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FREFAZIONE
Da poco tempo in qua si presero a perfezionare i molini d’ olio, oltre i quali inmolti luoghi, fra cui a Sassari , ad Alghero, a Cuglieri, a Bosa, sono lavatoi per sanza,da cui oltiensi un olio grasso, ma atto alla consumazione delle fabbriche.
Concie e marrocchinerie esistono in parecclii luoghi, ma specialmente a Sassari ,dove in questi Ultimi anni se ne instituirono a foggia di Francia .
Una fabbrica di zucchero non tarderä ad essere stabilita in Sardegna per operadi una societä appositamente formatasi sotto la ditta Societä Vittorio Emanuele. A talescopo essa imprese nel prosciugato stagno di S. Luri una estesa coltivazione di bar-babietole e canne da zucchero. V esperimento fattone fu soddisfacente.
Di altre fabbriche, come sono quelle di turaccioli, quelle di birra, di acque gazzosee minerali, di cappelli e berrette, di amido, di paste ecc. tralasciamo di parlare, nonessendo che di piccola importanza.
COMMERCIO.
II traflico interno ed una meschina navigazione di cabotaggio sono il solo ramodi commercio a cui si dedicano generalmente i Sardi, o perche mancanti dello spiritodelle grandi intraprese, o perche paurosi di rischiare le proprie fortune.
11 commercio esterno, che nel lungo tempo in cui l’Isola fu soggetta ai Genovesi ,ai Pisani ed agli Aragonesi, era abbastanzn fiorente, cadde per la piü parte in manodei Genovesi , dopo che si allontanarono da’suoi porti le navi spagnuole, napoktane,inglesi ed altre.
Scemati perö negli Ultimi tempi i diritti che solevano pagare le navi di bandieraestera, levate le barriere doganali fra i Rcgi Stati, rese piü facili le comunicazioni,promosse le corrispondenze postali e commerciali, oggi il commercio comincia adacquislare un sensibile sviluppo, sebbene molto resti a fare per raggiungere la metache puö sperare per 1’ abbondanza de’ suoi prodotti naturali.
Non tenendo conto di parecchi individui appartenenti a diverse provincie dell’I-sola, e la provincia d’ Ozieri che si distinse in poco tempo per 1’ attivitä dimostrata.
Essa, dopo aver versato il suo copioso besliame sui mercati interni, costrelta aprocurarsi uno sfogo all’ estero, tentö nuove risorse nelle piazze vicine della penisolaitaliana, mandando il dippiü delle proprie ricchezze naturali ai porti di Genova , diCivitavecchia, di Livorno ecc.
Se non che, essendo la Sardegna priva di una propria marina, deve attendere chevi approdino i bastimenti esteri per vendere le sue derrate al prezzo del momenlo,in guisa che una parte de’ suoi lucri va ceduta al monopolio.
I generi pertanto che piü comunemeate sogliono esportarsi sono: Vini, aceto,spirito, olio di oliva ed olio di pesce, grano e granaglie, seme di lino, bestiame, pelli,foriwaggio, lardo, pelo di coniglio, selvaggiume, mele, cera gialla, tonno all’olio, ton-nina, alici salate, bottarghe, mosciami, coralli, erba corallina, mignnlte, tessuli di lana,sughero, doghe di rovere, legno segato, lavori da panierajo, sapone, sevo grezze, ca-robbe, aranci, uva passa, carminio, soda, carbonato di soda, galena (minerale), tartratodi potassa ecc.
Da una statistica pubblicata si desume che nel decennio 1827-1857 il movimentocommerciale d’esportazione non superö per annuo ragguaglio lire ital. 7,060,622.
Delle quali,lire3,BBti,B97,cioepiüdella metä, in grani,farine e paste, lire 1,169,282,un sesto circa, in vini ed acquavite, l,02ft,725 lire in carni e formaggi, lire B7B,721,un duodecimo circa, in pelli, le rimanenti, circa un dodicesimo, in bestiame, droghe, le-gno ed altre minuterie.
La importazione annua poi si calcola a lire 8,000,000, di cui la metä in canape,cotone, lana e linerie, quasi un milione in droghe, rnezzo milione in metalli, il ri-manente in seterie, libri, carta ecc.