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PREmiONE
poco riabbassarle scoufitti dai due Consoli Marco Emilio Lepido e Marco PublicioMalleolo.
Gl’isolani insorsero nuovamente nel 251 avanti Cristo. Pomponio Muto, rielettoconsole, condussevi una nuova spedizione., che riusci felicemente, sebbene il consolene ricevesse onta avendo avuto ricorso al barbaro spediente di avventare grossi canimastini contro i fuggitivi per farneli sbranare.
Cosi la piü ostinata e sanguinosa lotta durava fra la popolazione della Sardegna ,nemica ad ogni estrania soggezione, e gli orgogliosi dominatori pronti a vendicare colsangue e colle catene ogni resistenza.
Per molti anni non vi fu consolato almeno che non avesse ad occuparsi della pa-cificazione dell’Isola .
Nel 227 avanti Cristo, Otto anni dopo che la Sardegna era stata dichiarata pro-vincia romana, vi fu mandato Marco Yalerio primo pretore.
Essendo console Terenzio Varrone e Paolo Emilio, gl’Isolani Sardi presero dinuovolearmi: gli animi si erano esaltati dopo i vantaggi di Cartagine nella guerra condot-ta da Annibale , In questa circostanza si ebbe un esempio di virtü ciltadina ne’ prin-cipi Sardi Amsicora e Josto, sacrificatisi per amore di patria.
I Romani inviarono contro ai sollevati Tito Manlio Torquato, che aveali giä vintinella prima ribellione. I Carginesi, condotti da Asdrubale , Annone e Magone, venneroin soccorso ai Sardi.
Presso la dislrutta cittä di CornuSj in riva del fiurae Bosa, si venne a decisivabattaglia. I Romani prevalsero, sebbene la pugna fosse combattuta con valore; Jostoperl nelle prime file: i capitani Cartaginesi furcno prigioni: il misero Amsicora nonvolle sopravvire a cotanta sventura e si uccise.
Dopo tanta vittoria dovettero i Sardi subire la volontä dei Romani; e perö nelcorso di 36 anni, dentro i quali ebbe luogo la pretura di Porzio Catone, di cui ebbetanto a lodarsi la Sardegna, i Romani rimasero tranquilli padroni della Sardegna , cheridussero a fiorente coltura e comodamente praticabile con magnifiche strade per ogniparte del paese.
La temperanza e l'affabilitä di Catone, la sua fermezza e lo studio delle greche let-tere da lui con Ennio coltivate, cangiato aveano l’aspelto dell'Isola , e aveanvi gettatii semi di una civiltä fino allora affatto sconosciuta.
Sventuratamente nel 178 avanti Cristo, i Balari e gl’lliensi, che eransi, come ab-biamo veduto, riparati nelle caverne dei monli, discesi dalle loro balze cominciarono acorrere i possessi rornani attirando dal loro partito molte popolazioni.
II pretore Pinario represse per alcun tempo siffatti moti: ma perdurando essi,venne il Console Tito Sempronio Gracco con forte esercito, e vinse una gran battagliadove rimasero estinti 18 mila Sardi; gli caricö quindi di un doppio tributo, mandandoal Senato un duecento ostaggi.
Nulladimeno altre rivolte si macchinavano: scoperte le mene, fece il console arre-stare tutti gli abili a portar armi, e mandatili a Roma , furono ivi venduti comeschiavi.
La quiete dei sepolcri subentrö allora al fragore delle battaglie: si che a meno diqualche temporanea scaramuccia coi montagnardi, una lunga pace godette l’Isola , ingrazia anche della virtuosa questura di Cajo Gracco, figlio di Sempronio,
A proposito del quäle, si racconta che nel 127 avanti Cristo, trovandosi pretoredell’Isola . L’Aurelio Oreste., che l’anno precedente avea domata una nuova ribellione,si vide quasi necessitato di ordinäre agli abitanti di rivestire le sue milizie.
I Sardi reclamarono al Senato contro l’ingiusiizia non solo del comando, ma di-1 mostrarono l'impossibililä di eseguirlo. Il Senato li assolse: ma poco dopo, essendo