XLVI1I FIUFAZIOHE
sono namerare. Dislinguesi in silvestre , (li acini rotondi, piccoli, aeidi, ed in sativa. diaeini rotondi, o ailungati e dolci. E’ coltivala dapperiulto, speeialruenle nelle regio-ni maritlimee nelle isole di S. Antioco e di S. Pietro. Le varietä piü stimate sono quel-le dette volgarmente: Apesorgia niedda, Axina de Gerusalein, Merdulinu, Rosa, Ga-loppu, Apesorgia bianca, Muscadeddu (Muscetello), Arrettalau, Albumannu, ece., non-chö quella delta Barriadorja dai Sassaresi . Tra i vini Sardi, che gareggiano con quellidi Spagna , sono piü riputati, la vernaccia, la malvasia, il muscaa, il nascu, il giiö, la mo-nica, il Cannonau ed alcuni altri.
PRODOTTI ANIMALI.
11 besliame forma gran parte della ricchezza della Sardegna . 11 pastore \i con-duce una vita noinade: il bestame con esso nasce e vive nell'aperta campagna, espo-sto continuamente alle intemperie della stagioni, costretlo a pascersi di ciö che la na-tura, in alcuni mesi abbondantemenie, in altri scarsamente presentagli; giacche nonsi usano stalle, ne si conoscono prati artificiali, sebbene, principalinente nella partesettentrionale dcll’lsola, alcuni terreni sieno con grande facilitä irrigabili.
Guai perö se il besliame \enga ad un tratto alflitlo da epizoogia o da altri ma-lori ; succede spessissimo che grosse mandre si veggauo in breve tempo assoltigliatee quasi distrutle.
La comunanza delle terre, che abbiamo vedula nell’agrieoltura cotanto dannosa,Concorse a perpetuare cotal male, cui anche allre nazioni, come la Francia , l’lnghil-terra, la Toscana , andarono soggette sin tanto che riducendo il pascolo al dominio,indussero a curare maggiormeuie le greggic, rispondendo pure in tal modo al fineprincipale di promuovere l’agricollura e farla progredire.
A tal uopo una legge fu fatta sin dal 1881, in cui si concedeva che soltanto perun novennio, cominciaudo dal 1 gennajo 1888, il pascolo continuasse in comune neiterreni solo demaniali e comunali, a palto di corrispondere perciö un diritto da sta-bihrsi, e che gli altri terreni andassero da quel punlo immuni da cotale servilü.
Una diffboltä perö sussiste ancora: ed e che il besliame essendo ripartilo fra po-chi proprietarj , ciascuno di questi ha da provvedere ad un eopiosissimo armento;perciö non possono troppo curarlo, ne alimentarlo nelle tanche, ne allevarlo nellestalle.
Ancor piü , i padroni per obbedire al divieto del pasöolo comune vanno soggettia gravi perdile ed a gravi sacrifiej, essendo coslretti a rilenerlo lutto od a spogliarse-ne in parte con unä esportazione quasi forzata; ciö che puö privare il vendilore delmaggior prezzo possibile.
Frattanto il difetlo di stalle e lo scarso nutrimento in alcune stagioni, rende ibuoi, specialmente nella parte settentrionale dell'Isola , piccoli, deboli e magri, e leVacche non molto feronde, e piutlosto secche; e ciöperche sonomeno curati che nellaparte meridionale dellTsola stessa.
Levata la testa e le interiora, il bue piü grosso non pesa 380 libbre di 12 oncie;un carro k trascinato a fatica da due o Ire gioghi: raramente le \acche rag-giungono le 200 libbre. Di queste, le piü feconde figliano una volia ogni due anni;in prospera annata, figlia un terzo delFarmento appena.
Nella primavera, che e la stagione in cui le vacche abbondano piü di Iatte, nonse ne uiunge piü di 2 lilri al giorno per cadauna. Nel Campidano poi il latte serba-si quasi tulto ad alimentäre i vitelli, per non lasciar mancare il bestiame ai bisognidell'agricoltura.
Secondo calcoli fatti, cento vacche danno in media rnille libbre di caeio annualmen-te: se fossero meglio tenute ne oörirebbero assai di piü.
La statistica del bestiame, fatta in due epoche diverse e assai lontaae, presenta iseguenti risultati: