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i diametri degli altri corpi celesti non erano conosciuti neppure ali’ingrosso.
Era dunque vivo in tutti gli astronomi il desiderio di scoprire un artifiziodie permettesse d’ottenere siffatte misure con un po’ più d’esattezza; e nonlar'a meravigliai, se primo pensiero di Galileo , appena scoperto l’uso astronomicodel Telescopio, fu appunto quello di valersene per misurare i diametri dei pia-neti. Il Cannocchiale Olandese però, tal quale Galileo lo avea riprodotto nel1609 , non poteva prestarsi all’uso dei micrometri oculari, poiché l’imaginedata dall’ohbiettivo non avrebbe potuto sovrapporsi auu micrometro situato da-vanti all’oculare (e servibile solo per un occhio molto miope), se non dando unaimagine dell’oggetto capovolta e sommamente impiccolita, vale a dire luttoall’opposto di quella che desiderava l’astronomo c che gli sarebbe abbiso-gnala per ottenere più esattamente la misura degli astri e dei loro intervalli.
Non polendo quindi introdurre nel suo Cannocchiale un Micrometro fral’oculare e T obbiettivo per misurar le imagini date da quest’ultimo, pensòGalileo di valutare il potere amplificante totale dello stromenlo con quel me-todo ingegnosissimo, che i micrografi chiamarono assai più tardi: Metodo delladoppia visione , e che f Hook usò pel primo a misurare e disegnare gli oggettiveduti col Microscopio . Pose egli perciò (s), accanto l’uno aU’aìlro, contro unastessa parete lontana dal cannocchiale e normale al suo asse, due circoli dicarta, l’uno di piccolo diametro, l’altro di diametro maggiore, e, osservandocon uno degli occhi ii piccolo circolo attraverso al Cannocchiale, andò variando lagrandezza del circolo maggiore veduto coll’altro occhio libero, finche le due ima-gini che gli apparivano sovrapposte sembrassero della stessa grandezza edegualmente nette e distinte. In tal caso il diametro del circolo più grande,diviso per quello del circolo minore, era la misura dell’ingrandimento lineareprocuralo dal Cannocchiale.
Nè contento di questo mirabile trovalo, Galileo ideò ancora un mezzo per stimargli angoli sottesi dagli oggetti celesti, deducendoli dalla grandezza deH’ aperturadell’Obbiettivo veduta attraverso all’oculare. Guardando infatti un po’ da lontanoin un Cannocchiale Olandese , si vede nell’interno del Cannone un cerchietto illumi-nato nel quale è compreso tutto quello spazio di fondo (oggetti terrestri o cele-sti) che si può abbracciare ad un tratto collo stromcnto , non muovendopunto l’occhio davanti all’oculare. Codesto cerchio, che gli Ottici moderni hannodenominato Anello Oculare, è l’imagine dell’apertura libera dell’obbiettivo ve-duta attraverso alla lente concava oculare ; ma siccome, applicando l’occhio a que-sta lente, chi noti è eccessivamente miope non può distinguere nettamente una taleimagine, perchè troppo vicina, cosi nel metodo proposto e adoperato dal Galilei,riesce incerto e sfumato il contorno del campo o circolo misuratore, e le misure chese ne traggono diversificano sensibilmente, secondo la vista dell’osservatore