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Sulla distribuzione delle protuberanze intorno al disco solare e sulle macchie ottava comunicazione : [anno XXVI, sessione II del 19 gennaro1873] / del P. Angelo Secchi
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teoria delle nubi di Galileo e di Kirchhoff che voi avete combattuto ? Rispondoche anche questo non sarebbe male affatto, quando si lattasse di riconoscereuna verità. Ma faccio avvertire che io non ho combattuto la teoria delle nubiin un modo assoluto, ma solo in quanto si voleva che esse fossero sospesea grande altezza sopra la fotosfera e clic per una certa combinazione di duestrati delle medesime si potesse spiegare Xombra, e la penombra delle mac-chie. Secondo me questa teorica non ragione della apparente cavita dellamacchia; il che è tanto vero, che negavasi da taluni questo fatto evidenteper sostenere tale ipotesi imperfetta. Questa ipotesi pure non ragionedi altri fatti caratteristici delle macchie come è p. es. la loro forma radiatasulla penombra, ecc. Le quali cose mostrano che la parte oscura è depressa dentrola fotosfera. Ma in altro senso io non ho mai combattuto lipotesi. E se questemasse metalliche vaporose che formano le macchie si vogliono chiamar nubi,non ho nessuna difficolta, purché si ammetta che esse sono nubi assorbenti,sospese e nuotanti come isole galleggianti, ma in parte almeno immerse nelgrande strato che forma la fotosfera. Così restando salva la spiegazione del-lapparenza di cavita delle macchie, io rammetterò.

Anzi dirò che allatto almeno delleruzione queste nubi devono anche es-ser sospese ed alte sopra la fotosfera di non poco ; ma in tal caso è bennoto che allora le macchie stando nel momento della formazione non mostranopenombra regolare, anzi si hanno per lo più macchie senza penombra sim-metrica. Losservazione mostra che la penombra simmetrica comincia quando,dopo cessata leruzione, la massa vaporosa metallica si restringe, si va unendo esi agglomera come piccole goccie dolio minori nuotanti sullacqua formano unagoccia grossa, dopo il qual periodo essa viene poi invasa dalle correnti cir-costanti della fotosfera e infine è disciolta. Mi pare di trovare un appoggioa questa idea nel fatto che quando il sole è in grande agitazione le macchienucleari regolari sono più scarse che non in epoca di grande attività, in que-ste circostanze le masse eruttate avrebbero tempo di unirsi in una sola, comeho veduto spesso molti pori formare una sola macchia. Ma ripeto che ciònon esclude assolutamente leruzione locale, dentro la macchia, e che moltepiccole eruzioni si uniscano in una.

Ma mi si dirà. Se è così dovremmo noi avere una macchia ad ogni eru-zione metallica, ed una eruzione metallica che accompagni ogni macchia. Oraciò non si verifica sempre.

Al che io rispondo, che per le grandi eruzioni persistenti il fatto si veri-fica realmente così spesso, che può assumersi come legge, giacche accade che

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