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« Finisco con una cosellina, che per no scordarmela la pongo <|uì. Fui» pregato da vu amico molto virtuoso , se li poterlo io in qualche maniera» aggiustare vn Occhiale, che con esso potesse pigliar le distanze per faci-» 1 ilargii la fatiga nel misurare, per pigliar le Piante, che staua facendo: Io» che desiderarlo seruirlo, li feci vn Occhiale di mediocre lunghezza, e nella» Lète oculare applicai in distanza dalla Lente poco meno che il suo fuoco,» due capelli, che formarono vna Croce, e veramente fanno effetto bellissi-» mo , mentre si vedono distintamente , e pare che taglino gl’ oggetti. Per» l’appunto nell’istesso modo, che feci, quando disegnai la mia Luna , che pu-lì blicai del 1G49. per accomodar le sue macchie giustamente ne’suoi luoghi,» vi posi vna cràtieola di minutissimi quadri , nel modo accennato in detta» Luna . Questo mio amico applica il sndelto Occhiale sopra vn’ istromento, e» mouendo l’Occhiale li mostra la Piramide, ò pure li Triangoli proportionali» per saperne la distanza, che si vuole. Quella è stata l’inuentione mia ».
Mi doleva assai che della invenzione d’Eustachio Divini non si trovasse al-tra testimonianza e ne andavo in cerca, nè potendo sperar di più, avevo pre-gato l’inesauribile cortesia di D. Baldassarre Boncompagui, affinchè volesse ot-tenere in prestito per qualche giorno dall’Egregio Prof. Pietro Riccardi , au-tore della preziosa Biblioteca Matematica Italiana ( 4 ), una copia tirila lunadel Divini da esso posseduta. Il Prof’. Riccardi , colla più squisita genti-lezza, mandò subito a Roma la stampa rarissima, che, giuntavi il 24 di Mag-gio 1S83, potè essere fotografata soltanto il 10 di Giugno. La fotografia riuscìbenissimo e trasportala in pietra, o stampata con processo Eliotipico diede di-verse prove che parvero eccellenti. Però la stampa favoritaci dal Prof. Ric-cardi non era in uno stato di perfetta conservazione, e la sua riproduzionefotolitografica ritraeva, necessariamente, i difetti dell’originale. Nondimeno de-liberai subito di valermene per rivendicare al Divini la gloria d’ aver pelprimo pubblicato un Micrometro oculare, e cominciai a raccogliere materialiper compiere in modo equo e sicuro una tale rivendicazione.
Nel frattempo però, lo stesso Don Baldassarre Boncompagni avendomi postosott occhio un passo della Biblioteca Picena, stampata ad Osimo (5), cosi concepito:« Delincò finalmente Eustachio ( Divini) tutto il Disco lunare, ponendovi ai-ri F intorno il pianeta di Giove con i satelliti fino allora scoperti , e quelli» altresì di Saturno e di Venere , secondo le osservazioni ch’egli vi avea fatte» co’suoi telescopj. Quindi dopo averne proccurata una nitida ed esatta in-» cisione in rame, diresse questa sua fatica astronomica con lettera latina ,» impressa a capo dello stesso foglio, a Ferdinando II . Gran Duca di Toscana ,» che riconobbe sempre per suo Mecenate, e protettore i> (il qual passo con-fermava quanto conoscevo gi'a per gli scritti del Divini stesso , del P. Rie-