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Lettera di D. Vincenzo Maria Santoli Arciprete di Rocca S. Felice ad Michele Torcia Archivario di S.M. (D.G.) : sulla pioggia di mele aereo, e di sostanza zuccherina ; caduta nel suolo Anzantino negl' Irpini nella Estate dell'anno 1796 / Vincenzo Maria Santoli
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48via il ſuperfluo. Due rifle ſſioni ſon quel-le, che cosl mi perſuadono; checchè glialtri ne diranno; II modo che tiens' inOriente à fecondare le palme, e P uſodel caprifico tra noi, per fecondar J. fi-chi: Gli Orientali ligano alquanti ramicon fori dell' albore, ehe dicono ma ſchiodi palma, accagio a li rami in fiore dellalbore ſte lo, che dicono femina, ſenza1a quale operazione atte ſtano, che i dat-tali non maturano giammai: dunque unramo ſciſſo dal ſuo tronco, e contsguen-temente morto, pud crederfi in azione apoter fecondate una piama, e maturar-ne i frutti? Con i fichi ſelvaggi ſoſpeũalli rami de' chi gentilli zoperazione enediceſi Capri ſicatio; ſi fecondano queſti,e ſi maturano: econo in tal rinconttodal caprifico ſoſpelo tant iuſetti, li quali5 iatromettono ne' fichi gentili, andandolordi, e carichi del polline ſia diquell' umor farinaceo tolto dal caprifico,e cos! c' inducono la maturità, e fecon-dazione: Ed ecco come in que ſte dueoperazioni ammirabilig, due corpi giãmorti, perche diſtaccati dagli alberi; ilprimo anche da ſe medefimo feconda lapalma, e fa maturate 1 dattali; ed il ſe-

condo per int ermediam perſonam, qualſono