PREFAZIO.NE
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cioe figli, famigli ecc., dormono su stuoje o su pelli villose, disponendosi intorno al fo-colare in modo d'avere i piedi sulla sponda di esso. Ma le figlie e le ancelle si sdra-jano nella propria stanza in simiii giacitoi, adoperando perö coltricine e collri conienzuola e guanciali.
II pane., nei paesi agricoli, si fa colla massima cura: in alcuni luoghi e d’ unabianchezza rarae di forme assai variate. II cosi deLlo pane di sappa si fabbrica special-mente nei paesi meridionali, cd e formato di farina impastata nel vin colto , a guisadi focaccie o cercbi.
Nei paesi moniuosi il pane di frumento si inangia dai soli facoltosi; il volgo edi famigli inangiano sollanto pane d’orzo. E nell’Ogliastra v’hanno paesi dove si adoperaper pane la ghianda del leccio.
Nelle regioni agricole si fa grand’uso di legumi e di paste; nelle regioni pasto-rali invece si mangia molta carne, specialmente caprina e pecorina, dove abbondanocapre e pecore. La maniera piit coiuune di cucinarla e quclla di farla arrostire.
In generalei convili sono frequentissimi: nelle feste religiöse, nella occasioni dinozze, di arrivo, di ospiti ecc. si banchelta: le pietanze ed i vinivi abbondano, nessnnoperö abnsa di questi. Eppnre accade talvolta cbe in questi banchetti pubblici, spe-cialmenle nella ricorrenza di feste, si arnmazzino da 20 a 30 tra buoi e vacclie, conqualdie centinajo di monloni.
Riguardo poi a tali conviti nell’occasione di feslivitä, se queste si celebrano in qual-che cappella di campagna, quelli che s’incaricano del convito vanno alla questua rac-cogliendo quanto e necessurio; e se si celebrano nel paese, i patroni della festa man-dano alle famiglie un brandello di carne, una pngnolla ecc; epperciö taii feste diconsidai sardi feste del brandello (festas do chirriolu).
Divertimenti I diverlimenti piü comuni dei Sardi sono il canto , il ballo, laSorsa dei cavalli e la lotta dei piedi.
Le canzoni che si usano dai coloni delle regioni campestri, sono composte di versibissenari, che fanno strofo a distici o in terzine o in sestine.
Gl’iinprovvisatori sono frequentissimi, specidmeule nelle regioni montane; i versida loro piü usali sono i seltenari, gli ottonari e gli endecasillabi. Essi perö non can-tano senza il concerto di tre voci: basso, soprano e baritono.
Invitali in occasione di qualche allegrezza, sogliono rallegrare con le loro poesie lefestevoli brigate. Nelle festivita campestri poi gl’ improvvisatori vi accorrono da ogniparte come a palestra, facendo a gara di procacciarsi uno piü che l’altro le acclama-zioni delle popolazioni affollate intorno a loro.
La fistula usata dai Sardi k del genere di quelle di cui le favole raceontano chefu Marsia inventore. E questa composta di tre , quatlro, o al piü cinque cannelle divaria grossezza e lunghezza, unite insieme con spago e cera, e con alla cima un ca-lamo piü sottile che serve di bocchino.
Siffatto istrumento ö usato sin dalla piü remota antichitä. Le canne sono aperte perpiü fori ordinarii; il suonatore le imbocca tutte insieme e spira per entro a tutte.
Pochi soltanto usano la lislula detta di Sileno, ovvero zastolo, formato da parecchiecanne sulle aperture delle quali si passano le labbra soffiandovi.
Il ballo maggiormente in uso presso i Sardi ö il cosi detto Ballo tondo. Si eseguisceda persone dei due sessi, che tenendosi per la mano formano un cerchio intorno almusico.
Quantunqueallospettatore sembriquesta unadanza assai facile e semplice, ciö nulla-meno, chi non l’abbia appresa tin dalla etä piü tenera, non la eseguisce con molta fa-cilitä.
Le difGcollä consistono non solo nella maniera di fare il passo, ma anche nell’ef-