH’Jsola per täte prodotlo) fu il seguente:
Dal 1747 al 1786 lire 6. 11. 31 per ettolitro» 1787 » 1816 » 18. 14. 00 »
» 1817 » 1848 » 14. 80. 00 »
Media sopra i tre periodi, per Io spazio di 99 anni, lire 13. 63.
Diremo ora qualrhe cosa deiragricollurH. Piü di un quarto (lei terreni dell’ isolab ridolto a coltura continua : puö dirsi piü di un lerzo se vi si cunprendono qnelliche ridotti a coltura, pur rimangono in riposo per ccrlo numero di anni. Un sesto k co-perlo di foresle, il restante b terreno gerbido o arida landa.
1 lavori ramprslri occupano, secondo calcoli fatli ;un quhita delta popolazione.
Come abbiamo veduto sopra, le terre si dividono in demaniali, comuuali e di do»minio privato. La maggior parle di esse sono aperle, le altre chiuse da nniro o dasiepe: queste diconsi tanche.
Ciö che v’era di noievole nell’Isola a questo riguardo, era la coraunanza di terre,stabilitavi, credesi, dai popoli settenlrionali che la invasero e perpeluata dai Longo-bardi e Saraceni che vi tennero dietro. I quali lasciando il paese deserlo e le Campa-gne abbandonule, le riüussero ad essere del primo occupanle, ciö che ha indotto a fis-sare fin dalla piü remota antichilä una linea ideale che divideva il circondario dioiascun paese in due o piü parii secondo la sua estensione.
Una sola di tali parii eoltivavasi ciascnn anno, e le si dava l’appellativo di vi-detzzone , mrntre le altre rhiamate contravicldazzoni o pabnriti , r'inanevano incolte elasciate al pascolo del bestiame. Ogni anno poi esse si alternavano.
Ma, rieOHosciuta finalmente la proprielä dei terreni, una tale divisione scomparveaffatto.
Al presente, i metodi di coltivazione che si usano sono quasi generalmente tra-dizionali, e ritraggono assai dagli usi degli orientali e dei Rom«ni.
L’aratro romano e la zappa, anche tridente, sono gli istromenti di cui si servono